stefano vona 350-260

stefano vona 350-260Ignazio Mazzoli ha raccolto l’opinione di Stefano Vona sugli esiti della Direzione del PD svolta sabato 15 novembre.

1) Secondo lei si può dire che la Direzione PD di sabato 15 si è conclusa senza un accordo? Se si perché?
Non credo si possa parlare di accordo. Dagli interventi di Costanzo e Battisti è emersa, chiaramente, la volontà di tenere il Partito in uno stato di conflittualità permanente con una polemica tutta incentrata sulla gestione interna ed esterna del potere. La Direzione del 15 ha confermato l’immagine di un Partito incapace di aprirsi all’apporto di nuove energie e di rispondere alle esigenze reali del territorio. Un Partito attento alla gestione del potere più che “di servizio”.

2) Si è detto che sarà convocata un’Assemblea che indirà il Congresso straordinario fissandone la data. Chi la convocherà? Convocazione e data saranno il risultato di un accordo fra i contendenti?
Il problema non è chi convoca l’Assemblea provinciale ma se quella Assemblea sia o meno legittimata ad assumere decisioni. Come può essere legittimata ad assumere decisioni una Assemblea che non è completamente espressione della base, dei circoli ma di accordi tra correnti? Come si può pretendere che delegati decisi a tavolino dalle correnti siano i soggetti che possano decidere la convocazione di un Congresso e determinare l’organismo di gestione (Commissione per il congresso) della fase precongressuale? Credo che l’assemblea uscita dal tesseramento fasullo del 2013 sia da archiviare insieme alla Segreteria Costanzo.

3) – Quali problemi potrà risolvere un congresso diretto e gestito da coloro che hanno portato il PD frusinate al disastro?
Credo che in questo preciso momento sia necessaria d parte di tutti, dirigenti, iscritti, partecipanti alla vita del PD, una severa autocritica. Vi sono alcuni dati sui quali non abbiamo riflettuto abbastanza, sui quali non abbiamo esercitato il nostro approfondimento critico. Penso ai problemi più gravi che attanagliano il nostro territorio, quello della disoccupazione e della desertificazione industriale avanzata che non possono essere risolti da un accordo di programma partorito senza una lettura adeguata della realtà territoriale. Il rimedio non può essere un Congresso convocato e celebrato da una classe dirigente che ha dimostrato, negli ultimi 20 anni, di non essere all’altezza della situazione, incapace di governare gli avvenimenti e di fare da argine, o quanto meno di rendere meno gravoso l’impatto delle interferenze esterne della globalizzazione sull’economia locale.

4) – Che senso ha secondo lei la proposta Battisti-Costanzo di impostare il dibattito congressuale su un confronto della sinistra del partito contro la destra dello stesso? Non è difficile scernere quale sia la destra e quale la sinistra?
Ribadisco che la proposta Battisti-Costanzo risuona come un alibi per non affrontare le gravi questioni che riguardano la politica economica e sociale della Provincia oltre che per non fare una seria autocritica rispetto all’esercizio del loro rispettivo mandato esercitato tutto a servizio di capibastone. Credo che il tema all’ordine del giorno non sia un confronto tra “destra” e “sinistra” del Partito ma sul perché è accaduto che il Partito si sia diviso sul nodo delle alleanze. Sul perchè la Segreteria Costanzo-Battisti sia stata incapace di governare il Partito nel momento del rinnovo dell’Amministrazione provinciale proponendo il coordinatore nazionale del PSI per la Presidenza della Provincia anziché un uomo del Partito Democratico. Il PD avrebbe avuto i numeri per eleggere in maniera unitaria, senza i voti del Centrodestra, un Democratico. Costanzo e Battisti hanno scelto, anche in questa occasione, di prostrarsi e mettersi al servizio di una parte del Partito ossia di quella che ha consentito loro di sedere sulle poltrone che occupano.

5) – Ma in questa drammatica situazione, per tutto il corpo del partito, non sarebbe più opportuno un commissariamento che azzerasse tutte le posizioni?
Credo che sia necessario il commissariamento della Federazione provinciale. La Federazione non può più essere gestita da chi non ha la legittimazione della base e da chi ha dimostrato, negli anni, oltre a incapacità politica anche inclinazione a trascinare il Partito in una conflittualità permanente tra dirigenti e iscritti. Credo sia arrivato il momento di sostituire alle arcaiche divisioni interne un libero dibattito delle idee. Protestare contro le mozioni, sarebbe esercizio di pura retorica se non riuscissimo a scavalcare, sul piano di un aperto e franco dibattito, di idee e di ideali, di linea politica e di confronti politici, quelle chiusure che finora hanno così fortemente condizionato la vita del Partito. Penso ad un Partito in cui si ridia il primato alla politica, ci si riabitui a fare politica, a confrontarsi sui temi politici, a ridare potere agli iscritti, ai circoli, alla base, a quanti, anche dall’esterno, possono contribuire all’elaborazione ed al rafforzamento della nostra presenza politica. Per questi motivi credo sia necessario un periodo di decantazione, di medio termine, gestito da un organismo di garanzia che porti al rinnovo della classe dirigente provinciale anche con il metodo di selezione delle Primarie.

18 novembre 2014

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