di Valerio Ascenzi – Noto cade ancora. Sabato mattina otto consiglieri di minoranza hanno votato contro l’approvazione del Bilancio del Comune di Anagni, insieme a tre di minoranza. Nonostante sia la seconda defenestrazione, coadiuvata ancora una volta da tre uomini di maggioranza, il sindaco Carlo Noto dichiara di voler continuare a convocare il Consiglio Comunale fino a quando sarà possibile. Del resto quel che conta realmente, non è lavorare per la città, ma indossare la fascia tricolore.
Il sindaco Noto sarebbe arrivato a proporre anche un governo cittadino di larghe intese – quando la politica a livello nazionale va di moda! – ma la minoranza ha risposto alzando i tacchi. Del resto Anagni non è direttamente sotto il cappello dell’Ue, quindi ci si può permettere di lasciare annegare l’immobile Giunta.
Alcuni dubbi ci assalgono però. E riguardano i reali motivi per cui è stata fatta cadere la Giunta. In un momento come questo, con le elezioni fissate a maggio prossimo, scadenza naturale del mandato di Noto, perché mandare in minoranza una Giunta che comunque ha fatto poco e male, per la città negli anni passati? Non si comprende fino a che punto i tre consiglieri di maggioranza possono giustificare il gesto compiuto in nome della collettività. Quanto reggeranno con questa recita? I cittadini di Anagni, sono addirittura abituati anche a farse di minor livello. Già, perché le stesse ragioni, alle quali si cumulano numerosi altri fattori, avrebbero potuto portare alla sfiducia anche negli anni precedenti. Se parliamo di immobilismo della Giunta, di mancanza di idee e di iniziativa, se parliamo di attenzione alla città come bene comune, possiamo dire che la situazione è la stessa di dieci anni fa, o di cinque anni fa. Anagni è peggiorata sotto ogni aspetto (morale, culturale, civile assistenziale) da oltre un decennio. È iniziato tutto con l’avvento della prima Giunta Fiorito, il quale non aveva – e il tempo ci ha dato ragione – intenzione di lavorare per la città di Anagni, ma la stava utilizzando come trampolino di lancio per la sua ascesa politica.
Non ci sono dunque a nostro avviso, tutte queste ragioni politico amministrative dietro la caduta di Noto. Potrebbero essere invece cambiati alcuni equilibri politici. La vicenda Fiorito ha portato scompiglio nel centrodestra, ma non in merito alla capacità di quest’area politica di reperire il consenso. Lo scompiglio è a livello di organizzazione, spartizione dei pacchetti di voti, di facce più o meno presentabili. Diciamocelo chiaro e tondo: la pena di interdizione dai pubblici uffici, non vieta di far politica. Vieta al condannato di presentarsi alle elezioni. Il resto lo lasciamo intendere a voi lettori.
E ora dove andranno i tre di maggioranza che passati all’opposizione? Resteranno politicamente in un’area di centrodestra, o di centro, oppure si appenderanno al centrosinistra? Questa vicenda potrebbe trasformarsi in una farsa col sapore di un insipido déjà-vu. Ricordiamoci che le ultime elezioni amministrative, che videro contro Noto e Baldassarre Sansoni, si sono svolte dopo un anno di commissariamento, dovuto alla caduta della Giunta Noto ad opera di tre consiglieri di maggioranza. Questi, passati poi in minoranza hanno concorso con Sansoni. Avrebbero dovuto realizzare una propria lista civica, ma poi hanno preferito andare ad occupare qualche posto nella lista del candidato di centrosinistra, consegnando un risultato sgradevole agli elettori di Sansoni: una opposizione consigliare, non proprio tutta di centrosinistra. Diciamo che le premesse sono le stesse e non è detto che il centrosinistra non riesca a compiere gli stessi errori.
Una cosa è sicura: non sarà una passeggiata andare alle elezioni il prossimo maggio. Soprattutto se certi individui abituati a saltare il fosso, saranno da quest’altra parte. La politica locale, gli atteggiamenti ondivaghi di certi individui, ci hanno abituati in passato a valzer e tarantelle, in base alle quali lo stesso soggetto, in piena campagna elettorale, oggi può stare con una coalizione di centrosinistra e tra cinque minuti cadere nelle braccia del deus ex machina del centrodestra.
C’è un fattore che non va tralasciato, soprattutto da parte del centrosinistra, di cui abbiamo già avuto modo di accennare in un articolo precedente. Qui, considerata la tradizione consolidata di un sistema elettorale che si regge sul clientelismo sfrenato (è accertato ormai dalla magistratura), il centrodestra è ancora la prima coalizione. Lo dimostrano i risultati delle ultime regionali e delle ultime politiche. Quindi, per cercare di prendere in mano le redini di una città allo sbando, ponendosi come obiettivo quello di risollevarne le sorti, c’è da progettare la nuova Anagni. E la politica può farlo solo coinvolgendo quei cittadini, fuori dai partiti, che hanno già proposte, idee e soluzioni valide per risolvere le difficoltà di questo territorio.
Allo stato attuale, la sola sconfitta politica di Noto, non rappresenta automaticamente la possibilità di vittoria del centrosinistra. Anagni può cambiare solo se anche il centrosinistra cambierà il modo di intendere la politica.
La riproduzione di quest’articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.
Sostieni il nostro lavoro.
unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie