di Antonella Necci – Il mio capo ha avuto una settimana eccitante, intervistando due uomini pubblici che io stimo e per i quali ha prodotto un’intervista video e un’altra trascritta su argomenti di grande interesse.
Su queste occasioni di incontro riflettevo ieri sera. Mi dicevo che mentre noi comuni mortali eravamo impegnati a sventare malefatte di ordinaria corruzione scolastica, constatando come le email che la sottoscritta invia alla presidenza spariscano come dopo una magia del mago Silvan, il mio capo intervistava, nell’ordine, prima Maurizio Landini (Segretario generale FIOM), e poi Fausto Bassetta (Sindaco della città di Anagni).
In entrambe le interviste si evinceva, più o meno chiaramente, l’idea sulla quale esprimo qualche perplessità, di “uomo di frontiera”.
L’immagine dell’uomo di frontiera mi evoca paesaggi selvaggi, e mi fa pensare che, almeno uno dei protagonisti di queste interviste, possa indossare i panni del militare interpretato da Kevin Costner in “Balla con i lupi”.
Non considero Maurizio Landini, né tantomeno Fausto Bassetta uomini di frontiera. Sono uomini nati dal rifiuto di schemi politici e sociali inadeguati, che cercano di imporre le proprie idee connotate non solo di intelligenza politica, ma anche di senso pratico.
La frontiera, secondo me, è il confine formato dai pregiudizi di coloro che criticano le loro scelte e cercano di bloccare le loro iniziative. La frontiera è costellata da insidie che avversari politici e sindacali pongono sul loro cammino verso un rinnovamento, che non necessariamente deve rompere i ponti con il passato: infatti tradizionalismo e innovazione sembrano caratterizzare l’operato di Bassetta, mentre la coscienza del proprio valore e la lotta per i propri diritti sembrano i principi di Landini.
Entrambi non rifiutano il dialogo di confronto e nemmeno la collaborazione, riconoscendo che l’unione di tutte le forze in campo porta al conseguimento degli obiettivi.
Da un lato Maurizio Landini apre al confronto, anche allo scontro costruttivo, con la CGIL, al dialogo, prima di ogni altra azione più drastica, con il governo Renzi, nonostante la cocente delusione del connubio con il “padrone” Marchionne. Landini esorta tutti a non mollare proprio ora che ci troviamo di fronte ad un momento “non normale”. Lui non mollerà di certo e le sue parole rincuorano tutti coloro che sono intervenuti ad ascoltarlo. La sua onestà intellettuale viene percepita come un punto di appoggio sul quale fare leva.
Da l’altro lato Fausto Bassetta che rifiuta l’incarico di Presidente della Provincia con grande senso di responsabilità e che parla di una “Anagni di tutti”, sottolineando come il suo compito sia quello di unire una città per condurla verso un miglioramento tangibile.
Entrambi sembrano una “novità”di ciò che, invece, dovrebbe essere la normalità, poiché gli incarichi che essi rivestono necessitano di quella praticità e trasparenza di intenti che pochi, come loro, possiedono.
La polemica degli oppositori al loro operato si basa su alcune “criticità” che vengono viste come limiti insormontabili, mentre invece, a mio parere, esse sono l’espressione di scelte, a volte impopolari, di due personalità rigorose, e quindi non sempre riconducibili a criteri prosaici ed ovvi.
Per Landini, fissato sulla dignità e la rivalutazione del lavoro, che cerca garanzie tangibili per assicurare continuità e operatività per tutti i lavoratori e che rivendica l’importanza di tutti gli articoli dello Statuto dei Lavoratori, il difetto più grande sta nel non volersi allineare con le linee guida CGIL. La FIOM è il più grande sindacato di metalmeccanici con oltre due milioni di iscritti,e non sempre è disposto ad accettare diktat teorici e incongruenti da chi, invece, ha perso gran parte del contatto con coloro che dovrebbe rappresentare.
Da Bassetta ci si aspetta, invece, una bacchetta magica, che faccia sparire d’incanto 13 anni di malgoverno di centrodestra, di desideri di rivalsa messi a tacere da una ristretta cerchia di affiliati ad un’unica forza politica.
Bassetta non si può permettere passi falsi, e deve valutare attentamente ogni scelta, ma dopo solo 4 mesi da sindaco, il problema che più ha fatto discutere è quello del piano di viabilità. Come a dire che è il traffico il problema più grande di Anagni. Così gli animi si surriscaldano pensando a semafori mancati e sensi unici inadeguati. Ognuno vuole dire la sua, perché finalmente, dopo tanto aver tenuto bassa la testa, alla guida della città c’è una persona intelligente, aperta al dialogo e alle critiche, se costruttive. E agli anagnini non sembra vero tornare ad avere un libero pensiero, che quasi non si rendono conto di ciò che hanno subito senza battere ciglio.
Collaborazione e non disgregazione, perché disgregare serve solo a perdere tempo e a creare una consapevole confusione che rallenti e blocchi e faccia perdere il filo dei pensieri.
I contorsionismi politici mirano a questo, ma persone come Landini e Bassetta possiedono l’intelligenza necessaria per capire, valutare, scegliere, agire e opporsi senza cedere. E non sono eccezioni nello scenario pubblico. E chi ancora fa fatica ad adeguarsi e a comprenderli, se ne deve fare una ragione, perché non sono gli unici.
03 ottobre 2014
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