intervista di Ignazio Mazzoli a Maurizio Landini – «Non siamo in una situazione normale, stiamo facendo sul serio» E’ un’affermazione pronunciata con molta determinazione più volte da Maurizio Landini nell’Auditorium di Cassino di fronte ad una platea numerosa, attenta e appassionata.
Era nell’aria che sarebbe sta una iniziativa con caratteristiche diverse dalle solite e di buonora mi sono avviato per poter intervistare il segretario della Fiom prima che venisse attorniato da tanti colleghi curiosi come me di conoscere le sue reazioni alla Direzione del PD tanto rilanciata dai media quanto priva di argomentazioni calzanti sui temi del lavoro.
Mi è andate bene. Ho incontrato Landini in un bar assai vicino all’Auditorium e disponibile a parlare subito. Ho iniziato dicendo che gli avrei fatto una sola domanda, ma poi sono diventate tre. Come le ciliegie una ha tirato l’altra. Eccole, insieme alle risposte.
D. Segretario il decantato contratto a tutele crescenti non ha un fase di avvio troppo lunga anche nell’ipotesi limitata solo a 3 anni. Un triennio è lungo tanto da assicurare discrezione incontrollata da parte dell’imprenditore?
R. Ma quali tutele crescenti? Qui siamo alla cancellazione di tutte le tutele, la loro negazione è crescente. Siamo ad un capovolgimento di fondo. I padroni sono liberi di licenziare e lo stato deve farsi carico dei licenziati. La Costituzione va applicata, altro che pensare di modificarla. L’articolo 3 chiede che lo stato rimuova gli ostacoli che si frappongono alla parità dei cittadini e l’articolo 41 vuole che l’impresa abbia responsabilità sociale. Altro che assegnare allo stato di intervenire per sanare le scelte unilaterali dell’impresa.
D. Secondo lei c’è una relazione fra attacco ai diritti dei lavoratori e valori delle retribuzioni?
R. Il lavoro senza diritti è schiavitù. Il valore della ricompensa è conseguente. Ripeto qui siamo ad una rottura, perché non c’è solo la mercificazione del lavoro ma anche un cambiamento profondo nelle relazioni lavoratori-imprenditore, si torna all’800. Se davvero Renzi volesse superare l’apartheid, come dice, in cui si trovano i lavoratori, anziché andare da Marchionne avrebbe dovuto andare dai lavoratori, incontrarli e ascoltarli. L’obiettivo a cui punta questo attacco è cancellare il contratto nazionale definitivamente attraverso il riconoscimento dei soli contratti aziendali. Quello nazionale è la vera tutela degli interessi e dei diritti dei lavoratori. La discussione sulla cancellazione dell’articolo 18, inutile a creare nuovi posti, serve a coprire questo obiettivo.
D. Davvero un ultima domanda. Secondo lei la Regione Lazio dovrebbe convocare Marchionne per conoscere il vero destino dello stabilimento Fiat di Cassino e del suo indotto?
R. Non solo la Regione Lazio, ma anche il Governo dovrebbe esigere di conoscere i piani della Fiat. Fino ad oggi i Governi hanno accompagnato e accompagnano soltanto le scelte fatte altrove senza intervenire e senza negoziare le condizioni migliori per questo Paese e per i suoi lavoratori e cittadini. Significa che, anche per chi difende i lavoratori, è oggi necessario impostare azioni che possano incidere e interloquire laddove si decide. Un laddove che ormai si trova in una nuova dimensione rispetto all’azienda ed alla nazione, al territorio su cui si opera quotidianamente.
Grazie segretario Landini.
1 ottobre 2014
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