charles bukowski 350 250di Francesca Tagliaboschi* – Henry Charles Bukowski è un poeta, uno scrittore statunitense di origine tedesca, ha scritto sei romanzi, centinaia di racconti e migliaia di poesie, per un totale di oltre sessanta libri. Ogni suo libro parla della sua vita, caratterizzata da un rapporto morboso con l’alcol.
La corrente letteraria a cui spesso viene associato è quella del realismo sporco.
Charles Bukowski per me è un genio, anche se molti lo definirebbero solo un lussurioso, donnaiolo, giocatore di cavalli emarginato, ex impiegato statale. Ho sempre immaginato come sarebbe stato intervistarlo, e ora che mi avvicino alla sua piccola casa, in una zona di Hollywood dove ci sono solo cinema porno, droga, negozi che vendono alcol aperti tutta la notte e il giorno. Busso alla porta. Mi viene ad aprire proprio lui, neanche mi ha degnato di uno sguardo, sta bevendo una lattina di birra da mezzo litro. È scalzo in jeans e camicia a maniche corte con pochi bottoni, completamente ubriaco.
Conoscendo il tipo, mi ero prevenuta, portando due confezioni da sei lattine (che ho acquistato strada facendo ).
A quel punto entro, gli do la birra, finalmente mi guarda in faccia e tutto soddisfatto si va a sedere su una poltrona, al centro della stanza, con le lattine poggiate sulle gambe, ne stappa una, da una bella sorsata e mi dice di accomodarmi.
Mi siedo e come prima cosa gli chiedo: come ti presenteresti a qualcuno che non ti conosce ?

«Come un vecchio alcolista che non sputa mai il rospo»

Non come “uno scrittore”?

«Scrivere per me è come lavarmi,bere,mangiare,nella maggior parte dei casi gli scrittori non sono brave persone. Gli scrittori sono una brutta razza: o diventano politici o si convincono che devono diventare dei profeti e di solito sono profeti del cazzo. Piuttosto portatemi un bambino di 3 anni e allora potrò avere una conversazione interessante, ma non più grande perché poi li mandi a scuola e diventano tutti uguali»

Per molti scrittori i propri libri sino come dei figli,per te?

«Scrivere per me non è mai stato duro, e se lo fosse sicuramente proverei a fare qualcos’altro,no per me non sono dei figli sono solo i miei pensieri annebbiati dall’alcol trascritti su carta»

Cosa leggi?

«Per me leggere è diventato molto duro e noioso. Leggo il primo paragrafo e poi,non posso più.»

Perché vai all’ippodromo a scommettere tutti soldi che non hai, se sai che non vincerai…?

«Ci sono un sacco di cose all’ippodromo. Osservo le facce della gente e provo una sensazione orribile, poi mi guardo allo specchio e anche io ho la stessa faccia.»

Allora perché scrivi se non ti piace neanche ?

«A cosa serve l arte se non ad aiutare gli uomini a vivere? A me ha aiutato continuare a scrivere.»

Vorrei farti altre mille domande ma non è semplice decidere,con cosa concluderesti?

«Vorrei concludere con un aneddoto che non tutti sanno su di me… dove è iniziato il mio amore con l’alcol. Avevo 14 anni, bevvi per la prima volta il vino, grazie ad un mio amico William, il figlio di un noto chirurgo alcolizzato… appena lo mandai giù dissi solo una cosa, “Questo mi aiuterà per tanto tempo “. Ancora mi aiuta soprattutto ora che sono un vecchio pazzo alcolista.»

Uscii da li, camminai lungo questo enorme viale hollywoodiano, camminai senza meta, pensando di aver incontrato finalmente un “mito”. Nella mia adolescenza i suoi libri mi hanno aiutato a crescere e a vedere non solo il bene, a aprire gli occhi.

Henry Charles Bukowski, è un genio. Il primo libro che lessi, era un suo romanzo “autobiografico “, Post Office.
Mi ricordo che mentre lo leggevo, sorridevo e pensavo wow, mi brillavano gli occhi era molto raro che uno scrittore potesse “prendermi ” così. Ancora oggi, ogni volta che leggo una sua poesia, mi brillano gli occhi e mi “batte il cuore” nessun altro scrittore mi provoca queste emozioni.
Era uno scrittore semplice, scriveva ciò che pensava, senza farsi problemi, senza filtri. Se fosse un vero articolo, e davvero avessi avuto la possibilità di incontrarlo, concluderei con una sua citazione. «Genio è chi è capace di dire cose profonde in modo semplice.»

E soprattutto..
«La verità profonda per fare qualunque cosa, per scrivere, per dipingere, sta nella semplicità. La vita è profonda nella sua semplicità.» C.Bukowski

*Francesca Tagliaboschi è studentessa del Liceo Artistico Anton Giulio Bracaglia di Frosinone

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