di Ignazio Mazzoli – Luigi Di Santo Presidente del Consiglio di Sorveglianza del Confidi-Frosinone non c’è più. Per tutti quelli che avevano confidenza con lui era semplicemente Luigino o Gigino di Santo. A 62 anni si è accomiatato da tutti noi e da tutti quelli, tanti, che aveva conosciuto in quasi 40 anni di impegno associativo e sindacale.
Lascia la moglie, due figli e noi in punta di piedi, con il garbo e la discrezione con cui ha vissuto la sua vita pubblica e quella privata. Da più di un decennio Luigino si sottoponeva a dialisi una media di quattro ore tre volte alla settimana senza nulla togliere alla sua efficienza nella relazioni professionali. Aveva sempre affrontato tutte le complicanze che questa terapia può portare con sé e questa vicissitudine l’aveva inserita nell’agenda della sua vita con consapevolezza e competenza perché non limitasse oltre il dovuto il suo lavoro ed il suo impegno. Ne parlava con noi amici con lucida conoscenza di termini e procedure e sempre con un distacco da osservatore. Era un suo problema fra gli altri. come la ricerca e la garanzia di credito alle aziende associate al Confidi di Frosinone.
Questa crisi economica che tanti danni ha prodotto sulla struttura produttiva e commerciale del frusinate lo assillava. Una delle sua ultime iniziative fu il convegno del 14 febbraio scorso “Crisi e Credito” che Confidi promosse insieme a Confimprese. Un dibattito guidato da Stefano Di Scanno che vide Di Santo impegnato e propositivo. I soldi per le imprese il sistema bancario doveva trovarli.
Conobbi Gigino fra il 1974 e il ’75. Era un giovane che voleva impegnarsi per cambiare le condizioni di vita, non solo sue. Veniva da S. Giovanni Incarico e dopo alcuni colloqui volle misurarsi con la proposta di sviluppare il Pci nella sua città ma disse di essere disposto anche a fare di più. La generazione di Berlinguer, a quella appartiene Di Santo, nella stagione di maggior dinamismo della politica italiana in quegli anni, credeva fermamente che i ceti medi, artigiani e commercianti, in primo luogo meritavano una forte attenzione da parte del partito comunista. Non bastava solo includerli in una grande politica di rinnovamento, ma bisognava nel concreto operare da subito perché le loro esigenze operative ed esistenziali avessero degli utili riconoscimenti. Luigi Di Santo parti con tutto l’entusiasmo che aveva. E dovette essere davvero grande, se in pochi mesi prese corpo la sua creatura: aveva messo in piedi la Confesercenti di Frosinone che in poco tempo divenne una forte organizzazione a tutela dei commercianti e per la prima volta s’interrompeva il monopolio della Confcommercio anche in questa provincia. Intelligente e abile creò un condizione di convivenza dialettica, non conflittuale, fra le due associazioni offrendo così agli operatori commerciali una più vasta rete di tutela e di protezione.
Io perdo un amico. Un compagno impegnato, con il quale siamo cresciuti insieme. Era un conversatore instancabile. Parlava e, gli piaceva parlare, per comunicare e anche per affinare le sue valutazioni che erano sempre basate sull’individuazione del contesto politico come limite, ma anche come occasione per rintracciare proposte e soluzioni per le quali ha sempre osato con la sua autonomia di giudizio.
Oggi Luigi se ne va, ma ci lascia risultati associativi, organizzativi e d’iniziativa che sono patrimonio non solo dei commercianti e di tante ditte individuali, ma anche di amici e competitori. Grazie Luigi.
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