di Ignazio Mazzoli – Le cronache domenicali di alcuni quotidiani sono tornate al tanto pubblicizzato incontro della componente di Francesco De Angelis con l’ex sindaco di Frosinone Domenico Marzi e, in particolare l’articolo a firma di Corrado Trento, ha dato un quadro della vicenda allontanandola dagli spasmi di tifoseria che nei giorni scorsi ci avevano fatto trascurare e non poco questo episodio che abbiamo liquidato inserendolo nel limbo delle iniziative precongressuali di un PD che altro non sa fare, almeno in questa provincia, anche se nessuno sa quando si svolgerà questo congresso, rinviato proprio quando stava per celebrarsi. (eh si, più che celebrazione non sarebbe stata).
Trento riporta nel suo scritto le valutazioni del dottor Norberto Venturi sull’incontro svolto il 9 aprile nella saletta Gualdini e preceduto e seguito e accompagnato da pareri opposti, frammisti a interrogativi, valutazioni e ipocrisie che danno benvenuto a Marzi mentre gli chiedono che ne farà della sua lista spiegandogli che allora non può entrare eccetera, eccetera, tanto che sarebbe meglio che imparassero l’arte del silenzio.
Grazie al dottor Venturi questo accadimento esce dal novero dei teatrini della politica locale e cerca di collocarsi nell’habitat di cosa dovrebbe essere un partito. Dice il segretario “non faccio l’equilibrista (…) ho un senso diverso del partito (…) proverò ogni cosa per raggiungere il risultato di una unità sostanziale”.
“Ho un senso diverso del partito” è la frase che a parere di chi scrive da un volto diverso a questa iniziativa del 9 aprile. Eh, già! Perché il punto sta proprio qui. “Il partito ha bisogno di persone che lo vivano, che si pongano da un punto di vista interno”. Si, si tratta di una vera e propria strigliata. Però… Non ce ne voglia il dottor Venturi se chiediamo a cosa serve questa strigliata?
Fuori dalle tifoserie mi pare di cogliere, anche in alcune posizioni rese pubbliche prima del 9, valutazioni e critiche originate da punti di vista pur diversi e distanti, che dopo la presa di posizione del segretario del circolo di Frosinone, fanno pensare come anch’essi hanno a cuore “un senso diverso del partito” e non la sola competizione amministrativa di Frosinone. Sono in ballo almeno due diverse visioni del partito che purtroppo non riescono a confrontarsi (o non si vuole che si confrontino?).
Ermisio Mazzocchi chiede l’8 aprile: «Nel PD per cambiare, cosa, chi, quando, dove? forse sono prove generali per cambiare verso a quello che è oggi il PD per condurlo su altre sponde del centrismo politico?»
Questo è sicuramente un punto ineliminabile di discussione. Il PD è di centrosinistra o un secondo partito di centro-centrodestra?
Le giravolte di certi protagonisti della presunta pacificazione di ora e di quelle future auspicate autorizzano a porsi la domanda. Ed è importante dare una risposta. Nel 2013 gran parte del patrimonio elettorale di centrosinistra ingrossò il voto del M5S che divenne il secondo partito della provincia. Fare i conti sul 40,8 % del voto europeo è ridicolo visto che fine ha fatto quel risultato in Emilia Romagna per l’enorme astensione degli elettori di sinistra e centrosinistra delusi. E qui chi dovrebbe fare il miracolo? Non vale la pena porsi la domanda?
In un partito, in cui prima nel 2012-13 dove sono stati annullati numerosi congressi, compreso quello provinciale, per l’uso disinvolto del tesseramento; poi nel 2014 sono stati espressi due candidati alla Provincia con accordi sottobanco e alleanze spregiudicate; in cui gli organismi di partito sono manipolati da uno ristrettissimo numero di persone e per dirla con Alteri, ma non solo con lui, la lista infatti è lunghissima “(…) «Tutto questo ha messo con le spalle al muro la politica, scacciata dal suo stesso luogo, il partito, da comportamenti che non hanno bisogno di avere rilevanza penale per essere stigmatizzati. Tutto questo ha escluso i cittadini più avveduti da ogni possibilità reale di controllo e di partecipazione. È in questo contesto che Marzi decide di iscriversi, per la prima volta, al Pd, sotto l’ala di De Angelis. E per quale ragione? Secondo quanto da lui stesso dichiarato, per “questioni ideologiche”. Ideologiche? Quali? Quelle contenute nel Jobs Act liberticida? Nella cancellazione delle province e del Senato elettivi per trasformarli in luoghi castali? Nella “nuova” legge elettorale che addomestica l’elettorato ed esautora definitivamente il Parlamento? Nella riforma classista della scuola che trasforma i presidi in tirannelli nepotisti? Quali?»
Mi pare che già da questi pochi quesiti si rafforzi la convinzione che dire “separati perdiamo” non basti. Non è il riassemblaggio di questi cocci che fa forte un partito e tanto meno questo PD. Profonda è la crisi che lo trascina e di certo non per colpa di Venturi. Forse qualche “straordinaria risorsa” dovrebbe per lo meno farsi un esame di coscienza insieme al convincimento ad arretrare di un passo, ma anche di due.
Inoltre nell’espressione “divisi si perde” che cosa si deve leggere? Un si al rientro di Marzi anche senza risolvere il problema rappresentato dalla sua lista e dalla sua collocazione in consiglio comunale? Dice Gatto Pettinato su Facebook «Resta di base un concetto che rimane indiscutibile che Marzi non si è tesserato (…) Quindi … non è rappresentabile come un esponente del PD…..resta che Marzi non entrerà nel gruppo PD in consiliatura….. credo sia il caso di ascoltare la base e gli iscritti in merito e portare la questione nelle competenze dirigenziali….».
Ce n’è abbastanza per evitare una unità semplicemente inutile se non addirittura dannosa. Sempre se non si considera l’imperdonabile affronto quotidiano che fanno alla sinistra degli ormai manifesti millantatori che si dichiarano eredi del Pci e della sinistra italiana. PD che sei?: Grand Hotel, gente va… gente che viene… il perchè nessun lo sa (film ambientato a Berlino, durante gli ultimi anni della Repubblica di Weimar con una splendida Greta Grabo)
Credo che dica bene Roberto Giannetti ancora su FB «Per ricostruire il partito non si può partire dai soliti caminetti adatti agli opportuni (-stici ndr) appuntamenti di facciata. Occorre ripartire dai circoli della provincia, ora abbandonati a faide e baruffe inopportune.»
E, a lume di naso, non si può essere inclusivi ad ogni costo. Invece è doveroso cercare e chiamare a sè chi soffre e i più deboli di questa stagione genitrice di assurde ineguaglianze e ingiustizie.
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