pinapicierno 350-260

pinapicierno 350-260di Valerio Ascenzi – “Sono rimasta molto turbata dalle parole di Camusso che dice oggi a qualche giornale che Renzi è al governo per i poteri forti. Potrei ricordare che la Camusso è eletta con tessere false o che la piazza è stata riempita con pullman pagati, ma non lo farò”.
Cari lettori, queste solo le parole di un parlamentare europeo del Pd, Pina Picierno, sostenuta come molti ormai sanno da uomini della vecchia Dc come Ciriaco De Mita. Una parlamentare che di nuovo ha solo la faccia, avvezza ormai a fare figuracce in giro per l’Italia. Un politico donna che ha la faccia di bronzo di affermare che Susana Camusso, nel definire Renzi uomo dei poteri forti, dice falsità. Ma ormai lo sanno tutti che la Leopolda è un comitato che guarda alla politica dei poteri forti. Ci pare che vi fossero i vertici dei partiti, esponenti dell’imprenditoria, di Confindustria, mentre i lavoratori erano in piazza il 25 ottobre.
Erano a Roma: più di un milione di gufi. Ma a quanto pare il gufo era Renzi la scorsa settimana, perché auspicava un flop della manifestazione della sola Cgil. E che dire del 24 ottobre e della gente portata in pizza dal sindacato Usb? Due sono le cose: o Pina Picierno vive sulla montagna del sapone (quindi è ignorante in materia), oppure gioca al gioco di Renzi (che era anche quello di Berlusconi) delegittimare la politica e i sindacati. In entrambi i casi, si tratta comunque di qualcosa di grave.
Pina Picierno, ovviamente, visto che è bravissima, preparatissima e per nulla goffa nelle sue esternazioni, Matteuccio ha pensato bene di mandarla in Europa. Siccome non ha fatto abbastanza danno in Italia, perché non mandarla a fare esternazioni esageratamente stupide in Europa? Di fatto è un metodo democristiano: uno yesman (in questo caso yeswoman) più dimostra di essere inadeguato, più può andare in alto.

Ogni tanto Pinuccia torna a parlare ai microfoni dei media italiani. La domanda non è “quando?” ma: “perché?!?!” (da leggere immaginando un tono misto di sconforto e disperazione). Va bene la democrazia, va bene la libertà di pensiero, ma questo pensiero andrebbe formulato. Prima di formularlo ci si dovrebbe informare su ciò che si sta dicendo. Ma a quanto pare le sinapsi della Picierno fanno spesso cilecca e quello che esce fuori dalla sua bocca sembra più una disfunzione di codifica del messaggio dal cervello alla bocca. Siamo convinti che lei ci provi in tutti i modi ad elaborare pensieri ed esternazioni, ma nel passaggio dal cervello alla bocca, alcune fonti di rumore poi impediscono al messaggio di uscire come era stato pensato. Forse l’europarlamentare Picierno crede che iscriversi ad un sindacato preveda gli stessi meccanismi dell’iscrizione al suo vecchio partito (la Margherita). Ricordate gli scandali delle tessere finte, fatte a persone che non ne erano al corrente o addirittura a gente deceduta.
Dalla Cgil rispondono di essere indignati delle dichiarazioni della Picierno. Ma il fatto è che indignarsi, non basta più: dire che le tessere sono certificate, non è di impatto tra la gente. Spiegare invece come avviene il tesseramento sarebbe, forse dispendioso in termini di tempo e parole, ma esaustivo. Nel dibattito mediatico tra l’europarlamentare e la Cgil chi ascolta non comprende nulla e pensa solo: la Picierno ha detto, la Cgil ha risposto. Ma se qualcuno spiegasse come avviene il tesseramento in un sindacato, la Picierno sarebbe stata svergognata.
Nel dibattito si inserisce anche Lorenzo Guerini, manco a farlo apposta uno dei vicesegretari del Pd (quindi renziano). In una nota Ansa spiega: «Siamo sicuri che Pina Picierno non voleva offendere nessuno, può capitare nel corso di dibattiti accesi, di dire parole eccessive». Non voleva offendere nessuno? E può capitare di dire parole eccessive? Di sicuro per non dire certe scempiaggini basterebbe collegare il cervello alla bocca. Ma poi Guerini dichiara ancora: «Noi abbiamo grande rispetto per un importante realtà sindacale come la Cgil e per le persone che manifestano in piazza le loro opinioni». Forse con queste parole il vicesegretario voleva smorzare i toni, ma noi ci notiamo una velata presa per i fondelli: loro, non il Pd ma i renziani, non hanno alcun rispetto per le persone scese in piazza lo scorso fine settimana, altrimenti il loro leader non avrebbe parlato come sanno tutti al termine della Leopolda. Ne ha dovuto parlare per forza, perché si aspettava una débâcle, perché è stato smentito dalla piazza. Ma le idiozie (l’iPhone e il gettone ad esempio) pronunciate stanno iniziando a descrivere la dimensione del personaggio.

Pinuccia con la sparata delle tessere false mostra di avere una crassa ignoranza in materia (spesso pure su altre questioni): la tessera della Cgil, come quella di qualsiasi sindacato, comporta la detrazione dell’1% della paga base e contingenza dalla busta paga di ogni aderente. Come ci si iscrive ad un sindacato? Ci si può recare nel sindacato che più si allinea ai nostri modi di interpretare le dinamiche del lavoro che facciamo e chiedere l’iscrizione, che avviene tramite compilazione di una delega. Ma si può fare anche tramite internet: le maggiori sigle sindacali nel loro sito internet hanno una sezione dedicata al tesseramento. Basta compilare un format online con i propri dati per poi essere ricontattati dalla sede più vicina, dove verrà terminata l’iscrizione. Il costo dell’scrizione può essere pagato in vari modi: a rate, con una trattenuta in busta paga (l’1% della paga base e contingenza) oppure un versamento mensile tramite Rid bancario; ma anche in un’unica soluzione, versando l’intera quota all’atto del tesseramento (con bollettino postale). L’iscrizione quindi è certificata anche a livello amministrativo e fiscale. E non come avviene per l’iscrizione ai partiti. Se i partiti iscrivessero persone così, trattenendo soldi mensilmente alla persona iscritta, forse ci sarebbero veramente più militanti attivi e meno iscritti che risiedono nelle necropoli italiane.
Inoltre la Picierno dovrebbe tener presente che iscrizione ad un sindacato e l’eventuale partecipazione alle sue politiche e lo svolgimento di un ruolo al suo interno è un diritto garantito per legge, sia dalla Costituzione e sia dallo Statuto del lavoratori. Ah già, quel ciarpame degli anni settanta, che impedisce agli imprenditori di licenziare senza giusta causa, quindi di far progredire (?) l’Italia.
Iscrizione e partecipazione ad un sindacato sono diritti costituzionali e, in quanto tali, non possono essere lesi. Infine oltre a tutelare l’iscritto, l’appartenenza ad un sindacato permette anche di fruire di servizi aggiuntivi quali per esempio quelli connessi all’ambito fiscale, previdenziale, della salute e sociale. Forse la Picierno sa di queste cose e cerca, insieme a Renzi, di squalificare i sindacati, perché di sicuro il Pd tutti questi vantaggi non li fornisce, oltre al non occuparsi, ultimamente, neanche della tutela delle fasce veramente deboli. Il fatto che gli italiani, a forza di stare dietro alla macchina mediatica di regime, hanno ingoiato la boiata in base alla quale i sindacati sono “il male assoluto”. Un tempo era la sinistra il male assoluto, oggi sono i sindacati. E ad affermarlo, oltre agli italioti portati al guinzaglio dalla propaganda, sono anche le persone che hanno sfruttato i sindacati, per i loro comodi. Se dovessero sparire i sindacati, quale sarebbe il nuovo nemico?

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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