BANDIERE PD 350 260

BANDIERE PD 350-260di Ermisio Mazzocchi – Non possiamo continuare con un clima di rissosità permanente dentro il PD. E’ consuetudine, purtroppo da molto tempo e con la corresponsabilità di tutti, ridurre la politica del cambiamento, asse portante della proposta del PD, a una competizione tra componenti che sarebbe legittima se non la si riducesse a dimostrazioni di forza e a metodi prevaricatori, che rasentano il personale e inaspriscono i rapporti. Una storia di conflitti che hanno bloccato quella spinta innovativa del nuovo partito sul palcoscenico della politica italiana.

E ancora più grave hanno fatto perdere un orientamento del ruolo del PD nel sistema dei partiti che si rifanno alla sinistra e hanno referenti in movimenti progressisti e democratici. Ritengo che ancora a oggi dopo le elezioni europee, per molti dirigenti politici anche di questa provincia sarà per tradizioni sarà per cultura non hanno nel loro orizzonte politico il PSE, la famiglia socialista europea di cui il fa parte il PD di cui è stato promotore.

I cittadini, gli elettori non comprendono un partito incentrato per giorni e giorni sulle proprie polemiche interne, offuscando ogni interesse per il futuro del paese. Dobbiamo necessariamente mettere ordine per evitare che la casa vada a fuoco. E l’ordine si poggia sul rispetto delle regole di appartenenza a una formazione politica, quale quella del PD che per la rappresentanza delle diverse sensibilità deve applicare senza incertezze la democrazia. In un partito la democrazia si esercita nei suoi organismi dirigenti. Se accettiamo sempre questo impianto e sottoscriviamo questo patto, ognuno deve sottostare alle regole della maggioranza e della minoranza. Altrimenti viene snaturata proprio la funzione di un partito e messa in discussione l’appartenenze a esso. La Direzione provinciale del PD (lascio ad altri disquisire su numero legale o no) ha approvato con ampia discussione per chi la voluta fare e votato – certamente non un risicato manipolo di presenti – un documento programmatico per l’amministrazione provinciale e la scelta di campo netta e inequivocabile del centrosinistra. Tanto vituperato in questa occasione ma appassionatamente ricercato per altre votazioni.

Qui e ora era l’occasione per dare battaglia a difesa delle proprie convinzione e dei propri “scudieri del re”. Si perdeva o si vinceva, ma sul campo con il voto, non trincerati nelle proprie mura ciclopiche. Rispetto della democrazia e non il suo abbandono. Non ridurrei il tutto a titaniche battaglie tra figure di prestigio del PD. Qui si gioca quello che è il vero contenuto del contenzioso: cosa deve essere il PD. Un partito elettorale. Un partito di programma. Un partito di amministratori. Su questo terreno lo scontro è feroce e ha contrapposto consolidate amicizie politiche e messo in discussione profonde e comuni convinzioni. Con grande dolore, ma in politica deve prevale la “ragion di stato” e non sono i sentimenti a guidare le scelte ma la convenienza politica (quella per gli interessi dei cittadini). Si muovono dirigenti, semplici militanti del PD consapevoli che si stanno decidendo le sorti del futuro partito, democratico e riformista. E si sta decidendo dove stare.

Oggi la scelta è nel centrosinistra e dentro questo confine politico la Direzione del PD ha convalidato la proposta di Gianfranco Schietroma a candidato alla presidenza dell’amministrazione provinciale. Poteva essere un PD. Certamente e si era fatta l’ipotesi di Costanzo. Ma doveva passare con una discussione aperta dentro gli organismi dirigenti. Altrimenti quel valore della “democrazia” non ha più senso e lo si tradisce. Non si è più dentro il sistema democratico. Così come dovrà essere per la lista del PD, con il suo simbolo, articolata nella sua formazione e aperta al contributo di tutti come occasione per ritrovare una convergenza politica su programmi e candidati espressione di tutte le aree. Dobbiamo essere chiari su questa scelta delle liste. Non ci sono due, tre, quattro PD e altrettante liste. Uno e indivisibile. La lista è quella che viene votata dalla Direzione provinciale. Questa è la democrazia. Il resto è solo surrogato.

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Di Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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