Anagni Palazzo della Ragione 350 260

Anagni Palazzo della Ragione 350 260di Valerio Ascenzi – Non gli uomini, ma le idee. La politica dovrebbe essere sempre al centro. «Una volta, le membra dell’uomo, constatando che lo stomaco se ne stava ozioso [ad attendere cibo], ruppero con lui gli accordi e cospirarono tra loro, decidendo che le mani non portassero cibo alla bocca, né che, portatolo, la bocca lo accettasse, né che i denti lo confezionassero a dovere. Ma mentre intendevano domare lo stomaco, a indebolirsi furono anche loro stesse, e il corpo intero giunse a deperimento estremo. Di qui apparve che l’ufficio dello stomaco non è quello di un pigro, ma che, una volta accolti, distribuisce i cibi per tutte le membra. E quindi tornarono in amicizia con lui. Così senato e popolo, come fossero un unico corpo, con la discordia periscono, con la concordia rimangono in salute».
Il testo sopra è conosciuto come l’Apologo di Menenio Agrippa – console romano – che nel 493 a. C. risanò la frattura tra Patrizi e Plebei. Questi ultimi, stanchi dei privilegi della classe patrizia, incrociarono le braccia sul Monte Sacro – collina romana che sorge sulla riva destra del fiume Aniene.
Il centrosinistra, oggi, ad Anagni è lo specchio di quel che accade a livello nazionale. Il Pd, ad Anagni, oggi, è lo specchio della politica disorientata e confusa del partito dei livelli nazionali.
Perché il parallelo con Agrippa? Perché la presenza di ben dodici candidature a sindaco, dovrebbe far riflettere su una cosa. In questa società, tutti vogliono un posto di comando, di visibilità. “Tutti sono qualcuno, tutti sono in vetrina” (cit.). Pochi si rendono conto dell’utilità dei ruoli “minori”, pochi hanno rispetto di quelli che dovrebbero essere i ruoli “non visibili” della politica, soprattutto chi ha l’ambizione di comandare, e non coordinare. Inoltre pochi di questi nuovi ambiziosi della politica, si rendono conto di non essere adatti ai ruoli ai quali aspirano.
Nessuno intende la carica di sindaco, come ruolo di coordinamento. Il motivo è semplice: nessuno è sceso in mezzo alla gente in un modo nuovo. Nessuno finora ha fatto iniziative pubbliche tali da poter chiedere idee alla popolazione, per poi inserirle in un programma. Era qualcosa che si doveva fare prima, un anno prima. Il problema vero è, che manifestare certe idee in un direttivo di partito, in una assemblea pubblica ti fa apparire come un marziano. C’è chi ti guarda con gli occhi sgranati, chi ride. Ma nelle realtà in cui le cose funzionano, ci si organizza proprio in mezzo alla gente. Chiedere l’apertura di un partito a quella parte della popolazione che non milita in una organizzazione politica, viene vista come un’eresia. Questo perché c’è un modo vecchio, ammuffito, di concepire il ruolo del dirigente politico, dell’uomo politico: siamo ancora circondati da persone che ritengono che il dirigente politico sia uno che impone le sue idee – come un dirigente d’azienda – pensando che siano le migliori, poiché fuori la popolazione va “educata”. Impongono le loro idee e rubano quelle degli altri, senza saperle realizzare. Dirigenti che aggrediscono verbalmente gli interlocutori, dimostrando di essere totalmente inadatti alla mediazione.
Aprire alla società. Perché? Semplicemente perché fuori dai partiti c’è di solito il meglio. Soprattutto a livello locale. La politica, oggi, non lascia spazio a persone realmente preparate nei più disparati settori. Semplicemente perché la politica si è ridotta alla mera ricerca del consenso, del voto. Sui territori poi, i voti si raccolgono con modalità che rasentano l’idiozia. I partiti, e anche molti movimenti che nascono sui territori, si illudono che quella parte di popolazione che non partecipa alla politica sia completamente estranea alla stessa e non sia in grado di dare idee, consigli, pareri. Invece, fuori da questi arrugginiti meccanismi, ci sono uomini e donne in grado di contribuire a migliorare questa società.
Affrettarsi ora a far programmi, sarà dura per i candidati e per i sostenitori. E per qualcuno si risolverà nella compilazione di una serie di cose da fare, come la lista delle iniziative per l’autogestione a scuola.
Un elettore medio, ad Anagni, si ritrova oggi, come il ragionier Fantozzi alla vigilia delle elezioni politiche. Chissà però se nella città dei Papi (e di Fiorito) avrà la voglia di informarsi sui candidati, sui partiti, sulle idee. Chissà anche se i sostenitori dei candidati a sindaco sapranno comunicare con la popolazione. Oggi comunicare è importante, ma spettegolare, almeno ad Anagni, è meglio.

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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