tsipras e renzi a roma 350 260di Ivano Alteri – Uno dei comportamenti più stucchevoli registrati negli ultimi giorni, tra i commentatori politici ai vari livelli, è quello di chi ha tentato e tenta di far apparire Renzi come un emulo italico di Tsipras. Abbiamo letto tali contorsioni logiche che ci sembrava di sentire nelle nostre stesse carni le atroci doglie patite da quei partorienti eterologhi. Sommessamente, vorremmo allora elencare solo alcune abissali e incolmabili differenze tra la politica di Renzi e quella di Tsipras.

Renzi. Ha “conteso” il Pd alle primarie, conquistandone la segreteria grazie ai voti dei “non iscritti” al Pd (come recentemente accaduto anche il Liguria per la scelta del candidato alla presidenza della Regione, con la partecipazione attiva alle primarie delle truppe cammellate della destra). Con un’operazione, quindi, di bassa fucina politica.

Tsipras. Ha creato egli stesso, nel lontano 2001, quel “luogo” di aggregazione della sinistra sfociato poi nella nascita di Syriza, che oggi legittimamente guida. Con un’operazione, perciò, di alta qualità politica.

Renzi. È assurto alla Presidenza del Consiglio con un colpo di palazzo (“Enrico, stai sereno!”) sostenuto dai ringhiosi sacerdoti della teologia neoliberista, senza alcun consenso popolare e senza essersi mai candidato ad alcuna elezione politica. Quindi, voluto dai poteri forti, contro il popolo.

Tsipras. Ha conquistato la sua carica di capo del governo attraverso elezioni democratiche, ottenendo la maggioranza relativa dei voti e la quasi maggioranza assoluta dei seggi, nonostante le minacce para mafiose dei sacerdoti suddetti. Quindi, voluto dal popolo, contro i poteri forti.

Renzi. Ha continuato con piglio sulla strada delle cosiddette riforme, trasformando il Senato in una casta di nominati, così come le province, con grave restrizione della democrazia e con risparmi assai dubbi, mentre va in vacanza con un volo di stato.

Tsipras. Ha condotto la campagna elettorale in nome del ritorno alla democrazia e alla partecipazione politica dei cittadini, e in due giorni (non cento, mille…) ha ridotto i ministri da 19 a 11, e tagliato auto blu, segreterie, telefonini, agenti di scorta, aerei di Stato, pranzi e cene, mentre spegne perfino le lampadine dimenticate accese.

Renzi. Ha continuato nella demolizione del diritto del lavoro attaccando di nuovo l’art. 18, col sostegno della destra e condividendo con essa il desiderio di sottomettere i lavoratori (anche quelli dipendenti di suo padre).

Tsipras. Ha ri-assunto 3.500 dipendenti pubblici, licenziati dal governo greco delle “larghe intese” con un provvedimento “punitivo”, e ha aumentato il salario minimo di centinaia di euro.

Renzi. Finge di predicare contro l’Europa affamapopoli, ma quando si tratta di sostenere il popolo greco e quelli del sud Europa, “scarica Tsipras” e si schiera ossequiosamente con la cupola, sbattendo i tacchi.

Tsipras. Disconosce immediatamente la Troika quale interlocutore della Grecia e nomina al Ministero del Tesoro greco un marxista dichiarato, che conosce, insegna e combatte i teoremi banditeschi del capitale internazionale…

Insomma: l’unica cosa che Renzi e Tsipras sembrano avere in comune, è quella di essere entrambi terrestri. Ma allora, ci chiediamo noi, quei commentatori perché si sperticano così tanto nel tentativo di farli apparire la stessa cosa? Perché lo fanno? Non si accorgono che ne va della loro rispettabilità intellettuale? Del loro onore? Non sentono di mortificare la propria intelligenza, prima ancora che la nostra?

Frosinone 7 febbraio 2015

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Di Ivano Alteri

Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

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