di Valerio Ascenzi – Non scherziamo: i programmi elettorali sono cose serie. Campagna elettorale iniziata e si iniziano a vedere i primi, timidi, abbozzi di “intenti” per progettare una Anagni diversa. Il sarcasmo, nel leggere certe sciocchezze a volte è spontaneo. Ci taccerete come saccenti, ma a ben voler analizzare certi proclami c’è solo da ridere.
Il primo argomento è il turismo. In questi giorni abbiamo già assistito ad annunci inerenti la programmazione per la nascita di una economia turistica in questa città. Se ne è timidamente parlato finora, da sinistra, in una maniera completamente astratta, da far pensare ad una distanza siderale di chi parla dalla materia sulla quale si sta cimentando. Sinceramente, chi scrive, aveva sentito “vendere fuffa” solo al Noto e Fiorito nella stessa maniera, forse anche più pomposa, in merito alla vocazione turistico-culturale di Anagni. A dir il vero, realisticamente parlando, siamo tutti capaci a dire qualcosa come: investiremo tutte le nostre forze per attrarre flussi turistici, oppure: prenderemo finanziamenti regionali, statali ed europei. È proprio parlando di “attrarre flussi turistici” che si manifesta l’incompetenza di chi prova a cimentarsi con una materia del genere. Il turismo non è un fiume, non è un fascio di energia, che può esser deviato a comando. Per fare in modo che una città possa divenire un centro di attrazione, si deve creare il bisogno, nella mente di chi viaggia, di visitarla. Inoltre si dovrebbero creare strutture adeguate a ricevere queste persone. Nessuno, al di fuori dei confini comunali, sente il bisogno di venire ad Anagni, anzi, più di qualcuno evita di metterci piede. Non parliamo delle strutture ricettive: Anagni non ha alberghi, non ha servizi di trasporti utili a collegare adeguatamente la stazione ferroviaria con il centro, ha un pessimo servizio di trasporti urbani, non ha parcheggi che possano permettere ad eventuali avventori di lasciare l’auto, prendere una scala mobile e farsi una passeggiata in centro. Lo sanno poi anche i bambini ormai, che per acquisire fondi, ci vuole una adeguata specializzazione nella progettazione. Ma le parole al vento in campagna elettorale sono all’ordine del giorno.
Avere buone idee non basta. Riflettendo, dopo aver visto altre realtà in giro per l’Italia, per avviare una economia turistica in questo territorio, non si può ragionare a breve termine e non si può, purtroppo, pensare ad Anagni e basta. Un territorio più vasto, se ci sono volontà consociativistiche, può divenire un polo di attrazione e i suoi centri possono diventare luoghi da visitare. Chi non comprende ciò, può anche smettere di parlare a vanvera, poiché dimostra di non essere mai uscito fuori dalle quattro mura di Anagni, di non aver visto neanche la realtà del Chianti in Toscana, o del Salento in Puglia. Si va in Salento, ad esempio, ma spesso si alloggia in luoghi che a mala pena sono sulla carta geografica, perché è il territorio più ampio intorno ad attrarre persone. Non si va ad Anagni, perché Anagni, nonostante abbia storia, arte e cultura fino alla nausea, perché Anagni è un punto sulla carta, di un territorio che non promuove se stesso.
Avere buone idee non basta. A dir il vero, dai politici di Anagni, non ti puoi aspettare nulla del genere. Ma ammesso che ci fossero uomini con le idee chiare, servirebbe l’umiltà di ammettere che le idee non possono essere messe in atto senza l’aiuto di manager del settore turistico, in grado di redigere progetti a lungo termine.
Se ci pensate bene, il Chianti, non è “il Chianti” da dieci anni, ma da una quarantina ormai. Per ottenere un risultato del genere sarebbe necessario che i comuni della Ciociaria si consorziassero su più settori (vino, olio, eccellenze agroalimentari, tipicità zootecniche) e che si studiasse una massiccia campagna comunicazionale – informativa, attraverso anche le moderne tecniche narrative legare alle storie dei luoghi. Sarebbe necessario capire che natura, ambiente, enogastronomia, arte e architettura, storia, svago e divertimento, sono tutti settori connessi per realizzare una economia del genere. Il tutto dovrebbe esser condito con un cambiamento della mentalità di chi intende fare impresa in questo settore. Ci vorrebbe almeno un decennio solo per avviare questo percorso. E noi abbiamo politici che parlano di turismo in termini di “flussi”. È a dir poco surreale.
Ma quel che più di qualcuno si chiede è: mentre si cerca di trasformare questo territorio, o la parte salvabile dall’inquinamento di questo territorio, in una realtà turistica, la popolazione può fare la fame per i prossimi trent’anni, oppure può sperare in altro?
L’economia di questo territorio si può rivolgere solo ad altri settori, oppure gli investimenti sull’industria sono da dimenticare completamente? Recuperare un sito industriale come quello della ex Videocolor, si può, magari attraverso la creazione di una cooperativa di lavoratori, oppure dobbiamo rassegnarci ad un altro mostro di archeologia industriale? Ma quel che pensiamo, e che pensano molti cittadini, è semplice. Ammesso e non concesso che un progetto per la realizzazione di un nuovo sito industriale, possa esser realizzabile o meno, perché escludere questa ipotesi a priori? Perché siamo ambientalisti a priori? Nessuno ama l’idea di ritrovarsi altri agenti inquinanti su questo territorio. Ma “valutare” un progetto, non significa averlo già dato per realizzato. Qui ci riferiamo al progetto del cosiddetto “gruppo Beccidelli”. Si parla di manutenzione elicotteri, altri parlano di piste di atterraggio. La verità è che è tutto così poco chiaro, che andrebbe valutato. Si, perché valutare, non significa dare l’assenso alla cieca. Mettiamo caso che questo progetto sia di bassissimo impatto ambientale e che crei nuove opportunità di lavoro, lo buttereste a mare? Nell’attesa che questo territorio cambi la sua vocazione, arrivi a campare solo di turismo, voi ve la sentireste di buttare a mare una eventuale opportunità? E con questo non abbiamo detto di essere favorevoli. Ma valutare, come abbiamo già detto, significa porsi dei dubbi. A nostro avviso, chi rifiuta aprioristicamente di valutare, non ha la maturità per governare. Un futuro amministratore ha il dovere di prendersi del tempo per valutare qualsiasi proposta possa portare giovamenti a livello economico nel suo comune. Anagni non è un comune a ridosso di un parco nazionale. Pertanto non si può combattere apriori, un progetto. Potrebbe anche essere a vantaggio di pochi, ma è sempre doveroso parlarne, dialogare, valutare. E se un consigliere regionale, abituato a dire “si vediamo” anche ai sassi, si esprime dicendo: siamo pronti a valutare, non significa di certo che sia già tutto scritto.
L’ambientalismo, poi, l’amore per l’ecologia, pare essersi fermato alla proposta di realizzare una struttura sanitaria, presso l’area dell’ex deposito militare di esplosivi. Due osservazioni: Dove sono finite le battaglie contro i termovalorizzatori che sputano fumi nella nostra valle? E i progetti di valorizzazione della Macchia di Anagni? Gli ambientalisti si fermano alla stazione ferroviaria? Inoltre come si realizza una struttura sanitaria pubblica, con partecipazione privata, in accordo con le istituzioni regionali? Dubbi a non finire: con quali investitori privati la facciamo? Don Verzè è passato a miglior vita. (È una battuta, concedetevi una risata). Con quale istituzione regionale? La Regione Toscana? No, ce lo chiediamo perché la Regione Lazio la attacchiamo ogni dieci minuti, anche a ragione, per le sue mancanze nei confronti di questo territorio. Non crediamo proprio, dunque, che ci siano margini di manovra e la proposta di una struttura sanitaria sull’area dell’ex polveriera, diviene altra fuffa.
Era questo che intendevamo, giorni fa, quando abbiamo ripetutamente detto, anche sui socialnetwork, che ci attendevamo, al posto del programma, una liste di buoni propositi simili a quelle delle autogestioni.
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