
di Ignazio Mazzoli – PD senza sorprese. Qualche quotidiano ha iniziato la sua cronaca scrivendo che la resa dei conti nel PD ciociaro era iniziata alle 17 con la Direzione provinciale di venerdì 31 ottobre, convocata per l’esame del voto che ha eletto il Presidente della Provincia ed il relativo Consiglio.
Resa dei conti, ma quale resa dei conti? Non crediamo per niente che la riunione citata abbia ospitato un confronto allo stadio della sua soluzione o del superamento di un grave conflitto con la prospettiva di qualche novità.
I primi undici interventi pronunciati in quella sede (altri seguiranno nella prossima riunione) sono stati avviati in un clima assai teso che tale è rimasto, ma di là dalle voci ad alto volume non ci sono state che ripetitive ricostruzioni di accadimenti che vanno avanti da mesi e se si vuole da qualche anno. Nulla di nuovo sotto il sole a partire dal Segretario Simone Costanzo che ha inaugurato la serie degli interventi esibendosi in duro attacco contro Francesco Scalia e Antonio Pompeo assicurando che tutte le loro “gesta” erano ormai oggetto d’esame degli organi di garanzia superiori. Alla replica di Scalia sono seguite le tuonanti posizioni di Francesco De Angelis che qualcuno dice anche ironiche e altri le definiscono minacciose. Va a capire?! Quel che è certo si sono ancora una volta rinfacciate responsabilità per aver causato quel disastro che si chiama PD ciociaro. Una cosa è certa: tutti sono sicuri di aver di fronte un disastro.
Qualche avversario da noi interpellato dubita che questo partito democratico frusinate abbia possibilità di risollevarsi a breve o anche medio termine.
Ne L’Inchiesta di venerdì 31, Ermisio Mazzocchi affermava che si è difronte ad “Un processo che non ha compiuto il suo percorso e che oggi rischia di essere vanificato e di imboccare altre vie.” per concludere che “al punto in cui siamo e considerando la forte contrapposizione delle diverse parti e correnti interne al PD, chiuse e con un orizzonte politico referenziale, sordi alla drammaticità della crisi, sia necessario un congresso a breve in cui siano chiare le scelte, gli obiettivi per rispondere alle difficoltà dei cittadini.”
Basta un congresso per dirimere questa situazione? C’è stato in chiusura di serata un episodio che appare molto illuminante. Mentre Stefania Martini ricostruendo le vicende della federazione del suo partito ricordava i ricorsi contro il tesseramento scorretto effettuato durante la campagna congressuale di fine 2013, è stata contestata duramente (dal segretario Costanzo, pare anche che sia volata una bottiglia o bottiglietta, che fortunatamente è salita verso il cielo), ma anche da chi quel ricorso aveva promosso e firmato, gridando in direzione della Martini. Perché quel ricorso si vuol occultare e perché non ha più madri e padri?
Ma come? C’è da domandarsi. Tutti, a gran voce, chiedono di cambiare, di finirla con i capi corrente ritenuti responsabili del disastro, tutti sono pronti a tutto pur di cambiare rotta, e poi ancora tutti insieme invocano il congresso dimenticando di aver chiesto, gridando ai quattro venti, il commissariamento.
Volevano prima il commissariamento e poi il congresso. Perché?
Questa successione ha una logica. Primo, il commissariamento che prevede l’intervento di organi superiori regionali e nazionali, in sé è atto che sancisce lo sfascio e postula di renderne evidenti le cause e le responsabilità personali. Secondo, il commissariamento prevede un nuovo avvio del tesseramento come condizione per procedere alla convocazione di un congresso straordinario. Terzo, fondamentale a Frosinone, un commissariamento, serio, prevede di rilanciare l’iniziativa ripartendo dai bisogni del territorio e non dalle attese elettorali o meglio elettoralistiche di qualcuno.
Invece questa voglia di congresso che nasce dalla tumultuosa riunione del 31 nasconde ancora una volta il fantasma dell’accordicchio di febbraio scorso, che ha garantito e garantisce ai soliti noti di gestire tessere e congresso.
E’ vero, come teme qualcuno che anche il commissariamento può celare qualche trappola in interessati interventi di amici negli organi superiori, ma tutto è meno semplice e scontato del “fai da te” che si va profilando.
Il nostro scettiscismo sta tutto qui.
1 novembre 2014
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