
di Danilo Collepardi – L’intervento di Michele De Gregorio (che sul quotidiano Nuovo Giorno ha accusato il PCI di aver voluto Andreotti premier, all’epoca del governo della non sfiducia, perchè così si potevano aprire i cordoni della spesa pubblica ndr) contiene considerazioni condivisibili ma anche affermazioni che non corrispondono alla realtà delle cose. Michele probabilmente ricorda male.
Nel secolo scorso ci sono state due fiammate della spesa pubblica. La prima fu a seguito della rottura unilaterale, da parte di Nixon nel 1971, degli accordi di Bretton Wood del 1944. Quegli accordi avevano garantito all’occidente trent’anni di sviluppo e di stabilità: l’epoca d’oro del capitalismo.
Da quella rottura emerse un mondo fuori controllo con i prezzi del petrolio che arrivarono rapidamente alle stelle e che portarono alla prima grande crisi petrolifera. L’inflazione divenne stabilmente a due cifre e di conseguenza la spesa pubblica la seguì nella sua salita ( dai primi anni settanta ai primi anni ottanta si passò dal 45% di spesa pubblica sul Prodotto Interno Lordo al 60% – quota ritenuta fisiologica).
In quegli anni Berlinguer incominciò a parlare di austerità, proprio per ridurre i consumi individuali ad un livello compatibile sia con la spesa pubblica che con l’ambiente. In quegli anni il PCI non poteva essere il partito della spesa, come asserisce Michele e infatti, dati alla mano, non lo fu.
La seconda fiammata, quella definitiva, si ebbe nei “favolosi” anni ottanta del pentapartito e di Craxi, favolosi appunto perché si acquistò consenso con le casse dello Stato. Era l’epoca “dell’Italia che va” e della “Milano da bere”.
La spesa pubblica, malgrado il taglio della scala mobile, si mise a volare passando dal 60% al 100% del PIL, facendo diventare l’Italia il paese più indebitato d’Europa . Le giovani generazioni disoccupate dei nostri giorni stanno pagando le cambiali emesse in quei “favolosi” anni dai loro padri.
C’è da aggiungere che l’Italia oggi è un paese morigerato (purtroppo non può fare diversamente) con tutte le conseguenze che conosciamo. Ha infatti un avanzo primario tra i più alti d’Europa, cioè, tolti gli interessi passivi sul debito, le entrate superano le uscite; questo permette, non solo di non aumentare la spesa pubblica, ma anche di incominciare a pagare, seppure in piccola parte, l’enorme debito accumulato che supera i 2.100 miliardi di euro.
Frosinone 28/10/2014
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