di Stefano Balassone – Il mese di febbraio è stato da record per calo di ascolti tv da quando l’avvento della crisi quattro anni fa ha cambiato le abitudini del pubblico. Che consuma altro.
Olli Rehn ci ricorda che siamo sovraccarichi di debito pubblico e la Confcommercio, alla faccio dello 0,1 per cento di ripresina a dicembre, segnala con aria emaciata che a gennaio i consumi sono diminuiti dell’1,6 per cento. Dunque Letta, nonostante l’aria imbronciata al passaggio del campanello, avrebbe solato Renzi e il suo ottimismo del fare.
Però, a consolazione di Matteo, ci sono due luci in questo buio pesto: lo spread e l’Auditel.
Il primo è sceso ai valori del 2010, quando neanche sapevamo cosa fosse (e sono tutti soldi veri per tamponare le falle del bilancio). Il secondo continua a segnalare che gli italiani stanno diminuendo il consumo di televisione. Una luce? Sì, perché la televisione si consuma in casa dove si resta in misura inversa ai soldi di cui disponiamo per andare al cinema, in pizzeria, al pub e via scialacquando.
Proprio per questo l’avvento della crisi ha aumentato di botto gli spettatori della tv serale (20-24) che erano 24,4 mln nel febbraio 2010, ma balzavano a 26 mln dopo un anno, mentre Berlusconi parlava di ristoranti pieni e non accusava ancora la Deutsche Bank di averli svuotati.
Ancora un anno e siamo a febbraio del 2012, in piena riforma Fornero, con le pensioni che si allontanano sotto il naso dei pensionandi e gli esodati che cominciano a dilagare nei talk show: qui il pubblico raccolto tremante attorno alle tv accese raggiunge il suo massimo di 27 milioni di spettatori medi.
Un anno dopo, in piene elezioni politiche e proprio in mezzo all’esplosione del voto di protesta, c’è il primo accenno di contrazione della platea serale della tv, che scende a 26,5 mln. Finché non arriva il segnale fortissimo del febbraio appena terminato: 25,6 mln di spettatori, il dato più basso da quattro anni a questa parte.
È vero, siamo ancora un milione sopra il dato del 2010 quando il peggio doveva ancora apparire. Ma la diminuzione del consumo di tv è inequivocabile. E siccome escludiamo che così tanti italiani se ne stiano tutta la sera in casa con la tv spenta, ne concludiamo che hanno passato il tempo consumando dell’altro.
Come si concilia questo dato con la perdurante diminuzione del consumo segnalata da Confcommercio. Ci si rivolge di meno agli esercizi commerciali tradizionali? O, semplicemente, è sprofondato nel “nero” un ulteriore pezzo della nostra economia? Oppure hanno preso piede forme e stili di consumo nuovi che sfuggono ai vecchi metodi di rilevazione? Chi lo sa?
Meglio comunque le domande senza risposta delle (arriveranno, arriveranno!) aggrondate analisi circa la cattiva qualità della programmazione che provocherebbe la diserzione degli utenti. Chiacchiere di chi non sa che l’audience è un’onda, non una scelta.
@SBalassone
La riproduzione di quest’articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.
Sostieni il nostro lavoro.
unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie