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frosinonedematthaeisaerea 350 260di Ignazio Mazzoli – Nella mattinata del 22 dicembre due conoscenti resi più vicini dall’appartenenza allo stesso partito, il PD, si scambiano gli auguri di buone feste mente lei è in partenza per la montagna e si salutano con l’impegno di risentirsi nei prossimi giorni. Il giorno dopo il lui di questo scambio di saluti è raggiunto da una telefonata di un altro dem che gli chiede come mai Rosella Testa (la lei dei saluti) abbia accettato di entrare nella giunta di centrodestra del sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani. Il nostro lui cade dalle nuvole e s’indigna con l’interrogante dicendo “ma che storie sono queste ho parlato solo ieri con la Testa e dobbiamo risentirtici nei prossimi giorni”. Il tarlo però si è ormai infilato nella sua testa e chiama me dicendomi: “ma senti un po’ che storie vanno in giro!” Ma tu dove sei? Gli chiedo – qui tutti i giornali riportano questa notizia. Io ora sono a Roma, risponde, non ho avuto modo di leggere la stampa frusinate. Gli dico: “Fai i tuoi accertamenti prima di reagire affrettatamente”. Passano pochi minuti e vengo richiamato con la conferma che è realmente accaduto quanto già appreso. Rossella Testa sarà assessora nella Giunta Ottaviani. Intorno alla mezzanotte fra il 22 e il 23 dicembre la Testa, eletta nel Direttivo del Circolo di Frosinone pochi giorni addietro, inviava per iscritto la richiesta di essere cancellata dall’anagrafe degli iscritti al PD.
I giorni di Natale hanno messo la sordina a questo fatto ma già sono pronti comunicati, dichiarazioni e condanne.
Li leggeremo attentamente. Ma, questa vicenda non si può liquidare con l’audace affermazione che chi ha proposto questo ingresso in giunta lo ha fatto “andando fuori da schemi che per altri sono impossibili da superare, perché sono la persona giusta” (L’Inchiesta del 24 dic 14 a pag 13).
Diciamo subito che la ricerca e la conquista di appartenenti ad altri schieramenti non sono nuove, né solo recenti; i passaggi da un partito a un altro pure. Mario Melloni detto Fortebraccio passò dalla Dc al Pci e scrisse corsivi sul quotidiano l’Unità fino alla sua morte, si può dire. Interi pezzi di partiti confluirono in altri come fecero dirigenti e militanti dello Psiup e del Msa entrando nel Pci RossellaTesta 350vertLa neo assessora RossellaTestadurante gli anni ’70 ma questi passaggi avvennero nel fuoco di scontri ideali di grande livello e d’immenso interesse sociale per larghissime fette di cittadini e di popolo. Tanto per citare: Melloni lasciò la Dc durante la lotta per la pace e contro la bomba atomica. I passaggi dal Psi al Pci avvennero per la perdurante constatazione che le politiche del centrosinistra imperniato sul quadripartito Dc, Psi, Psdi, Pri non producevano risultati adeguati alle esigenze del momento e le proposte del Pci, pubbliche e notissime, nonché il suo modo di essere partito risultavano più rispondenti agli interessi popolari e dell’intero Paese. I passaggi avvenivano anche in altre direzioni ma cosa più importante, tutto avveniva alla luce del sole, con i necessari tempi di maturazione e con un impegno pubblico trasparente e coraggioso dei protagonisti di quelle scelte.
Nulla di tutto ciò oggi. Non il coraggio di annunciare le proprie scelte e prima ancora non il coraggio di battersi dentro il proprio partito per affermare i valori di cui si vorrebbe essere portatori. Qualche riga di comunicato o di dichiarazione a cose fatte senza perché e ragioni verificabili e concrete. La neo-assessora non è sola in questo. Basta veder come sta avvenendo il passaggio degli ex Sel, poi LeD nel PD, alla spicciolata come le ombre dantesche degli ignavi condannate a vagare sotto una pioggia incessante (la pioggia della non credibilità) per l’eternità.
Chi scrive ha conoscenza della protagonista di questa “libera” scelta, cui ognuno ha diritto, solo perché una volta gli fu presentata in un bar. Per il resto è una sconosciuta soprattutto sotto il profilo del suo pensiero politico. Come riportano i giornali ha acquisito notorietà per essere stata una mosca cocchiera nel partecipare alla lista Marzi che nel 2012 fece perdere il centrosinistra e garantì il successo di Nicola Ottaviani. (è bene ricordare che molti aiuti arrivarono a Ottaviani anche da sedicenti rivoluzionari duri e puri. Valli a capire! ndr) Sono forse qui il merito acquisito e la ragione della proposta che oggi la porta in giunta? C’è qualcuno che conosce le sue specifiche competenze e le sue originali indicazioni che fanno di lei “la persona giusta” per occuparsi del centro storico?
Di là da scelte immotivate e poco dignitose per chi le propone e per chi le accetta c’è un problema che va affrontato. Perché accadono questi episodi? Infatti nessuno dovrebbe liquidare il “caso Testa” come una vicenda individuale, siamo di fronte ad un grave sintomo di crisi della coesione interna del PD nelle sue strutture periferiche e non è la prima. Si preoccupino coloro che hanno a cuore questo partito dei tanti segnali di smottamento della sua presenza sul territorio e del pericolo di forte astenzionismo elettorale come l’Emilia e Romagna dimostra. Se succede lì figuriamo qui.
«Occorre anche interrogarsi sulle determinanti di fondo che hanno favorito l’azione disgregatrice e corruttrice (…)» – dice il giurista Fabio Marcelli – «In primo luogo, la cosiddetta “fine delle ideologie” che ha significato in realtà l’abbandono di sacrosanti principi cui si ispiravano quantomeno taluni partiti, consentendo il proliferare di una nuova ideologia bipartisan basata sul potere del denaro e delle affiliazioni personali a gruppi di potere certamente “non ideologici” in senso classico. Basti pensare all’abisso che divide il Pci di Berlinguer, Argan e Petroselli dall’attuale Partito Democratico.»
Condividiamo e c’è un altro aspetto che pesa molto. Il carattere dei partiti oggi. Essere personali, leggeri, non organizzati, senza un progetto di società, in cui chi assume decisioni non deve rendere conto a chi in quel partito vorrebbe credere e in esso vorrebbe militare e non gli è consento perché quel simbolo e quel consenso appartengono ad un uomo solo, è un danno grave alla società ed alla credibilità dei partiti stessi che di quella dovrebbero rappresentare gli interessi e le aspirazioni. Il Pd in questo è un campione d’irriformabilità ed è condannato a essere il portatore del volere dei poteri economici e finanaziari interni e internazionali. Senza partiti veri non c’è democrazia soltanto, ma manca in molti (Testa docet), anche ogni pur minimo senso di appartenenza e di finalità. Contano solo gli individui e il loro personale egoismo. Il PD frusinate, nell’ennesimo inutile congresso straordinario perché già definito a tavolino, avrà il coraggio di guardarsi dentro e saprà rintracciare le sue responsabilità di fronte a questi fenomeni recidivanti? E, soprattutto non dimentichi di essere periferia di Roma.

26 dicembre 2014

Dice Fabrizio Barca: “Dopo Mafia Capitale basta al partito feudale. Partiamo a gennaio con un’inchiesta sui circoli Pd”. Ci vorrebbe. Chissà?

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