di Nadeia De Gasperis – Il dolore più lacerante non è abbastanza forte da spostare l’asse terrestre. Il mondo ha continuato a girare come ogni giorno. L’odore di morte non ha sovrastato il profumo della primavera. La vita rimane indifferente e tutta intera oltre la vita che si spezza.
Ricordo che l’11 settembre 2001, stavo studiando e improvvisamente mi sono diretta alla televisione e l’ho accesa, come mai avevo fatto prima nel pomeriggio, mentre studiavo, e mi sono trovata immobile a guardare le immagini delle torri gemelle, reiterata come in un giochino di guerra bloccato sullo stesso passaggio. Qualcuno dall’altra parte dell’oceano, entro i confini del mondo occidentale, si sfregava le mani.
Mi ricordo la notte tra il 5 e il 6 aprile, in macchina a cercare di sintonizzarmi sulla verità della tragedia dell’aquila. Qualcuno dall’altra parte del confine con la comune decenza, qualcuno con la coscienza minuscola, rideva.
Tra un anno, Non mi ricorderò neppure di questo profondo desiderio di colpire forte al muso di questa femmina immonda che bestemmia sulla morte di esseri umani, effettivamente poco simili a essa.
Non mi ricorderò di questa giornata, di domenica di primavera, se non per aver riso, scherzato, passeggiato, amato.
Ci hanno comandato di “amare il prossimo” e “a mare il prossimo”, come sempre, abbiamo frainteso.
Ma non ci ricorderemo cosa stavamo facendo ieri, se non per un elemento della nostra memoria personale.
Tra un anno, quando si celebrerà l’anniversario di una delle più grandi tragedie della storia umana, non cercheremo neppure tra i ricordi mentre qualcuno si scoprirà a soffrire lo stesso dolore.
“Stiamo diventando come degli insetti, simili agli insetti”
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