Jobsact 350-260di Donato Galeone – Nei giorni scorsi condividendo con Ivano Alteri la notzia della intesa di Bologna tra il Sindacato tedesco Ig Metall e Fiom-Cgil per elaborare politiche sindacali comuni che tutelino i diritti dei lavoratori nelle fabbriche italiane e tedesche del gruppo Volkswagen (Lamborghini e Ducati operativi sulla via Emilia di Bologna) affermai che quell’intesa con il Segretario dell’ Ig Metal di Wolfsburg – a mio avviso – apriva verso un aggiornato modello di sindacato dei lavoratori che mentre confermava il valore della liberta e dignità della persona – lavoratore e lavoratice – (Art.18) potrebbe favorire con la riforma del mercato del “lavoro partecipato” una svolta epocale con la “partecipazione dei lavoratori nell’impresa” mediante innovative relazioni industriali e un rapporto di lavoro integrato da modalità e fattori diversi e pari dignità nell’impresa – come in Germania – accelerando crescita e lavoro e concorrendo, responsabilmente, alla ripresa dell’economia italiana nel contesto europeo e mondiale.
Ivano mi propose di preparare un articolo per il giornale www.unoetre.it sul tema della “partecipazione dei lavoratori nell’impresa” che per me è tematica antica seguita sin dalla seconda metà del novecento e che volentieri riprendo colleganadola, per quanto possibile, ai nostri giorni.

 

Art.18: i licenziamenti in Italia e il Sindacato tedesco

art18--390x280E’ stato ripetuto anche a Bologna che”l’abolizione dell’art.18 non è la ricetta per risolvere la crisi economica italiana ma la cancellazione di quell’articolo rappresenterebbe un attentato ai diriti e alla dignità dei lavoratori di tutta l’Europa”. Il Presidente Renzi e Segretario del PD per sua coerenza personale e politica con il dire e ripetere di ispirarsi al modello tedesco ha, finalmente, metabolizzato che non può cancellare l’Art 18 perchè in Germania i licenziamenti per giusta causa sono ben regolati e si distinguono in licenziamenti per giusta causa con preavviso e senza preavviso.

Il licenziamento per giusta causa senza preavviso: implica che sia giustificato da una causa che non consenta la prosecuzione del rapporto di lavoro fino al termine del preavviso e, quindi, si tratta di licenziamento immediato o in tronco che, per essere legittimo, richiede che venga accertato se la decisione del datore di lavoro prevalga sull’interesse del lavoratore alla prosecuzione del rapporto di lavoro. Il licenziamento per giusta causa con preavviso: prevede una normativa che distingue una tutela generale e una tutela particolare contro i licenziamenti. La tutela generale è applicabile ai dipdendenti di aziende che abbiano almeno 10 dipdendenti e che abbiano in corso un rapporto di lavoro da almeno 6 mesi presso la stessa azienda.

La tutela particolare riguarda sia i licenziamenti delle lavoratirici madri fino a 4 mesi dopo il parto e sia i lavoratori padri durante la fruizione dei congedi parentali ed, altresì, i lavoratori che hanno un grado di disabilità. In tutti questi casi i licenziamenti sono vietati salvo i casi eccezionali e solo dopo approvazione dell’Ente preposto dalla legge. Ma l’azienda prima di comunicare il licenziamento sia per giusta causa che con preavviso deve “consultare” il Consiglio di Fabbrica o il Comitatto di Impresa, informandolo, sui motivi del licenziamento. Se non avviene la consultazione – con il diritto del Consiglio di Fabbrica di formulare eventuale proposte alternative – il licenziamento è invalido.
Se il Consiglio di Fabbrica si oppone al licenziamento ed il lavoratore lo impugna davanti al Giudice, in ogni caso, il licenziamento può avvenire ma il datore di lavoro deve tenere il lavoratore a lavorare fino a quando il Giudice non si pronunci e salvo casi particolari, allorquando, l’opposizione e manifestamente infondata o quando ne deriva un insostenibile costo economico.

Il licenziamento dichiarato illegittimo: se il Giudice ritiene che il licenzamento è illegitimo ordina che il lavoratore “venga reintegrato” ma nella realtà non si tratta di reintegra poiché si considera il rapporto di lavoro come se non fosse mai cessato e continua, quindi, a esistere. La legge tedesca non prevede che il Giudice che ha dichiarato illegittimo il licenziamento possa sostituire alla reintegrazione il risarcimento, come erroneamente si sostiene da più parti.

Il licenziamento impugnato e le conseguenze del licenziamento dichiarato illegittimo: il Giudice, entro 3 settimane, fissa l’udienza che ha scopo di favorire un eventuale accordo conciliativo e se non raggiunge un accordo viene fisasata l’udienza per la discussione entro 3 mesi. Anche in questa fase temporale è possibile raggiungere un accordo, tra datore di lavoro e lavoratore, per sostituire la reintegra con un indennizzo o risarcimento che in Germania – secondo prassi – consiste in 0,5 mensilità per ogni anno di lavoro e per i lavoratori più anziani si può arrivare a 1 mensiltà per ogni anno di lavoro ( da Ufficio intrenazionale FIM-CISL su informazioni provenienti da IgMetall).

art.46 della Costituzione italiana:
“la partecipazione dei lavoratori nella gestione dell’impresa” e il Sindacato tedesco

art18--390x280Il nostro Presidente Renzi e Segretario del PD vuole una realistica corresponsabilità dei lavoratori nella impresa – più vicina al modello tedesco – con la “partecipazione dei lavorarori nella gestione dell’impresa” nei limiti da stabilire mediante contrattazione e Accordi Interconfederale CGIL-CISL-UIL e Confiindustria, sostenuta dalla legge, in attuazione dell’art, 46 della nostra Costituzione.

E’ certo che si aprirebbe un varco italiano innovativo nelle relazioni e le politiche industriali attive del “lavoro contrattato e partecipato” tanto nella dimensione nazionale che europea, partendo dalla multinazionale Fiat – FCA – attualissima anche per Cassino – con la duplice partecipazione già proposta dalla “Commisione Lavoro del Senato” nel testo del Ddl unificato del 23 febbraio 2012 negli specifici puti d) – e) – f):
• partecipazione sull’andamento o su determinate scelte di gestione aziendali, mediante rappresentanti eletti dai lavoratori o designati dalle organizzazioni sindacali in organi di sorveglianza;
• partecipazione dei lavoratori all’attuazione e al risultato di piani industriali, con istituzione di forme di accesso dei rappresentanti sindacali alle informazioni sull’andamento dei piani medesimi;
• partecipazione dei lavoratori dipendenti agli utili d’impresa.
Ecco un triplice segnale anticipatore vero, Presidente Renzi e Segretario del PD, per una “Normativa Italiana Quadro sulla Partecipazione”condivisa e al passo con i tempi se si vuole una reale corresponsabilità dei lavoratori – con le loro professionalità – da adeguare nei progetti di sviluppo delle imprese e di un ruolo partecipativo dei Sindacati nel dialogo che le istituzioni e nelle relazioni industriali di contrattazione collettiva nazionale – con l’avviata riforma del lavoro italiano – nei comparti produttivi e decentrati ai livelli aziendali e territoriali.

Ma per essere partecipi si deve riconsocere ai lavoratori, come in Germania ed in altri Paesi non solo europei, la possibilità di usufruire dei benefici economici che ne possono derivare dalle innovazioni tecnologiche e dalle scelte strategiche, condivise e partecipate, nella vita aziendale.

Il nostro Paese non solo rispetto alla Germania ma anche in quasi tutti i Paesi dell’Unione Europea segna ritardi nella costruzione di nuove e moderne relazioni industriali che è necessario favorire e costruire mentre serve in Italia – diceva ieri il Presidente della Repubblica Napolitano ai Cavalieri del Lavoro e agli Alfieri di lavoro – “una comume assunzione di responsabilià dinnanzi ai rischi e alle sfide che il Paese sta vivendo con il diffondersi di un clima di insofferenza per il trascinarsi di vecchi assetti strutturali e di potere”. E non è mancato al Presidente Napolitano l’invio di un messaggio positivo perchè allarmato dall’insieme delle sofferenze di oggi ha confermato che vi è anche “la forte determinazione , come da lungo tempo non si vedeva, a non fermarsi per strada nel perseguire riforme e cambiamenti in varia misura avviati”. Ecco il richiamo del Presidente al ruolo dei “ceti dirigenti d’Italia” che è “fattore decisivo” nell’assumere responsabilità per le riforme e i cambiamenti conferma e sollecita che “nessun profondo cambiamento potrà compiersi se prevalesse la tendenza di singoli settori della società e di singoli attori sociali, perchè l’Italia ha bisogno si superare una condizione tuttora pesante, persino allarmante, in termini di tasso di disoccupazione e ancor più di disoccupazione giovanile e, quindi, tocchi fare ogni sforzo comune per superarli”.

Io penso che anche le onorificenze italiane del Quirinale al “merito del lavoro” e gli attestati di “alfieri del lavoro” quali ceti titolari d’impresa, anziani e giovani, che si completano con l’onorificenza di “maestri del lavoro” ai lavoratori – concesse nelle giornate del due giugno, festa della repubblica e del primo maggio, festa del lavoro di ogni anno – dovrebbero produrre riscontrabili frutti nello sviluppo e gestione delle imprese – coerenti – di quella “onorificenza lavoro” che si riceve, con un lavoro, da creare oltre che “partecipare con i lavoratori” nella gestione delle imprese così come vuole anche l’art. 46 della nostra Costituzione, con l’occhio attento al modello tedesco verso cui ripete di guardare, con lungimiramza non solo parolaia, anche il nostro Presidente Renzi e Segretario del PD. 

ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale Cisl Lazio –

Frosinone, 24 ottobre 2014

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