di Valerio Ascenzi – George Orwell si è fermato ad Anagni. Uno spaccato dell’immaginario mondo orwelliano in cui il bispensiero permette di ricordare e dimenticare tutto, di tutti. Questa è Anagni. Qui la politica è la dimensione in cui si manifesta la totale assenza di memoria da parte dei cittadini, i quali ricordano, dimenticano, ignorano e ripartono da capo, come un personal computer appena formattato. Forse perché persiste in questo luogo una mentalità arcaica, retaggio di un popolo che in passato sottostava a poche famiglie nobili e benestanti, che amministravano e decidevano tutto in città. Famiglie che facevano il bello e il cattivo tempo, alle quali pochi si ribellavano, dalle quali pochi pretendevano giustizia. Come se fossimo ancora Stato Pontificio o Regno d’Italia, in questa città chi fa politica, sotto sotto la fa, per cercare di nobilitarsi, di prendere uno status che non raggiungerebbe mai attraverso un percorso non politico. “Fighetti” con capi d’abbigliamento firmati, che non hanno mai lavorato, che non si sono mai abbassati a lavare i piatti in un ristorante o ad imbiancare una parete per quaranta mila vecchie lire. Ma quel che è più triste è che i cittadini non si fanno venire il benché minimo dubbio sui candidati, andando dietro al pettegolezzo e affidandosi all’opinione di alcuni gatekeeper, divenuti tali semplicemente perché l’élite locale ha attribuito loro, erroneamente, questo ruolo.
Per chi non ha letto il romanzo distopico 1984 di Eric Arthur Blair, ovvero George Orwell, cercheremo di rendere più semplice il concetto di bispensiero, o bipensiero che dir si voglia. Per bispensiero (doublethink, secondo Orwell), è un termine in neolingua (la lingua immaginaria in continua evoluzione e trasformazione), utilizzato dal Partito del Grande Fratello per indicare un meccanismo psichico in base al quale l’uomo arriva a credere che tutto si possa fare e disfare. Quel procedimento mentale che permette di sostenere un’idea e il suo contrario. Il bipensiero si rende necessario nei sistemi totalitari, che richiedono una adesione costante di fronte alle mutevoli idee politiche. Se ci pensate bene, noi non siamo una democrazia oggi. Gli anni del berlusconismo hanno fatto talmente male a questo Paese, che nelle realtà piccole come Anagni, il sistema totalitario immaginato da Orwell sembra essere stato superato e migliorato. La massa crede di essere in democrazia, ma ripete “a pappagallo” che va tutto bene, seguendo gli annunci del presidente del consiglio di turno. Nelle realtà piccole si può dire tutto e il contrario di tutto. Il protagonista del romanzo di Orwell nel presente sa che il suo stato è in guerra con un altro stato, ma ricorda – ed ha paura di manifestare questo ricordo – che quando lui era più giovane la sua nazione era amica di quella con cui ora era in guerra.
Così in una cittadina come Anagni, accade che un ex assessore e vicesindaco di Fiorito e Noto, possa proporsi alla cittadinanza di Anagni come una novità. Per aiutare la mente dei suoi sostenitori a dimenticare chi è, chi è stato, annuncia la volontà di lavorare per superare la crisi, come se la crisi internazionale – che qui, grazie a certe politiche messe in atto proprio dalle Giunte a cui lui ha partecipato, è arrivata prima – fosse qualcosa che si può risolvere a partire da Anagni. Immaginatevi lo Spread che si riduce solo qui, in Ciociaria. Immaginatevi condizioni socioeconomiche e assistenziali, dei paesi nord europei, qui, ad Anagni.
I politici, anche quelli non troppo navigati, ad Anagni hanno il vizio di presentarsi come se fossero i governatori di uno Stato, e non come coloro i quali andranno ad amministrare una città. Una certa megalomania, in effetti ce l’hanno. Esclusi quelli che, in politica ci hanno messo il naso di recente, la maggior parte – sinistra, destra, centro e movimenti – hanno la presunzione di poter dire alla cittadinanza che risolveranno tutti i problemi. Onestà intellettuale, un concetto che a loro non appartiene.
È qui che superiamo il bispensiero orwelliano: oltre a dimenticare chi abbiamo davanti da anni, non riusciamo neanche a capire i nuovi arrivi della politica. Ci basta sapere che sono nuovi e votiamo alla cieca. È accaduto con Fiorito: era nuovo, era giovane, dunque votiamolo per dargli una possibilità. Si è visto il risultato. Accadrà ancora? Se solo avessimo avuto la lucidità, per ogni neofita della politica locale, di andare a vedere gli individui del gruppo delle loro compagnie nelle scuole superiori, avremmo già molte risposte. Il risultato è che andando ad indagare, ci sono politicanti che per una vita sono stati dei disadattati sociali, che ora fanno politica, massima espressione della socializzazione. C’è qualcosa che non quadra, o no? Da chi sono spinti? Chi li manda avanti?
Vogliamo poi parlare dei vecchi che salgono sui carri dei presunti vincitori? Di quelli che con Fiorito con la Giunta in bilico, gli votano il bilancio a favore dall’opposizione? Di questa gente pare si sia persa memoria. E cosa dire dei nuovi che hanno sempre campato di politica, che non hanno mai inviato un curriculum, per cercare lavoro? Pare che, come nel romanzo orwelliani, solo alcuni riescano a ricordare tutto. Da questo tipo di ricordi nasce il mal di stomaco ed evidentemente l’anagnino, preferisce non ricordare così previene, che è meglio di curare, invece di prendere una maalox.
L’anagnino medio poi, delega tutto. Pensa di poter fare a meno di usare la testa e si affida all’opinione di un gatekeeper per poi farla sua. Ma sbaglia ad affibbiare un’etichetta di gatekeeper alle persone. Chi è sto gatekeeper? Ve lo state domandando. Per chi non lo sa, si tratta di un “esperto” (un politico, uno scienziato, un sociologo, uno scrittore) in un determinato settore che fa gatekeeping, cioè che filtra informazioni nel suo specifico ambito. Il gatekeeper agisce in maniera inconscia, se lavora sotto l’influenza di qualcuno o di una fonte di informazione. Oppure consciamente, per scopi personali o economici. E questo la dice lunga sull’autorevolezza delle informazioni che ci propina. Il gatekeepers principalmente usa il veicolo dell’informazione, per diffondere le sue idee, perché ciò che appare nei media, diviene sempre, nell’immaginario collettivo, qualcosa di verosimile. Attenzione: verosimile è un concetto che non ha nulla a che fare con la verità. Infatti tutti quelli che hanno una particolare visibilità sui media, sono potenzialmente gatekeeper. Il problema è che un gatekeeper non informa. Devia l’informazione. Ma per capire questo, ci vuole una certa dose di cultura che nell’Anagni orwelliana non c’è.
Il romanzo distopico 1984 termina con un pessimismo che lascia intendere che le cose non cambieranno mai. Chi continua a controllare il passato e il presente, controllerà anche il futuro. Siamo pessimisti anche sul futuro di questa città, anche se qualche piccolo passo verso il miglioramento potrebbe arrivare. Votare il vecchio che si presenta per nuovo, è un suicidio. Dobbiamo accontentarci di votare il meno peggio.
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