
di Alessandro Pompili* – Qualcuno si è mai chiesto se il volto di Dante che da generazioni ci spalmano sui libri di letteratura sia quello reale? Qualcuno l’ha fatto più precisamente Maria Monica Donato (deceduta a causa di una stroncante malattia il 14 settembre di quest’anno, proprio lo sstesso giorno in cui Dante è deceduto) nel lontano 1984 mentre lavorava alla sua tesi di laurea sui volti famosi del tre/quattrocento. Durante una ricerca la professoressa ha trovato dei documenti che accertano la presenza di un affresco rappresentante il volto di Dante nell’antica sede dell’arte dei giudici e notai a Firenze, in via Proconsole. In un intervista Maria Monica Donato afferma che già a prima vista del ritratto non ristrutturato, il volto di Dante le sembrò diverso dal solito volto noto a tutti, infatti il volto ritratto nel palazzo presenta sì le caratteristiche descritte da Boccaccio, ma in modo più realistico e più vicino al tipico volto fiorentino di quell’epoca.
Che sia il volto di Dante non ci sono dubbi, data la presenza di documenti che lo certificano, bisogna vedere su quale fonte si sia basato l’anonimo artista. Un altro elemento che ci porta sempre più ad affermare la veridicità del ritratto presente nel palazzo della sede dell’arte dei giudici e notai a Firenze sia il vero volto di Dante è il ritratto dipinto da Giotto nella cappella della Maddalena del Bargello fatto solo sedici anni dopo la morte di Dante ma molto simile a quello nel palazzo realizzato a distanza di ottant’anni dalla morte di Dante.
Maria Monica Donato dopo la sua scoperta scrisse qualche saggio, ma venne pubblicato solo su riviste specializzate che non hanno mai interessato un vasto pubblico, ora dopo la ristrutturazione voluta da un privato, la somiglianza all’affresco di Giotto è più evidente e sempre più persone e turisti si stanno interessando alla vicenda.
Sono sempre più convinto che sia quello il vero volto di Dante, l’unico dubbio che mi rimane è…se è vero che subito dopo la morte di Dante gli fu fatta una maschera che ritraeva il suo volto proprio sul corpo defunto e quest’ultima lo ritrae con il naso aquilino come mai rispettivamente sedici e ottant’anni dopo Giotto e l’artista anonimo lo ritrassero con il naso “normale”? su quale fonte si sono basati questi artisti?
Un ultima cosa che mi spinge a credere nel Dante con il naso dritto è la presenza nell’affresco di petrarca e Boccaccio altri due importantissimi autori medioevali. C’è chi dice che Dante aveva una vita extraconiugale molto attiva e che addirittura la sera si ritirava nelle osterie e stilava una lista delle donne fiorentine più belle di quell’epoca, il volto con il naso dritto, spiegerebbe tutto, d’altronde chi si sarebbe preso un uomo con il naso grosso e adunco e con il mento talmente pronunciato da fargli sporgere il labbro inferiore?
Ora sta a voi se credere nel “Dante con il naso aquilino” o nel “Dante con il naso dritto” in entrambi i casi le sue opere letterarie rimangono indiscutibilmente meravigliose.
*3°B Liceo Artistico Anton Giulio Bragaglia – Frosinone
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