Manidilavoratore RitaTurrizianiColonna Scultura in monocottura a 980 di argilla refrattaria ingobbi e cristallina 350 260di Fausta L’Insognata Dumano – Due, tre cose sulla straordinaria giornata organizzata coraggiosamente, in contemporanea con Mantova con Stefano Gavioli……Tu ci credevi alla generosità degli artisti? ….. Io si, perché da tempo mi circondo di artisti, linfa vitale.

Gli artisti sono quelli che da sempre pagano la crisi, non si investe sull’arte, ci sono sempre politiche economiche che non incentivano l’arte, nello stesso tempo con la crisi ci sono i bisogni primari e comprare arte diventa optional……eppure gli artisti ancora una volta con espressioni diverse hanno dato il loro contributo. Ognuno di loro meriterebbe un post speciale, ognuno di loro merita un racconto, quindi questa è solo una prima riflessione scritta ”a caldo”
Molti artisti intervenuti ieri sono noti ai lettori di unoetre,in quanto questo giornale dedica agli artisti continua attenzione. Le voci di chi vive la crisi, gli impegni, le proposte emerse saranno narrate dal direttore, dagli altri redattori, la mia è una finestra sull’arte. che è stata la cornice ”generosa”.

Immagini fotografiche di Angelo Palmesi raccontano una fabbrica chiusa la Solac, Alberto Spaziani ha da sempre posto attenzione al mondo del lavoro, lo sciopero alla rovescia, il pensionato dove andrà? Elena Sevi con la sua corazza, come difendersi? Livio Antonucci, Paolo D’Amata con i loro linguaggi hanno narrato aspetti di questa voglia di lavorare.

Gli artisti però sono anche voci che testimoniano come l’arte abbia un potere salvifico, terapeutico, la scultrice Rita Turrizziani Colonna, grazie all’ arte ha superato il peso di sentirsi in cassa integrazione un oggetto inservibile, un vuoto a perdere. I colori di Mariangela Calabrese: la speranza, la voglia di futuro. Il cantautore Lucio Vicalvi, ex operaio di una fabbrica chiusa, l’Alcatel; l’esplosione dei Dissonanti, che hanno coinvolto i presenti a ballare. Un giovane pianista Giorgio Vona e una giovane flautista Stefania Corvo. E poi lui, Rocco Lancia con le installazioni artistiche di denuncia e nello stesso tempo di speranza, il suo totem di gomme, un omaggio a Basquiat, mentre scorre il dramma degli operai delle fabbriche chiuse, ma con i colori della speranza.

Emozionante la partecipazione degli studenti, le stiliste di moda con la loro prof Ezia, il loro manichino sbrandellato dalle incertezze che sono l’unica certezza del futuro, la precarietà del vestito, ma un tocco di speranza color verde. E poi loro ,gli studenti del liceo artistico con il loro spettacolo, i loro monologhi sul ”FUTURO”, un impegno assolto nelle vacanze natalizie e un grazie speciale a Francesca Cinti, rappresentante di istituto, presentatrice instancabile nella non stop.

Alcune opere degli artisti presenti e citati in questa pagina (cliccare sulle foto per ingrandirle)

Scioperi a rovescio di Alberto Spaziani Le foto di Angelo PalmesiLivio Antonucci mentre dipinge il suo quadro

 

 

 

Dipinto di Mariangela CalabresePaolo D'Amata con il quadro da lui realizzatoRocca Lancia mentre dipinge

 

 

 

Manichino sbrindellato delle Stiliste di modaAmazzone di Elena Sevi

 

 

 

 

 

 

Le mani dell’operaio

Dice il Signore a chi batte/alle porte del suo Regno:/Fammi vedere le mani;/saprò io se ne sei degno./L’operaio fa vedere/le sue mani dure di calli:/han toccato tutta la vita/terra, fuochi, metalli./Sono vuote d’ogni ricchezza,/nere, stanche, pesanti./Dice il Signore: Che bellezza!/Così son le mani dei Santi! poesia di Renzo Pezzani

Una poesia che Giuliano Sera aveva preparato per domenica 11 gennaio:
La voce degli ultimi
C’è un popolo senza voce,/che la storia si è impegnata a rendere trasparente,/etereo e senza passato essendo privo di presente ma soprattutto di futuro. C’è un popolo senza voce che da secoli varca monti e mari in cerca di se stesso./Contro tutto e tutti./C’è un popolo senza voce che parla con gesti, che rifiutiamo di comprendere./C’è un popolo senza voce che vorrei essere capace di ascoltare e che mi rende triste e avvilito non riuscire a capire./C’è un popolo senza voce che con forza insperata porta con dignità la Croce,/ed io in ginocchio chiedo perdono.

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Di Fausta L'Insognata Dumano

Fausta Dumano divenuta Fausta L'Insognata Dumano è laureata in lettere con tanti sogni nel cassetto. Giornalista, scrittrice, critica d'arte si è inciampata nella prima supplenza con il favoloso mondo degli studenti ed è rimasta intrappolata nel discount istruzione. Frequenta corsi di scrittura creativa, ha pubblicato alcuni libri di narrativa. Da sempre è impegnata nell'arcipelago della sinistra.Ambientalista nel dna, la mamma le parlava di difesa del verde, quando non era nell' agenda della politica tanto da creare la prima festa dell'albero ad Arpino negli anni 60. Impegnata nell'arte pubblica relazionale con artqube e 03100 (zerotremilacento) vive a Frosinone, per metà ciociara e per metà siciliana, cresciuta con due culture e stili di vita differenti... è fortemente convinta che la diversità sia un valore importante, per questo si impegna nelle associazioni che favoriscono l'integrazione. Ha insegnato nelle scuole operaie ai migranti, ai figli di un dio minore e in carcere. Perennemente innamorata dell'idea dell'amore, i capolavori indiscussi della sua creatività sono i suoi figli Venera e Matteo, che riescono sempre a strapparle un sorriso, anche quando tutti i pianeti si allineano contro.

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