di Fausta L’Insognata Dumano – Il viaggio nel 77……Vivevo ad Arpino ,dove la vita si svolgeva all’interno del paese, il liceo era collocato nella piazza Municipio, le camminate erano dalla piazza fino al belvedere, ma noi gli impegnati non potevamo essere rinchiusi nel recinto, dovevamo distinguerci, il nostro orizzonte era più vasto, Civitavecchia, motorini e le seicento dei più grandi erano i trasporti. L’unica sede di partito era quella del Pci, dove qualche compagno tentava il dialogo ,ma si frantumava sulla scia di quello che accadeva a Roma,, la politica nazionale.
Delle frequentazioni nella sede del Pci conservo l’aspetto culturale, lunghe chiacchierate con Evaldo Gabriele, segretario e consigliere comunale. A lui debbo la lettura e la scoperta di tanti scrittori, che non sbarcavano nelle aule scolastiche. Nelle scuole erano arrivati i decreti delegati, i rappresentanti degli studenti, le assemblee, fino all’incontro con Totonno, Antonio Capaldi. Ero una studentessa molto anonima, timida e anche taciturna,
Avevo respirato l’aria calda del 68, di racconti di un mio cugino, e da alcuni protagonisti, ma era un vento lontano da me.. Il mio biglietto da visita era complesso, ero il frutto dell’ incrocio di due storie politiche divergenti. Mia madre, ambientalista ante litteram, era la figlia del fu podestà di Arpino, mio zio, il fratello
Foto di Piero Albery era il segretario del Msi, le mie cugine frequentavano il Fdg, il fronte della gioventù…….sarei stata la ‘pecora nera” se nel ceppo paterno un evento particolare non avesse diffuso altri germi. Nata da un papà anziano, che era stato arrestato per disfattismo politico (in carcere aveva conosciuto Terracini) sua sorella, partigiana, oggi ha 106 anni…I miei genitori erano molto aperti e democratici, non ho dovuto fare battaglie di libertà all’interno, con la conoscenza di TOTONNO, che viveva a Cassino, sono entrata nel coordinamento provinciale degli studenti, le lunghe chiacchierate con Totonno, le sue lezioni, i suoi consigli mi hanno trasformato in una studentessa impegnata, ma secchiona, bisognava studiare. Totonno mi riempiva di preziosi appunti e poi non potevo deludere le aspettative di una mamma docente. Nel coordinamento c’erano le varie anime, gli indiani metropolitani, gli autonomi, i lotta continua, i demoproletari, la Fgci era gruppo a parte.
L’occupazione più complessa nelle scuole fu quella dell’industriale di Arpino, che terminò con la sospensione di un anno da ogni scuola del “regno” d’Italia. Tra i capi di imputazione una scritta che oggi farebbe sorridere se apparisse sui muri di un bagno “MADONNA che hai concepito senza peccare, fammi peccare senza concepire”. A ciò si aggiungeva aver introdotto a scuola un gruppo musicale napoletano. .A Cassino invece gli scontri con i fasci erano culminati con l’ arresto di alcuni studenti e un professore Roberto Consales di Democrazia Proletaria, che insieme al Prof Fornabaio e sua moglie Anna, rappresentano i punti di riferimento di quegli anni (delle prof femministe di cui faceva parte pure la Anna, parleremo in un’ altra tappa. Le rivendicazioni degli studenti erano le stesse del movimento di oggi, strutture, diritto allo studio, trasporti, revisione dei programmi scolastici, Le assemblee erano un momento importante, dove si cercava di portare l’attualità, nelle occupazioni i seminari sul tabù contraccezione.
Nelle occupazioni anche una studentessa all’Itis fu sospesa per un anno. Su questa sospensione l’unica memoria, l’unica voce restata nel territorio è Pio ConflittI. Nel 77 nasco come studentessa che prende per la prima volta il microfono in mano, da quel momento divento una voce femminile, che sigla i documenti del coordinamento. Volevamo l’abolizione del grembiule per le studentesse, basta con le ore di educazione femminile con passo saltellato, volevamo giocare a pallavolo, a pallacanestro, alle medie venivamo da un altro ghetto, l’ora di applicazione tecnica femminile, ferri, uncinetto e ricamo. Volevamo il cineforum e l’ educazione sessuale, l’ora di religione alternativa, lo studio delle lingue, i volantini erano ciclostilati in proprio. A Sora ci si incontrava alla Locomotiva, una libreria, ad Isola nella sede del Pdup, a Cassino da Dp, ad Arpino in un casolare. LA Scenneca era il collettivo arpinate, chiaro emblema della fantasia al potere, anche i nostri nomi di battesimo furono sostituiti da nomi fantasiosi, COCA COLA, MAGOGNA, GEGGE…..ogni nome una storia. Teatro……volevamo diventare tutti attori, il dams di BOLOGNA era il mito.
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