di Stefano Di Scanno, da L’Inchiesta quotitiano – “Conferenza stampa di donne e uomini liberi del Pd ciociaro contro una idea proprietaria del Partito”: abbiamo chiesto a Stefano Vona e Sonia Sirizzotti prima di tutto in cosa consiste la “libertà” di cui si parlerà domani alle 16.45 presso l’Elleti Music Bar di Frosinone.
Vona: «La libertà significa avere nell’azione politica di un partito il codice etico e lo statuto come unici e autentici fari dell’attività».
Sirizzotti: «Per me la libertà è pensare e affermare se una cosa è giusta o sbagliata secondo la sua oggettività e non a seconda della mozione di appartenenza».
Nel Pd questo non avviene?
V: «Certo che no: lo dimostra la vicenda del congresso 2014. Non è altro che la rielaborazione di quello dell’anno precedente, in cui quattro candidati si sono accordati senza passare attraverso le norme previste in statuto. Ci sono i delegati di circolo che si riuniscono in assemblea provinciale e votano un segretario ed anche una linea politica, cosa che non si fa. Lo dimostra anche la circostanza che delle due fazioni del partito, una riunisce da Bassetto e avanza un’alleanza con l’Ncd, l’altra si riunisce altrove e avanza un’alleanza con Forza Italia».
S: «Nel Pd, sia a livello provinciale che regionale, non viene mai esaminata la questione in modo terzo da commissioni che dovrebbero essere lì a garanzia di tutti. Anzi, per piegare le regole a favore di questa o di quell’altra parte, si forzano lo statuto ed il regolamento e si arriva ad affermare cose assurde come che i membri di diritto votano, che non è necessario il numero legale, che un accordo vale molto di più della base degli iscritti del partito. Ma io resto dell’idea che senza iscritti non esiste il partito. Sono loro a delegare i dirigenti a tutti i livelli».
Cosa può nascere da un confronto fra non allineati alle due fazioni?
V: «Innanzitutto l’iniziativa ha lo scopo di condividere una visione della politica e degli strumenti di cui la politica si serve. L’obiettivo è di riportare il confronto all’interno delle sedi istituzionali del partito, un confronto su questioni che riguardano la gente e non la divisione del potere. A fronte di questo una richiesta: il commissariamento della federazione provinciale e l’indizione di un nuovo congresso sulla base di un tesseramento fatto sulla base delle norme statutarie. Un atto coraggioso che, nella stagione di Renzi, può portare a delle primarie aperte a tutti per l’elezione del segretario provinciale».
S.: «Innanzitutto che si esca dalla finzione che esiste un partito normale e unito in cui vige un accordo, come lascia intendere la nota con cui il segretario Melilli delega il segretario Costanzo a presentare il simbolo. Invece non c’è un partito e le cose non vanno bene e non basta la dichiarazione di Melilli a rasserenare gli animi e a far apparire all’esterno che tutto va bene. Anzi le parole del segretario regionale, francamente, mi sorprendono perché è stato informato da tutti che esiste un problema a Frosinone; ma invia il simbolo facendo finta che c’è un partito che può decidere quando le liste del Pd dovrebbero essere gestite da un commissario e non dalle parti in causa. Manca sempre, e in ogni situazione, quella figura terza che dovrebbe avere in mente il bene del partito. In questo momento invece manca il Pd, esistono solo le mozioni, meglio le fazioni».
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