Quota-96-scuola-insegnanti-esodati-Riforma-Fornero-4

Quota-96-scuola-insegnanti-esodati-Riforma-Fornero-4di Valerio Ascenzi – Chi governa realmente questo Paese? I burocrati o c’è un Governo, fatto di ministri con competenze. Il caso del dietrofront sui “quota 96” della scuola, la dice lunga. Non è più solo un’impressione: i fatti stanno dando ragione a chi, qualche mese fa, sosteneva che questo Governo è composto da giovanotti che credono di essere statisti, ma sono solo dilettanti allo sbaraglio.

Pensioni, dietrofont
Per cercare di far luce, a chi non abbia ancora capito cosa sia successo, dobbiamo fare un piccolo passo in dietro. Fino a pochi mesi fa si parlava di insegnanti prossimi alla pensione, i cosiddetti “quota 96”. Erano circa quattromila gli insegnanti che, pronti alla pensione già dal 2011, erano rimasti tagliati fuori dalla legge Fornero. Si diceva che era stato solo un errore di calcolo, perché l’anno solare e l’anno scolastico non coincidevano nel conteggio dei contributi versati ai fini della carriera. Con circa sessant’anni e almeno trentacinque di contributi erano stati rifiutati dall’Inps, non mandati in pensione per questione di mesi. Quindi costretti a tornare a far lezione.
La nuova speranza di andare in pensione è caduta sotto i colpi della Ragioneria dello Stato, che del resto ha fatto il suo lavoro: controllare che i conti fossero a posto. Ma a posto non erano.
Carlo Cottarelli aveva già espresso dubbi sulla cosiddetta riforma Madia, che avrebbe permesso a questi insegnanti, con alcuni emendamenti, di andare in pensione. I conti in effetti non tornavano, non c’era copertura finanziaria.
Dopo la leggerezza, quindi, il ministro Madia, ha commesso anche l’errore di non mantenere una posizione ferma e netta. Ormai la finestra per andare in pensione era stata aperta per questi docenti. I sindacati erano pronti a restare aperti anche ad agosto per iniziare le pratiche per il pensionamento. Invece il ministro stesso ha proposto la soppressione degli emendamenti, su suggerimento della Ragioneria dello Stato. Domenico Pantaleo, segretario FLC Cgil, ritiene questo passo in dietro un atto gravissimo, poiché il governo si sottomette ai burocrati.

L’utopia della competenza
Il ministero guidato da Marianna Madia fa registrare il primo flop. Un colossale errore quello di valutare con leggerezza la condizione dei lavoratori prossimi alla pensione, di sottovalutare ciò che da mesi la Ragioneria dello Stato afferma, circa le coperture finanziarie. La stessa leggerezza che il Governo, e lo stesso Matteo Renzi usano, nell’affermare che c’era la copertura finanziaria per dare 80 euro in più a tutti, anche ai pensionati. Ma per questi ultimi, ha dovuto rimangiarsi subito le parole di qualche mese fa. Sta di fatto che il governo avrebbe dovuto dar retta prima alla Ragioneria dello Stato. Inoltre: se basta quel che dice Cottarelli, non abbiamo bisogno di un ministro che, per riformare la PA, commette danni su altri fronti.
È così: di fatto questi giovani ministri stanno dimostrando che lo Stato, potrebbe essere guidato tranquillamente dai burocrati, e che le posizioni, politiche o no, espresse da un ministro possono essere cambiate dall’oggi al domani.
Un errore colossale è quello di pensare di poter mantenere ancora sui banchi di scuola questi docenti. Sarebbero, da quel che si dice, tutti maestri. Immaginateli: erano già pronti a godersi il meritato riposto e ora dovranno fare un altro anno. Vi risparmiamo i commenti letti sui social network, ma l’indignazione nei confronti del governo, sta raggiungendo livelli inaspettati.

Seminano illusioni
Francesca Puglisi, capogruppo del PD al senato, spera di dare una speranza ai docenti tagliati fuori ancora una volta, dichiarando sui media nazionali che proveranno ad intervenire. Ma bisogna considerare che siamo ad Agosto: le lezioni inizeranno il 15 di settembre. Il primo settembre i docenti devono riprendere servizio. Da quel che spiega Pantaleo, già con la riforma Madia (se riforma la possiamo continuare a chiamare) sarebbe stata una corsa contro il tempo. Inoltre, per la Ragioneria dello Stato, la legge Fornero pur contenendo errori tecnici – l’anno solare che non collima con l’anno scolastico – non può essere toccata.
Continuando a pensare di intervenire con qualche emendamento per modificare la legge Fornero, il Governo crede di dare speranze, ma semina solo illusioni. Del resto la condotta è la medesima su molte altre iniziative del Governo. Però non è corretto prendersi gioco di chi ha versato da 35 a 40 anni di contributi e aveva maturato il diritto di andare in pensione già nel 2011.

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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