di Ermisio Mazzocchi – Dove va il PD? La Direzione provinciale di sabato 15 novembre di fatto non si è conclusa con nessun atto politico, se non quello di sancire una decisone ovvia e scontata, su cui da tempo vi era piena condivisione, quella del congresso. Non è emerso nessun orientamento politico, nessuna valutazione sullo stato dell’economia provinciale, la cassa integrazione straordinaria segna un +28,5%, nessuna progettualità. Eppure la chiusura di numerose fabbriche, la crescita della disoccupazione, la precarietà di molti giovani, un diffuso senso di disagio sociale, avrebbero dovuto essere di incentivo per definire una strategia del PD provinciale nell’ambito delle azioni di governo dell’amministrazione Zingaretti e del governo di Renzi. I toni del confronto sono stai pacati, ma non hanno portato a una condivisione politica.
Dentro quel quadro si sarebbe potuto ricercare le condizioni per superare la diversità delle posizioni. Credo che dietro questa situazione ci sia un disegno di più ampia profondità politica. Provocatoriamente dico che il PD quello che abbiamo pensato e quello di oggi sono superati. La frattura nel PD provocata dalle elezioni provinciali è profonda non per vecchi antagonismi e rivalità di prestigio leaderistico che non elimina il loro carico di responsabilità. Le vecchie aree di appartenenza si sono rimescolate con un riposizionamento di ciascuno su la base di nuove logiche rispetto al passato nell’allora costituzione del PD e nella scelta e nella formazione dei suoi dirigenti provinciali. Gli argomenti di Scalia, protagonista di questa nuova stagione politica, rivelano la nuova configurazione del Partito della Nazione di matrice renziana. Non esiste al mondo nessun ente pubblico con elezione diretta o indiretto che non sia qualificato politicamente. Non esiste un principio della legge Delrio che escluda la presenza e la politica dei partiti. Seguendo questo ragionamento il principio di Scalia si potrebbe estendere anche alla elezione dei sindaci, dei parlamentari, dei consiglieri regionali, indipendentemente da chi è chiamato a votare, cittadini o già eletti. La legge del 1993 per la elezioni dei sindaci cambiava le modalità di elezioni del sindaco ma non prescriveva né vietava la qualifica politica. Un presidente, come un sindaco dichiara di agire nell’interesse della collettività. Ma questa è una affermazione ovvia, naturale.
La discriminazione sulla qualità politica è svolta dai partiti con le loro differenze. E i principi di Scalia non possono essere stirati come l’elastico come nel caso citato dell’ASL. La legge stabilisce che automaticamente la conferenza dei sindaci per le ASL è presieduta dal sindaco del capoluogo, indipendentemente dalla sua collocazione politica. Ma il giudizio politico su gli atti aziendali spetta ai sindaci che non sono entità astratte, ma chiaramente qualificati politicamente. Il sindaco di Anagni é di centrosinistra quello di Frosinone è di centrodestra. C’è differenza ed è una differenza di sostanza. Non a caso nell’approvare l’Atto aziendale pur con le dovute criticità nel merito i sindaci di centrosinistra lo hanno votato per una ragione politica di fronte ai tentativi di quelli di centrodestra di usarlo strumentalmente contro la giunta Zingaretti. Quindi c’è una maggioranza politica e una opposizione. Ottaviani non aveva e non ha nessun compito nel governo dell’ASL. Coordina i lavori. Punto. La discrimine politica non è una invenzione né una opportunità, è una scelta che vincola. Sulla base di una scelta di campo nel centrosinistra si era richiesto una netta separazione con la politica dei partiti del centrodestra presenti nel consiglio provinciale. La richiesta scaturiva da una necessità politica di marcare le differenze politiche programmatiche di cui i partiti sono l’espressione riconosciuta e autorevole. Non significa nulla la cosiddetta “apertura” citata da Pompeo, assegnando la presidenza della Commissione Statuto a Alessandro D’Ambrosio, consigliere di minoranza del PD.
Le differenze politiche rimangono. Chi sta a sinistra e chi sta a destra. Non mi risulta che quando l’allora consigliere regionale Francesco De Angelis assunse la presidenza della Commissione regionale per lo Statuto regionale si sia alleato con la giunta di centrodestra di Storace o ci sia stato un suo (di Storace) cedimento a sinistra. Queste sono convenienze politiche non scritte ma adottate nel rispetto dei ruoli istituzionale, ma non per sancire alleanze fuori dei propri campi di appartenenza. Non si scherza con la politica. La democrazia non è assemblearismo popolustico. Né si manipola a proprio piacimento. E nemmeno un partito. La logica di configurare una indifferente qualità dei partiti e di una indistinta loro politica porta a comportamenti che tendono ad annullare vincoli di appartenenza. Cosa significa dire che non c’è maggioranza e non c’è minoranza nel consiglio provinciale se non essere l’anticamera di un contenitore politico a più lunga gittata della composizione di un partito collocato al centro con connotati moderati e liberistici in cui ciascuno ha piena libertà di azione. Un partito aperto. Certo. Ma dove va questo partito? Secondo Scalia per l’interesse dei cittadini. Ma quale forza politica non direbbe che non opera per l’interesse della collettività. Le ragioni sono altre. Si prepara il terreno su cui innestare il seme di un cambiamento della natura del PD. Il congresso provinciale non è fatto per le ragioni che dice Scalia e se si vuole nemmeno per quelle di De Angelis. Sono ragioni che vanno oltre queste interpretazioni della politica. E come è in questi casi le ragioni sono semplici. Non è stare nel centrosinistra o allearsi con il centrodestra. La scelta è nella funzione di un partito progressista che rinvigorisce i valori della sinistra per stare da una parte del mondo, di quella parte cha sta per essere falcidiato dal sistema della globalizzazione dove crescono le disuguaglianze e le miserie. La novità non sta nel rinnovo dei gruppi dirigenti e un nuovo partito che non ha nulla di nuovo. Le forze in campo sono due: quella dell’uguaglianza democratica e quella della conservazione libertaria.
Qui sta la scelta.
Ermisio Mazzocchi
Direzione PD
La riproduzione di quest’articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.
Sostieni il nostro lavoro
unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie
Frosinone 17 novembre 2014