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ads frosinonedi Vittorio Buongiorno da ilmessaggero.it del 4 mar ’14 – Aeroporto di Frosinone, ipotesi peculato per i milioni spesi per progetto irrealizzabile.
Frosinone – C’è un’inchiesta sull’aeroporto di Frosinone. La Procura della Repubblica ha aperto da mesi, nel più assoluto riserbo, un fascicolo sul mega progetto che varie amministrazioni pubbliche hanno inseguito per anni spendendo milioni di euro senza aver raggiunto alcun risultato. L’ipotesi di reato è peculato, ovvero l’indebita appropriazione di denaro pubblico da parte di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio per propri fini.

E’ un’indagine che scuote dalle fondamenta l’intero sistema politico ciociaro e che abbraccia almeno gli ultimi sette anni, da quando la Regione stanziò quattro milioni di euro per la redazione del progetto. Il sospetto degli inquirenti è che quei soldi, e molti altri, sono stati spesi malgrado si sapesse che la società creata ad hoc (Aeroporto di Frosinone spa) di fatto non avrebbe potuto raggiungere alcun risultato, come poi è stato; perché, fin dai primi passaggi, gli esperti avevano detto che quell’infrastruttura non si poteva realizzare.

Dal punto di vista economico e finanziario è lo stesso dubbio adombrato dagli esperti della Ragioneria dello Stato sull’opportunità di tenere in vita Adf. E anche dalla Corte dei Conti che sull’Amministrazione provinciale hanno puntato i fari da anni. L’idea dell’aeroporto venne all’allora presidente della Provincia, Francesco scalia, oggi senatore del Pd, ma fu poi coltivata negli anni anche dal governo di centrodestra che successe a Scalia ai vertici dell’ente con Antonello Iannarilli, e con i vari presidenti che si sono poi succeduti negli anni, da Giacomo D’Amico a Gabriele Picano.

Il titolare dell’inchiesta è il sostituto procuratore Adolfo Coletta e le indagini sono state delegate alla Digos della Questura frusinate guidata dal dirigente Cristiano Bertolotti. Gli agenti in questi ultimi mesi hanno acquisito migliaia di pagine di documenti, praticamente tutto quanto di cartaceo è stato prodotto da Adf, visto che la spa non ha concretizzato null’altro che carte. Malgrado ciò per l’aeroporto di Frosinone è stato speso molto. Se n’è stupita perfino la Corte dei Conti che nella relazione del 2011 sui conti della Provincia ha scritto che «nonostante la perdurante inattività, le spese di funzionamento e per i servizi sono in massima parte originate dagli emolumenti pagati ai componenti degli organi sociali senza che sia dato verificare se e in quali incombenze l’espletamento del mandato si sia effettivamente concretizzato». Per poi elencare le uscite. Tre milioni di euro in dieci anni. Un milione in progettazione (fondi AdF), 600mila per la Valutazione ambientale strategica (fondi AdF gestione, l’altra società creata a supporto della prima) e diverse migliaia per consulenze varie (su tutte la parcella da 30mila euro al politologo Usa Edward Luttwak).

Ma secondo gli ambientalisti di Retuvasa l’elenco è ancora più lungo e si arriverebbe a sei milioni di euro. Spesi per non avere in mano nulla di utile per la collettività, è questo il sospetto degli inquirenti. Spesi malgrado fosse chiaro fin dal primo giorno che l’aeroporto non si sarebbe potuto realizzare. L’ipotesi è che quei fondi e quel faraonico progetto sono stati utilizzati piuttosto per accrescere il potere personale di qualcuno dei protagonisti, con consulenze e assunzioni gestite in tutti questi anni per fini diversi dall’interesse pubblico.

Ipotesi, sia ben chiaro, almeno per il momento; ma abbastanza fondate per far scattare l’inchiesta e ordinare l’acquisizione dei documenti presso Provincia, Adf, Regione, ministero dei Trasporti e uffici romani dell’Enac, l’ente nazionale per l’aviazione civile che dal primo giorno ha sempre ribadito che l’ipotesi di realizzare un aeroporto era impossibile sul piano tecnico-ambientale, nonché per l’incompatibilità con le aerovie esistenti.

Eppure all’epoca sia Scalia sia l’allora presidente della Regione, Piero Marrazzo, dissero che quel parere negativo era superabile tant’è che la Pisana arrivò perfino a designare Frosinone come scalo regionale. Insomma, una valanga di parole, di carte e di denaro pubblico su cui la Procura vuole adesso veder chiaro.

27 set 2013

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