bandiera cgildi Ivano Alteri – È in corso il congresso della Cgil; milioni di lavoratori iscritti a quel sindacato sono chiamati ad esprimersi sui documenti congressuali, che non intendiamo qui commentare, e ad eleggere i delegati ai congressi delle istanze superiori; i quali a loro volta provvederanno ad eleggere i gruppi dirigenti ai vari livelli. È un processo che si è ripetuto per diciassette volte negli ultimi sessant’anni e oltre, a partire dal primo congresso della Cgil unitaria del 1947. Ciò vuol dire che, mediamente, una volta ogni quattro anni circa se ne è tenuto uno. Detto altrimenti, i lavoratori italiani iscritti alla Cgil sono stati consultati ogni quattro anni sulla linea politica e organizzativa del loro sindacato, dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi, ininterrottamente.
In questo 2014 si sta svolgendo, dunque, il XVII Congresso, che durerà dal 7 gennaio, giorno d’inizio delle assemblee di base, all’8 maggio 2014, giorno di conclusione del congresso nazionale della confederazione. Quattro mesi in cui la discussione arriverà in tutti i luoghi di lavoro, pubblici e privati, col coinvolgimento anche di quei lavoratori iscritti che, per precarietà e frammentazione lavorativa, sono posti ai margini del mondo del lavoro, per i quali sono previste apposite assemblee territoriali pubbliche. Una macchina organizzativa notevolissima, presente in ogni territorio con quasi una sede per ogni campanile, che sa di antico e costituisce una concreta infrastruttura per il futuro; anzi, diremmo, un proto-futuro che si manifesta già sotto gli occhi del presente.
Come detto, non abbiamo intenzione di commentare i documenti congressuali; quel che ci interessa qui segnalare ed evidenziare, invece, è proprio la persistenza di una organizzazione come questa, in un Paese in cui si persegue con tenacia una sbrigativa eliminazione delle organizzazioni di massa, con i loro corpi intermedi e la loro “base” progressivamente neutralizzati e umiliati. Ne è un esempio di scuola la decisione del Pd di tenere le primarie aperte per l’elezione del segretario del partito, scalzando, di fatto, il potere decisionale degli iscritti (infatti, la maggioranza degli elettori di Renzi era costituita di non-iscritti); così come il piglio decisionista di Renzi stesso, che pattuisce la legge elettorale con l’avversario (ancorché sia uno dei massimi responsabili del disastro nazionale, pregiudicato ed espulso dal Senato della Repubblica), scavalcando e umiliando tutto il resto del gruppo dirigente. A qualsiasi persona sana di mente risulta assurdo che il segretario di un partito sia eletto da chi non vi è iscritto, o che egli non tenga in alcun conto la diversa opinione del corpo intermedio del partito; eppure, questo è accaduto effettivamente, alla faccia dell’assurdo. Ciò dovrebbe essere sufficiente a dimostrare che dietro queste scelte c’è la volontà pervicace di smantellare la vera e unica partecipazione popolare possibile: quella organizzata.
Nella Cgil quell’organizzazione c’è; può esserci, quindi, partecipazione. Ma qualcuno qui potrebbe opinare che la nostra è soltanto una visione romantica, idealistica, della realtà; perché invece quel sindacato sarebbe responsabile di questa o quella scelta sbagliata, di aver firmato questo o quell’accordo quando non doveva, ecc. ecc. Ma quand’anche avesse ragione, e non sempre è così, starebbe comunque opinando male, perché starebbe trattando del merito delle scelte politiche che quella struttura compie, anziché della struttura stessa, come invece stiamo cercando di fare noi. Quella stessa struttura che, secondo l’ipotetico critico, dovesse compiere oggi scelte sbagliate, potrebbe servire domani per compiere quelle giuste. Senza di essa, invece, domani non ci sarebbero né scelte giuste né scelte sbagliate, perché le scelte le compirebbe qualcun altro al posto nostro.
Preservare quella struttura, qualsiasi sia l’addebito che le si contesta, è essenziale, oseremmo dire, per il popolo; preservare le organizzazioni, in generale l’idea stessa dell’organizzarsi, è essenziale per il popolo, se non vogliamo che resti completamente inerme di fronte all’istinto predatorio dei suoi nemici. L’invito è, dunque, partecipare: al congresso, alla discussione, al voto dei delegati. Senza organizzazione, non c’è partecipazione popolare.
Frosinone 4 febbraio 2014

 

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Di Ivano Alteri

Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

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