di Antonella Necci – Come già preannunciato al sindaco di Anagni, Fausto Bassetta, la storia che non esista una sagra del cinghiale ad Anagni proprio non ci va giù. Su diversi siti che la pubblicizzano, questo appare essere un evento che richiama un folto numero di visitatori, invogliati sia dalla prelibatezza dei piatti che dall’accoglienza degli organizzatori.
Tralasciando le innumerevoli sagre del cinghiale che si svolgono in Maremma e, in generale in Toscana e in Emilia-Romagna, le ultime in ordine di tempo sono ad Apricena, paese alle pendici del Gargano, e a Venticiano in provincia di Avellino.
Apricena è un paese il cui nome risale all’epoca dell’imperatore Federico II, che, per il suo arrivo in un paese le cui origini però sono ancora più antiche e si attestano attorno al VII secolo, fu onorato con una lauta cena a base di quei cinghiali che lui stesso aveva cacciato nella zona. Da qui la tradizione ha voluto che proprio quest’anno, agli inizi di Agosto, i cacciatori organizzassero la Prima sagra del cinghiale, con due esperti cuochi che hanno servito lauti pasti, allietati da goliardico divertimento.
A Venticiano, invece, la sagra è stata organizzata dall’associazione Sportiva Venatoria, con il patrocinio della sezione di Federcaccia del luogo e del Comune di Venticano, e si svolgerà a partire dal 5 Settembre.
Si tratta della Terza festa del Cacciatore, con menu che variano da 5 a 10 euro.
Ad Anagni invece che si fa?
Il primo di agosto è uscito su “Il Messaggero” l’articolo concernente l’avvistamento di cinghiali e la richiesta di un’azione forte e decisa da parte del sindaco Bassetta è giunta, da Coldiretti, qualche giorno dopo.
Il sindaco di Anagni ha emesso l’ordinanza n°146 dell’8/8/2014 dove decreta la necessità di catturare gli animali. E poi?
Oggi ci troviamo al 24 di Agosto, sono passati sedici giorni, 384 ore, con in mezzo Ferragosto, settimana di Festeggiamenti del Santo Patrono, vacanze varie, baci-abbracci-ci-rivediamo-a-settembre, e di cattura del cinghiale, di danni, di interventi della Polizia provinciale non si sa nulla, come non si sa nulla sulla destinazione d’uso dell’oggetto del contendere.
Noi azzardiamo due ipotesi: la prima è che si sia voluto creare un “caso- cinghiale” per attirare l’attenzione sugli imminenti festeggiamenti del Santo Patrono, tanto da far giungere le frotte di turisti, che di fatto sono giunti, nel medesimo modo degli anni passati, né più né meno.
La seconda ipotesi riguarda gli agricoltori coinvolti nella vicenda. Di sicuro, se i cinghiali sono stati avvistati e la distruzione è nata prima dell’ordinanza, non si può aspettare la legge per porre fine alla distruzione. Occorrono rimedi estremi, prima che i danni siano irreparabili.
Il buon senso mi dice che non sia il caso di approfondire questi rimedi estremi, ma se essi sono quello che io penso siano, allora, cari agricoltori-cacciatori non godete da soli di tale gioia.
Seguite il buon esempio e il buon senso dei vostri colleghi in altre parti d’Italia. Organizzate anche voi una sagra del cinghiale.
Datevi una mossa se davvero ci tenete ad attirare frotte di turisti e a rivalutare il vostro territorio.
Di recente c’è stata la notte della taranta nel Salento, manifestazione svoltasi proprio il 23 agosto.
Ma perché ad Anagni di iniziative così simpatiche non esiste traccia? Abbiniamo i due eventi. Creiamo una notte della Taranta Anagnina, con menu a prezzo fisso a base di cinghiale. E chissà che quel simpatico animaletto non decida di partecipare alla festa …. magari in modo attivo (invitato direttamente dai cacciatori a ballare la taranta), più che passivo ed arrostito!
24/8/2014
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