di Valerio Ascenzi – Prima l’edilizia scolastica, ora l’autonomia delle istituzioni scolastico educative e gli insegnanti. Il premier torna a parlare di scuola. Una nuova ondata di assunzioni nella scuola, ma molte meno di quante era stato preventivato, e nel frattempo si prepara una nuova stangata per gli statali: un nuovo blocco biennale dei salari.
Di edilizia scolastica si è parlato tanto. A dir il vero molti slogan e pochi fondi. Ma l’importante è che se ne parli, diceva Andretti. Così a Renzi, da buon democristiano, importa solo che si parli del fatto che lui sta facendo qualcosa. Se lo fa bene o male, non importa. Così con i fondi elargiti per l’edilizia scolastica, qualche scuola potrà finire lavori iniziati dieci anni fa, a di sicuro non avremo scuole all’avanguardia come quelle europee. Renzi e i suoi hanno avuto il coraggio di chiamare un piano per l’edilizia scolastica: Scuole sicuro, Scuole belle, Scuole nuove. Il piano di edilizia scolastica è secondo molti un ossimoro. Scuole belle, sicure, nuove è uno slogan che al di là della semplicità alla quale abbocca giusto il lobotomizzato medio che sta davanti alla cinque ore al giorno, entra in conflitto con questo misero miliardo di euro di investimento. Nel resto d’Europa, come abbiamo detto, la cifra è dieci volte maggiore. A parte lo slogan orrendamente semplice, forse studiato per i bambini delle materne, Renzi intende dividere i fondi (un miliardo di euro) in tre parti uguali tra per le scuole da rendere sicure, da abbellire e quelle da costruire ex novo. Certo: ci mancava qualcuno che costruisse ancora in Italia. Oltre al fatto che un miliardo di euro è un granello di sabbia, confronto ai dieci milioni di euro investiti annualmente da paesi come Germania e Francia per i loro piani di edilizia scolastica, perché costruire altre scuole? Ristrutturare e rendere sicure quelle che ci sono già era un sacrilegio? CI sono scuole chiuse, perché ritenute inagibili che con adeguati lavori di ristrutturazione e messa a norma potrebbero essere riaperte. La maggior parte delle strutture che ospitano istituzioni scolastiche, a dir il vero, sono tutte fuori norma. Cosa stiamo facendo dunque? Diamo, metaforicamente, una rimbiancata ai muri per poter far apparire nuove le scuole agli occhi dell’UE. Ma l’Europa ci chiede strutture realmente a norma, con spazi adeguati per una scuola di tipo europeo. Continuiamo così e continueremo a fare la figura degli italiani descritti nella barzelletta della visita di Hitler in Italia alle forze armate, con Mussolini che gli faceva credere di avere chissà quanti aerei, mentre erano sempre gli stessi ai quali cambiavano solo il numero di matricola.
Sembra che la qualità delle scuole sia ormai valutabile solo in base alla presenza della linea internet, della presenza e dell’utilizzo delle aule informatiche e delle lavagne informatiche, che andrebbero a sostituire le lavagne tradizionali.
Renzi si rammarica del fatto che le Classi 2.0 sono poche. Per chi non sa cosa significa: la classe 2.0 è una classe dotata di lavagna informatica, tablet per ogni alunno. I fondi per finanziare queste aule sono stati pochissimi, sarebbero dovuti arrivare lo scorso anno per dotare le prime elementari di queste attrezzature. Arriveranno quest’anno. Inoltre, per giustificare il fatto che su due classi prime, ad esempio, solo una riceverà le tecnologie suddette, il Miur si è anche inventato una valutazione finale, anno per anno, nella quale si dovranno mettere a confronto i progressi fatti dalla classe con didattica tradizionale e quelli fatti dalla classe con didattica digitale.
Il problema è che di didattica digitale, di sistemi di apprendimento cooperativo multimediale, di gestione delle aule informatiche attraverso i software didattici, i docenti di questa scuola sono completamente digiuni. È l’ennesimo sperpero di denaro pubblico a nostro avviso.
Potremmo recuperare nei confronti del resto dei Paesi europei, dove è stato constatato che la conoscenza delle tecnologie, non porta conoscenza. Lavorare sullo sviluppo di competenze invece porta ad una forma di sapere diverso. Se impariamo ad utilizzare la mente con la didattica tradizionale, non rendendola dipendente dalle tecnologie, si formano alunni oggi, cittadini e lavoratori domani, con competenze elevatissime. Ma la scuola italiana, purtroppo, non ha provato ancora gli insuccessi delle tecnologie informatiche nel resto del mondo. Al Miur si alternano da anni ministri che non conoscendo alcuni ambiti dell’educazione, preferiscono il sensazionalismo che scaturisce dallo spendere milioni di euro per comprare pc, lavagne lim, e tablet, anziché pensare di mettersi a tavolino, riflettere con pedagoghi e filosofi, con gli interpreti di questa società per provare a fare una riforma seria del sistema scolastico.
In questo periodo sono iniziate le assunzioni presso il Miur. Sono molti di meno gli insegnanti che verranno assunti, molti in meno rispetto a quanto era stato quantificato da Letta. La cosa non si spiega: un parte dei posti continuerà ad essere occupata dai precari, che per due mesi l’anno non percepiranno stipendio, ma il 99% di questi percepirà l’indennità di disoccupazione. Quindi: perché assumerne di meno, se poi comunque è sempre lo stato a pagarli? Misteri della fede… democristiana!
Gli insegnanti rientrano nella macrocategoria dei dipendenti pubblici. Da una parte Renzi sentenzia che bisogna rivalutare e valorizzare la professione docente. Dall’altra però il ministero del tesoro studia come bloccare i salari per altri due anni.
Ancora una volta Carlo Cottarelli riprende Renzi: «Se non si toccano sanità, pensioni e statali, la spending review non riuscirà a centrare i suoi obiettivi; bisogna intervenire su almeno due su tre di questi capitoli». Con una manovra che graverà sempre sulle spalle dei soliti noti, il governo punta ad incassare 16-17 miliardi nel 2015. La legge di Stabilità, va presentata al Parlamento entro metà ottobre e il venditore di pentole di Firenze sarà Renzi è chiamato ad operare delle scelte che si annunciano pesanti e niente affatto indolori, non solo per chi le subirà ma anche per questa pseudo maggioranza che lo sostiene in parlamento.
Renzi parla di autonomia delle istituzioni scolastiche, del miglioramento dell’offerta formativa, ma a nostro avviso non sa neanche cosa sta dicendo.
Con una mano da, con l’altra dovrà togliere. Gli ottanta euro di bonus che ha dato ai lavoratori dipendenti, probabilmente saranno un boccone amaro per molti, quando arriverà il momento del conguaglio fiscale di febbraio 2015. Ma per i dipendenti pubblici saranno un doppio colpo gobbo: si parla di un nuovo blocco delle retribuzioni nel pubblico impiego. Per gli insegnanti sarebbe un colpo ancor più pesante: il contratto è scaduto nel 2006 e non viene ancora rinnovato. Questa ipotesi di blocco degli stipendi ha già suscitato parecchi malumori proprio nel PD (sperando non restino solo mugugni). È un’ipotesi ma sarebbe quella maggiormente appetibile: perché andare a colpire la reale evasione fiscale? Andiamo sempre a prendere soldi dove sappiamo che ci sono. Così, per il governo, il congelamento delle buste paga farebbe risparmiare un bel po’ di denaro alle casse dello Stato. Il tutto con l’appoggio dell’opinione pubblica che ormai pensa che i dipendenti pubblici sono solo delle sanguisughe. Qualcuno vicino al premier si sarebbe permesso di far notare che questa manovra avrebbe effetti ancor più recessivi sui consumi. Tagliando, tagliando i lavoratori dipendenti, ma soprattutto quelli pubblici, nel giro di 5 anni si son visti ridurre il salario reale del 14,6%. Considerato l’aumento del costo della vita, secondo la Cgil, annualmente ogni dipendente pubblico dovrebbe percepire almeno quattromila euro in più.
Renzi, con una mano dà, con l’altra toglie. Non è per essere monotoni. Ma ci ricorda qualcuno.
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