Locandina progettomarte 350-240

Locandina progettomarte 350-240di Lucia Mancini, da L’Inchiesta Quotidiano – In accordo e in continuità con gli incontri dedicati al “Progetto Marte”, già avviato nella scorsa primavera dall’ Auser, quello volto agli uomini definiti “individui maltrattanti” al fine di prevenire anche nel sesso debole l’attitudine secolare e tradizionale alla violenza, l’Auser di Frosinone, insieme alla Asl, ha proposto alle scuole di Frosinone e in particolare all’Istituto di Istruzione Secondaria “Turriziani” – ossia al Liceo Classico e al Liceo delle Scienze umane che lo hanno approvato all’unanimità -un vero e proprio progetto di “Educazione sentimentale e sessuale, volto al contrasto dell’omofobia e della violenza contro le donne”. Si tratta di un’ipotesi di lavoro subordinato al bando “Fraternità”, i cui finanziamenti dovranno essere approvati dalla Regione Lazio. «Bisogna formare i futuri uomini, non più a immagine e somiglianza dei padri e nonni violenti, bensì perché imparino a trattare le donne in modo rispettoso e tenendo conto dei reciproci sentimenti, educando anche i figli e la prole al rispetto e spezzando quindi, definitivamente, quella catena di violenza familiare che è ormai un pregresso stratificato nella mentalità collettiva della nostra nazione». Così Sonia Sirizzotti, legale dell’Auser, spiega con chiarezza gli intenti del nuovo progetto, iniziando la nuova tranche degli appuntamenti autunnali con il “Progetto Marte”, poiché entrambe le iniziative sono davvero intimamente legate alla prevenzione della violenza di genere. «Quando hanno inizio le prime manifestazioni di violenza, esiste infatti un “ciclo” ben preciso di episodi che si susseguono costantemente: la paura della donna è la prima reazione, che determina un Progetto Martecomportamento di silenzio, di accettazione e remissivo in genere; ad essa segue la cosiddetta fase della “luna di miele”, in cui l’uomo maltrattante diventa buono, dolce e pieno di attenzioni. Basta però una minima sciocchezza, come un oggetto fuori posto, un ritardo all’appuntamento o un piatto cucinato senza un ingrediente particolare, a fare scattare di nuovo altri episodi violenti. A questi la donna reagirà immediatamente sentendosi in colpa perché “non si è comportata bene”, pensando cioè che la violenza si possa prevenire facendo tutto quello che desidera il partner in modo ineccepibile. Il che, invece, non è: violenza comporta violenza, a gradi di intensità crescente e più grave», prosegue l’avvocato. Certo che le motivazioni sono varie: comportamenti patologici generati da dipendenza da droghe, da farmaci o da alcool; caratteri instabili psicologicamente, come gli schizofrenici o i bipolari. A ciò si aggiunge anche il cosiddetto “stress da conflitto” che nasce invece da circostanze casuali, quali la perdita del lavoro, la scomparsa di un familiare, le difficoltà economiche e l’incapacità di poter “tirare avanti”. «Contro tutte queste patologie è evidente che il comportamento da “crocerossina” o il semplice “buon senso” non possono sortire alcun effetto: al contrario, è proprio contro colei con cui si condivide la quotidianità che ci si scaglia con rabbia ed efferatezza, quasi a colpevolizzarla di tutte quelle dinamiche “sbagliate” imposte invece dalle situazioni esterne», aggiunge la Sirizzotti. Ecco il perché di una conoscenza precisa di tutte queste dinamiche da parte dei ragazzi: per spezzare il circolo vizioso che spesso molti di loro vedono puntualmente ripresentarsi in famiglia da parte degli elementi maschili su quelli femminili. Se “la scuola ha il dovere di fornire gli strumenti per una lettura paritaria del genere”, come si legge nella Premessa al progetto presentato nelle scuole, allora è necessario che scuola e psicologia affrontino insieme l’educazione sentimentale dei ragazzi “nell’ottica di educare le nuove generazioni al rispetto reciproco delle opinioni e delle condotte diverse dalle proprie ed ottenere il concreto risultato di prevenire la violenza mediante la formazione”. “Se il sistema mediatico fornisce una rappresentazione schiacciata solo sulla mercificazione del corpo femminile, la scuola ha il diritto di ristabilire un equilibrio della sua immagine. I giovani si abituano a una visione inflessibile die ruoli sessuali e così l’identità di genere sfugge a questa visione viene fortemente stigmatizzata. Il bullismo è un esempio eclatante”, prosegue Anna Magliocchetti, anche lei volontaria dell’Auser, secondo la quale “la lettura critica di violenza interpersonale, sessuale, eteronormatività, omofobia, razzismo e xenofobia devono essere presenti nella nuova pedagogia per progettare interventi adeguati all’educazione e alla cultura di genere”. Un progetto davvero innovativo che propone per la prima volta la materia “Educazione affettiva “accanto a quelle tradizionali della scuola, dando particolare attenzione a contenuti quali “distinzione tra cotta innamoramento e amore” o “consapevolezza emotiva e degli stati interiori riferita alla dimensione sessuo-affettiva, oltre a omofobia, stalking, ruoli di coppia, che evidentemente susciteranno grande curiosità e interesse da parte degli alunni ma che ci auguriamo soprattutto sortiranno l’effetto di migliorare la conoscenza e il rispetto di sé e degli altri in ogni contesto di diversità.
Segnalato da Sonia Sirizzotti

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