di Valerio Ascenzi – Non gli uomini, ma le idee. La politica dovrebbe essere sempre al centro. «Una volta, le membra dell’uomo, constatando che lo stomaco se ne stava ozioso [ad attendere cibo], ruppero con lui gli accordi e cospirarono tra loro, decidendo che le mani non portassero cibo alla bocca, né che, portatolo, la bocca lo accettasse, né che i denti lo confezionassero a dovere. Ma mentre intendevano domare lo stomaco, a indebolirsi furono anche loro stesse, e il corpo intero giunse a deperimento estremo. Di qui apparve che l’ufficio dello stomaco non è quello di un pigro, ma che, una volta accolti, distribuisce i cibi per tutte le membra. E quindi tornarono in amicizia con lui. Così senato e popolo, come fossero un unico corpo, con la discordia periscono, con la concordia rimangono in salute».
Il testo sopra è conosciuto come l’Apologo di Menenio Agrippa – console romano – che nel 493 a. C. risanò la frattura tra Patrizi e Plebei. Questi ultimi, stanchi dei privilegi della classe patrizia, incrociarono le braccia sul Monte Sacro – collina romana che sorge sulla riva destra del fiume Aniene.
Il centrosinistra, oggi, ad Anagni è lo specchio di quel che accade a livello nazionale. Il Pd, ad Anagni, oggi, è lo specchio della politica disorientata e confusa del partito dei livelli nazionali.
Perché il parallelo con Agrippa? Perché la presenza di ben dodici candidature a sindaco, dovrebbe far riflettere su una cosa. In questa società, tutti vogliono un posto di comando, di visibilità. “Tutti sono qualcuno, tutti sono in vetrina” (cit.). Pochi si rendono conto dell’utilità dei ruoli “minori”, pochi hanno rispetto di quelli che dovrebbero essere i ruoli “non visibili” della politica, soprattutto chi ha l’ambizione di comandare, e non coordinare. Inoltre pochi di questi nuovi ambiziosi della politica, si rendono conto di non essere adatti ai ruoli ai quali aspirano.
Nessuno intende la carica di sindaco, come ruolo di coordinamento. Il motivo è semplice: nessuno è sceso in mezzo alla gente in un modo nuovo. Nessuno finora ha fatto iniziative pubbliche tali da poter chiedere idee alla popolazione, per poi inserirle in un programma. Era qualcosa che si doveva fare prima, un anno prima. Il problema vero è, che manifestare certe idee in un direttivo di partito, in una assemblea pubblica ti fa apparire come un marziano. C’è chi ti guarda con gli occhi sgranati, chi ride. Ma nelle realtà in cui le cose funzionano, ci si organizza proprio in mezzo alla gente. Chiedere l’apertura di un partito a quella parte della popolazione che non milita in una organizzazione politica, viene vista come un’eresia. Questo perché c’è un modo vecchio, ammuffito, di concepire il ruolo del dirigente politico, dell’uomo politico: siamo ancora circondati da persone che ritengono che il dirigente politico sia uno che impone le sue idee – come un dirigente d’azienda – pensando che siano le migliori, poiché fuori la popolazione va “educata”. Impongono le loro idee e rubano quelle degli altri, senza saperle realizzare. Dirigenti che aggrediscono verbalmente gli interlocutori, dimostrando di essere totalmente inadatti alla mediazione.
Aprire alla società. Perché? Semplicemente perché fuori dai partiti c’è di solito il meglio. Soprattutto a livello locale. La politica, oggi, non lascia spazio a persone realmente preparate nei più disparati settori. Semplicemente perché la politica si è ridotta alla mera ricerca del consenso, del voto. Sui territori poi, i voti si raccolgono con modalità che rasentano l’idiozia. I partiti, e anche molti movimenti che nascono sui territori, si illudono che quella parte di popolazione che non partecipa alla politica sia completamente estranea alla stessa e non sia in grado di dare idee, consigli, pareri. Invece, fuori da questi arrugginiti meccanismi, ci sono uomini e donne in grado di contribuire a migliorare questa società.
Affrettarsi ora a far programmi, sarà dura per i candidati e per i sostenitori. E per qualcuno si risolverà nella compilazione di una serie di cose da fare, come la lista delle iniziative per l’autogestione a scuola.
Un elettore medio, ad Anagni, si ritrova oggi, come il ragionier Fantozzi alla vigilia delle elezioni politiche. Chissà però se nella città dei Papi (e di Fiorito) avrà la voglia di informarsi sui candidati, sui partiti, sulle idee. Chissà anche se i sostenitori dei candidati a sindaco sapranno comunicare con la popolazione. Oggi comunicare è importante, ma spettegolare, almeno ad Anagni, è meglio.
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