di Ivano Alteri – La Borghesia ci ha fatto pentire di aver partecipato con essa alla Rivoluzione, in quel lontano ’89. Noi pensavamo che fosse anche Nostra, invece era soltanto Sua. Essa ne ha tratto giovamento, con gran libertà ed ampio guadagno. Per quel che riguarda il nostro, invece, abbiamo continuato a lavorare molto, a vivere di molto poco, e sostituito un tiranno con un altro tiranno.
Parlavamo, insieme, di Libertà; ma Essa pensava soltanto alla sua. Parlavamo, insieme, di Uguaglianza; ma Essa coltivava la presunzione della sua superiorità. Parlavamo, insieme, di Fratellanza; ma Essa la disprezzava. Diceva di voler liberare gli uomini dalla schiavitù, ma poi l’incatenava alla “nuova schiavitù del lavoro salariato”. Faceva credere che fossimo tutti uguali di fronte alla legge, ma poi bandiva leggi per sé e contro di noi. Predicava la fratellanza quand’era anch’essa schiacciata, ma poi creava un mondo dove sbattere e schiacciare noi. Abbiamo così dovuto imparare che la Borghesia è ipocrita e traditrice.
La Sua rivoluzione non si sarebbe mai compiuta, se non ci fossimo stati noi; eppure, per quell’ipocrisia che le è congenita, non lo ammetterà mai. Ma siamo noi il motore della storia; Essa è soltanto una cavezza impazzita, incapace di guida, fuori dal suo stesso controllo. Noi siamo l’esito della solida e lenta sedimentazione del tempo ancestrale; Essa è il misero frutto contingente di un complesso d’inferiorità, verso quella nobiltà che invidiava e continua ad invidiare. Noi combattevamo contro l’Avidità, l’Arroganza, la Presunzione e l’Arbitrio, di quella sedicente nobiltà; Essa combatteva soltanto quella, per prenderne il posto.
È questa la Sua Rivoluzione? Cos’ha di differente il suo nuovo regime, da quello Ancien che abbiamo abbattuto insieme? Cos’ha di più sopportabile del vecchio? Cosa hanno di differente i suoi epigoni, dai parassiti che ci vessavano ieri? Dov’è la giustizia? Dov’è il progresso? Dov’è la libertà? Dov’è il diritto? Dov’è la ragione? Dove, l’amore per l’uomo e la vita? Non ve n’è traccia alcuna. Quella Sua rivoluzione, è la storia che l’ha scritto, non era ancora la Nostra rivoluzione, e presto anch’Essa ne avrà contezza piena.
Il Novecento ha dimostrato che sappiamo da noi dare concretezza a quei diritti che Essa ha solo predicato e tradito; da noi, conquistare dignità e buona vita per tutti; da noi, concepire e infondere un alto senso del bene comune; da noi, procedere senza e nonostante Essa. Non si precipiti, perciò, ad annunciare che la storia sia già finita. Il finale abbiamo intenzione di scriverlo noi.
Frosinone 1 novembre 2014
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