LAVORO 350 260

LAVORO 350-260di Donato Galeone – Capitale finanziario globale e lavoro locale.
E’ prevedibile che con la ripresa del “confronto sociale” tra Governo Renzi e Sindacati – aggiornato al prossimo 27 ottobre – il sindacalismo confederale dei lavoratori al di la dei distinguo verbali e delle manifestazioni autonomamente decise dalla CGIL-CISL-UIL fino al 25 ottobre 2014, mi sembra prevalere (a fronte del continuo aumento della inoccupazione non solo giovanile oltre alle povertà crescenti) l’esigenza di un “ruolo partecipativo” non più di solo parole o su “questioni astratte” circa il “POTERE DI DECIDERE” su tematiche definibili e universali coinvolgendo gli italiani – nel contesto dell’Unione Europea – partendo dal Lavoro.
Si tratterà, se il dialogo col Governo durerà più di qualche ora, di esprimere responsabilmente capacità di “confronto ed anche di scontro sulle qualità delle proposte” dimostrando, essenzialmente, che quelle “proposte qualificanti e prioritarie” sono componibili mediante risorse spendibili in tempi certi e predeterminati.

Così come anche il “confronto nella dimensione regionale laziale e provinciale” tra parti sociali e rappresentanze politiche, dovrebbe superare le ritualità istituzionali locali per affrontare la sfida di una realtà socio-economica e industriale a capitalizzazione multinazionale, che appare incerta, pur annunciata anche nel basso Lazio e nella nostra Provincia.

Urgente e necessario, quindi, un confronto propositivo per rimuovere una realtà produttiva bloccata che dovrebbe coinvolgere tutto il mondo del lavoro territoriale riconoscendo compiutamente – pur nel rispetto delle pluralità e diversità personali e dei propri ruoli nell’esercizio di diritti e doveri politici costituzionali – che se oggi il “capitale è globale il lavoro deve essere locale” partendo dal sito Fiat di Cassino, con FCA, che passa da Piazza Affari a Wall Street, con sede legale da Italia a Olanda e luogo finanziario a Londra.

Una dimensione di soggetto economico e giuridico nuovo, da identificare, per fissare incontri tecnici e istituzionali propositivi e concludenti tra “capitale finaziario e lavoro umano” ai fini di conoscere – per riorganizzare adeguatanente – ogni infrastruttura favorevole all’ubicazione d’impresa locale congiunta ai fattori diretti – quantificando i posti di il lavoro professionalizzati – rapportati alle innovazioni tecnologiche e al nuovo modo competitivo industriale del produrre beni e servizi.

E tutto ciò – sia detto con rispetto di tutte le idee teoriche e pratiche – da non confondere con il modo “capitalistico della produzione” nelle forme storiche in cui esso si è presentato e si presenta nelle sue articolate nuove mode mondiali, essenzialmente, di capitalismo finanziario.

Si tratta di evidenziare, compiutamente, l’urgenza del condividere oltre il proclama dell’Unione Europea ripetuto anche a Milano l’8 ottobre scorso – sul come operare per la “crescita e il lavoro”.

E’ certo ed urgente, ormai, che si debba riconoscere l’apporto insostituibile tanto degli investimenti programmabili e possibili quanto del procedere con l’adeguata riorganizazzione del lavoro – “contrattato e partecipato” – nell’impresa sia verso il modo innovativo del produrre e sia nella quantificazione dei costi complessivi dei processi produttivi, non solo con le “regole riformate del lavoro italiano” ma, essenzialmente, con l’offerta di qualificati prodotti domandati dai comsumatori.
Il Presidente Renzi e Segretario del PD chiuso il summit Unione Europea di Milano e ottenuta la fiducia al Senato con il maxi-emendamento al Ddl di riforma del lavoro che – se non ha più toccato l’art.18 (licenziamenti) – resta, tuttora, vaga la delega sui casi di “reintegro” rinviati ai decreti attuativi del Governo e che alla Camera potrebbero meglio esplicitarsi quale legittima riconferma al lavoratore e lavoratrice del diritto di “liberta e dignità” nei casi di licenziamento disciplinare, soggettivo, già elencati o da ampliare nella parte normativa dei contratti collettivi di lavoro.

E’ prevedibile che nei decreti attuativi del Governo saranno meglio esplicitate e richiamate – ripeto – tutte quelle norme contrattuali di lavoro quale sostegno legislativo anche ai “contratti a tutele crescenti” estensibili a tutti i rapporti di lavoro, superato i tempi di prova professionalizzanti.

Ricordo che nel giugno 2013 con CGIL-CISL-UIL a Piazza San Giovanni, c’era anche la Ciociaria in quel corteo e in quella piazza gridammo con migliaia di voci che il “LAVORO E’ DEMOCRAZIA” e che “l’emergenza lavoro era ed è la priorità”.

Diciamocelo indignati che non è stato dato niente alla “priorità lavoro” neppure in questi ultimi 15 mesi sia dal Governo Letta che dal Governo Renzi, quest’ultimo, con la proclamata e fastidiosa chiusura – oggi apertura – verso il dialogo sociale, peraltro già ritenuto essenziale anche dall’Unione Europea a fronte di un crescente disagio chiamata “disoccupazione e inoccupazione giovanile”. Al contrario, nessuna discussione e nessun segnale vero, in Italia, nel PD, nel Parlamento, nella nostra Regione e Provincia di Frosinone sul monitoraggio dello stesso Ministero del Lavoro sul mercato del lavoro che al 4 agosto 2014 segnalava i “dati sui licenziamenti collettivi e individuali” per i quattro trimestri 2013 come segue:
in Italia nel 2023:
licenziamenti collettivi 115.907
licenziamenti per giusta causa 72.320
licenziamenti per motivi oggettivi
(economici/organizzativi aziendali) 714.284
licenziamenti per motivi soggettivi
(disciplinari) 20.739

Da annotare che nei due anni 2012-2013 i licenziamenti monitorati dal Ministerio del Lavoro sono stati pari a 1.961.392 molto vicini alla media di unmilione di licenziamenti/anno mentre i licenziamenti per motivi soggettivi per iniziativa del datore di lavoro, prima dell’ eventuale ricorso al Giudice, sono stati nel 2012.2013 pari a 45.931. Nella nostra Provincia sono oltre 5.000 i licenziamenti segnalati dalla CGIL e la CISL il 4 giugno a Cassino aveva già rilevato che nel 2013 una persona su cinque ha lavorato mentre 115.000 persone attendono lavoro da almeno 2 anni.

Io penso che su questi dati certi ufficializzati necessita discutere anche con la Regione Lazio e sono anche insufficienti in assenza di dati sulle povertà crescenti e nella previsione che solo a fine anno 2016 saranno operative le nuove norme sulla riforma del lavoro italiano.

Ecco, quindi, che sin dal prossimo incontro del 27 ottobre 2014 tra Governo-Sindacati-Confindustria ed altre parti sociali urge che nella prossima Legge di Stabilità 2015 si propongano e si prevedano interventi mirati e cogenti, strutturali e certi, verso il “LAVORO PRODUTTIVO” che contribuirebbe a raggiungere quel pareggio di bilancio italiano riproposto dallo stesso governo Renzi a Bruxelles.

Frosinone, 13 ottobre 2014

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