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sinistra 350 260di Ivano Alteri – Nell’Europa super blindata del capitale finanziario, stiamo assistendo ad un certo fenomeno di risveglio, ai primi segni di una nuova primavera della sinistra, dopo il gelo degli ultimi trenta-quarant’anni. Qui, nella selva di manganelli agitati contro i cittadini inermi, lungo le strade che la Troika e la destra hanno lastricato di poveri, possiamo scorgere, ad esempio, quella specie di miracolo politico che è Podemos, un partito politico dichiaratamente di sinistra che, nato soltanto il 16 gennaio 2014, ha ottenuto l’8% dei voti alle scorse elezioni europee, conquistando 5 seggi in parlamento. Forse a riprova di nuove e solide personalità che avanzano, a fronte di questo risultato straordinario il suo leader ha dichiarato: “Abbiamo perso queste elezioni. Sono state vinte dal Partito Popolare. Non possiamo essere felici per questo risultato”; aggiungendo, però, che Podemos “non avrà raggiunto il suo obiettivo” fino a quando non avrà mandato a casa la vecchia classe politica, asservita e corrotta dal potere economico.
Qualcuno ha paragonato questo partito a quello di Grillo, essendo anch’esso sorto dalle rivendicazioni di un movimento di cittadini, gli Indignados, contro una classe politica additata come “casta” di privilegiati, da abbattere; ma con Grillo ha effettivamente poco a che fare. Infatti, il suo ideologo e leader indiscusso è Pablo Manuel Iglesias Turrión, un giovane professore di trentasei anni, docente di Scienze politiche all’Università di Madrid, studioso di Gramsci, che è assurto alla politica tra le fila della Juventud Comunista (UJCE), l’organizzazione giovanile del Partito Comunista Spagnolo.
L’impianto ideologico di Podemos si sostanzia in un programma per la riconversione ecologica dell’economia, la nazionalizzazione dei servizi pubblici essenziali, la riduzione dell’età pensionabile e dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali, il sostegno alle produzioni locali di cibo, la ristrutturazione del debito, la lotta alle multinazionali, allo strapotere della finanza e delle banche, il reddito minimo di cittadinanza. Un programma da realizzare nell’immediato, iniziando a “togliere il potere ai popolari e ai socialisti. Per avere un governo rispettabile dove nessun potere finanziario venga prima dei diritti della gente”, come ha dichiarato lo stesso Iglesias.
Secondo un sondaggio realizzato nei giorni scorsi dall’istituto Metroscopia per conto del giornale El Paìs, oggi Podemos sarebbe il primo partito spagnolo, con il 27,7% dei voti, seguito dai socialisti del Psoe, con il 26,2%, e, a lunga distanza, dai popolari del PP, col 20,7%.

Dall’altra parte del Mediterraneo, in Grecia, troviamo un fenomeno simile con Syriza, un partito della sinistra radicale che ha svolto il suo primo congresso fondativo nel luglio del 2013. Esso deriva da una lunga esperienza di coalizione tra varie forze della sinistra greca, iniziata nel 2001 con la creazione dello “Spazio per il dialogo, per l’unità e l’azione comune della sinistra”. Lo “Spazio” ha progressivamente fornito un terreno comune di discussione all’insieme di quelle forze, per la difesa dei diritti sociali e civili dei cittadini, fino a fonderle in un unico partito. Contrariamente a quanto continuano ad affermare i suoi avversari, Syriza è un partito europeista, ma contrario alle politiche della destra europea, imposte dalla Troika e causa di povertà per decine di milioni di persone in tutta Europa. Il suo leader è Alexis Tsipras; abbiamo avuto modo di conoscerlo meglio alle scorse elezioni europee, quando anche qui in Italia fu presentata una lista che portava il suo nome. In quell’occasione, Syriza divenne il primo partito della Grecia. Gli attuali sondaggi lo indicano in questa posizione anche in vista delle prossime elezioni parlamentari, inevitabili se il parlamento non riuscirà ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica ellenica.

E qui da noi, al centro del Mediterraneo, la sinistra dove va? Quella del Pd è in fibrillazione continua, nonostante le ripetute dichiarazioni di appartenenza da parte degli ex comunisti. Le politiche destrorse di Renzi stanno mettendo in chiaro le intenzioni di quel partito, fino a rendere sempre più difficile definirlo un partito di sinistra. La sua base, che è rimasta di sinistra nonostante l’asservimento ideologico alle politiche neo liberiste e la pessima guida della sua classe dirigente, sta perdendo la sua proverbiale pazienza, e in una regione come l’Emilia-Romagna fa registrare il 62% di astensionismo alle urne, mentre il partito cambia progressivamente base elettorale, assorbendo i voti (e gli interessi!) provenienti dalla destra berlusconiana. Questo dovrebbe dire qualcosa alle persone di sinistra che vi militano; se non altro, che il Pd, da potenziale risorsa per un’evoluzione della sinistra italiana, si sta trasformando in un grosso ostacolo, quando non in uno strumento reazionario. Va bene così?

Sarà per questo che alla sua sinistra inizia a percepirsi qualche segno di vita, per quanto ancora piuttosto anamorfica. Condividiamo lo spaesamento della nostra carissima Insognata, espresso su queste stesse pagine, riguardo le iniziative in corso, in Italia e in Ciociaria, per rifondare nientemeno che il Pci. Ella, come ci ricorda, non è stata attivista di quel partito, ma noi sì; e il nostro spaesamento, quindi, si moltiplica esponenzialmente. Uno dei meriti del Pci, dal nostro punto di vista, era quello di cercare di tenere al suo interno comportamenti coerenti con quel che predicava all’esterno. Se fuori predicava moralità, dentro cercava di perseguirla; se fuori predicava solidarietà, cercava di praticarla anche dentro. Purtroppo, nei rimasugli della sinistra seguiti alla sua scomparsa, quella coerenza non l’abbiamo mai vista, e neanche quei tentativi di coerenza. I personalismi, le personalizzazioni, le strumentalizzazioni politiche, le faziosità, il correntismo, la malafede, i tradimenti, il carrierismo, la cortigianeria vi hanno sempre trovato ampio spazio; senza che un minimo di riflessione teorica e politica vi trovasse invece almeno tolleranza. E, soprattutto, senza che questo suscitasse il minimo scandalo; come invece accadeva nel Pci, per le incoerenze del Pci. Forse sarebbe stato opportuno riflettere su questo, prima di evocarne il nome e auspicarne la rinascita. Ma ciò non è stato: come si può, quindi, non essere spaesati?

Lo spaesamento, a noi pare ormai più che evidente, ha una precisa origine: anziché gingillarsi coi nomi e con l’inseguimento strumentale di questo o quel movimento purchessia, sarebbe opportuno rimettere all’opera i ferri del mestiere, tornare a leggere con serietà e coerenza la realtà che ci circonda, e prendere finalmente atto che il limite di ogni politica della sinistra contemporanea consiste nell’abbandono della rappresentanza politica del Lavoro (quello con la elle maiuscola). Anzi, per evitare che si continui a giocare sugli equivoci, è forse opportuno chiarire ulteriormente: ciò che occorre è una rappresentanza partitica del Lavoro, senza la quale ogni politica della sinistra non potrà che risultare del tutto velleitaria. La rinvigorita attività sindacale di questi mesi potrebbe fornire un buon punto di partenza. In Europa lo si sta facendo. Quando, in Italia?

Frosinone 17 dicembre 2014

Fonti: Il Post, Linkiesta, Wikipedia, Il Fatto Quotidiano, TermometroPolitico, Out-Frosinone, Unoetre.it.

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Di Ivano Alteri

Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

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