PariOpportunità 350-260

PariOpportunità 350-260di Anna Rosa Frate e Gianmarco Capogna – La questione maschile e la democrazia paritaria, due sfide da saper cogliere anche nei territori.
Sono 68 gli anni della nostra Repubblica, come ’68 è l’anno in cui in nel mondo è emersa in tutta la sua forza la questione di genere, lanciata dalla seconda ondata di femminismo che nel corso degli anni ’60 aveva riorganizzato i movimenti delle donne al grido di libération. Una liberazione dall’uomo, in un sistema ancora fortemente patriarcale e fallocentrico, una liberazione che spezzasse le catene degli stereotipi di genere, una liberazione che fosse autodeterminazione, lavorativa ed economica, sociale ma anche sessuale e riproduttiva. Da quel momento si è aperta una stagione di grandi battaglie (divorzio, aborto, parità retributiva … ) che le donne hanno saputo affrontare e vincere determinando un grande passo in avanti per l’Italia che usciva da un sostanziale conservatorismo sociale, iniziando un percorso finalizzato all’eguaglianza e alle pari opportunità. Eppure oggi a distanza di 68 anni dalla storica prima volta, quella del primo voto a suffragio universale maschile e femminile nel referendum tra Monarchia e Repubblica, la questione, anzi, le questioni di genere restano aperte e sollevano nuovi interrogativi in correlazione con l’idea di democrazia paritaria che nel corso degli ultimi decenni è diventata uno dei temi di riflessione tra i più interessanti.
La democrazia paritaria è il compimento della democrazia, perché porta a compimento l’inclusione delle donne nella polis. E fa anche un’altra cosa non meno rilevante: sottrae all’arbitrio o alla generosità degli uomini che ne detengono le chiavi una parte del potere di decidere, rendendo più libere le donne. In quest’ottica la realizzazione di tutto ciò comporterebbe il superamento della questione di genere, o per dirla in altra maniera della questione maschile, come la chiama Giuseppe Civati. Una questione che se analizzata in termini di politica, nel senso istituzionale del termine, è anche questione di rappresentanza politica e di presenza, o assenza, delle donne dalle stanze del potere.
In questi termini democrazia paritaria significa anche recuperare quel vuoto che esiste tra la società e la politica e che si concretizza in una crisi profonda nella credibilità e nella fiducia verso le istituzioni democratiche.
Non si chiedono meriti o medaglie speciali alle donne per entrare nella cittadella della rappresentanza, né ci si aspetta azioni miracolistiche, semplicemente si prende atto che in una società composta a metà da uomini e da donne, una rappresentanza paritaria si traduce in miglioramento qualitativo nel processo di policy making
La democrazia paritaria non configura alcuna concessione, alcun regalo o tutela, è la semplice presa d’atto (frutto però di un’epocale rivoluzione culturale e politica) che il popolo sovrano è fatto di uomini e donne e non è una nozione neutra, indistinta. È stata quella nozione neutra a consentire, anche nella storia repubblicana, di considerare normale – quella stessa normalità messa in discussione da Foucault nella sua opera La volontà di sapere del 1976 – che la rappresentanza fosse monopolizzata dagli uomini e che la presenza delle donne fosse un’anomalia, un’eccezione da giustificare con meriti altrettanto eccezionali.
Una strada intrapresa, quella della parità, ma che è ancora lunga: non sono sufficienti le aperture fatte e livello nazionale, dove troviamo il Parlamento più rosa della storia repubblicana, nonostante eletto in liste bloccate attraverso il Porcellum, e le scelte paritarie del Segretario del PD e Presidente del Consiglio Matteo Renzi nella rappresentanza femminile. Le spinte appena descritte devono trovare una correlazione anche nella quotidianità dei territori, nelle scelte politiche intraprese ad ogni livello, ma dai numeri, gli studi e le analisi, si comprende che non è così. Per fare un esempio a noi vicino basta osservare la composizione della Segreteria provinciale del PD Frosinone: le donne sono 5 rispetto a 15 nomi maschili.
Non è anche questo un riflusso chiaro della questione maschile?
E’ l’immagine di una visione, diffusa ancora oggi, eredità di un lungo passato che non vuole passare, nel quale la politica era, ed è, per definizione cosa esclusivamente di uomini.
Democrazia paritaria significa superare questa concezione arrivando alla piena applicazione di quello che è anche il motto dell’Unione europea: Uniti nella diversità.
Una situazione socio-politica in cui partendo dal riconoscimento della diversità come fattore positivo e caratterizzante trasformi la stessa in fonte di ricchezza, non solo economica ma anche culturale e politica. Resta un dato di fatto che avere una rappresentanza femminile nelle istituzioni al di sopra della soglia limite del 30% determini un considerevole miglioramento nello sviluppo di politiche di genere e più in generale di politiche sociali. Noi quella soglia l’abbiamo superata di poco, pochissimo, nelle scorse elezioni politiche, ma non è detto che non si possa tornare indietro.
E allora dobbiamo cominciare una rivoluzione culturale che porti la pari rappresentanza in tutti gli organismi decisionali, a partire dai territori, e magari proprio da quella Segreteria provinciale così squilibrata tra i generi.

Anna Rosa Frate – Membro Direzione Regionale PD Lazio
Gianmarco Capogna – Responsabile Diritti, Non Discriminazione e Uguaglianza GD Frosinone

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