Anagni Piazza Cavour 350

Anagni Piazza Cavour 350di Valerio Ascenzi – Noto cade ancora. Sabato mattina otto consiglieri di minoranza hanno votato contro l’approvazione del Bilancio del Comune di Anagni, insieme a tre di minoranza. Nonostante sia la seconda defenestrazione, coadiuvata ancora una volta da tre uomini di maggioranza, il sindaco Carlo Noto dichiara di voler continuare a convocare il Consiglio Comunale fino a quando sarà possibile. Del resto quel che conta realmente, non è lavorare per la città, ma indossare la fascia tricolore.
Il sindaco Noto sarebbe arrivato a proporre anche un governo cittadino di larghe intese – quando la politica a livello nazionale va di moda! – ma la minoranza ha risposto alzando i tacchi. Del resto Anagni non è direttamente sotto il cappello dell’Ue, quindi ci si può permettere di lasciare annegare l’immobile Giunta.
Alcuni dubbi ci assalgono però. E riguardano i reali motivi per cui è stata fatta cadere la Giunta. In un momento come questo, con le elezioni fissate a maggio prossimo, scadenza naturale del mandato di Noto, perché mandare in minoranza una Giunta che comunque ha fatto poco e male, per la città negli anni passati? Non si comprende fino a che punto i tre consiglieri di maggioranza possono giustificare il gesto compiuto in nome della collettività. Quanto reggeranno con questa recita? I cittadini di Anagni, sono addirittura abituati anche a farse di minor livello. Già, perché le stesse ragioni, alle quali si cumulano numerosi altri fattori, avrebbero potuto portare alla sfiducia anche negli anni precedenti. Se parliamo di immobilismo della Giunta, di mancanza di idee e di iniziativa, se parliamo di attenzione alla città come bene comune, possiamo dire che la situazione è la stessa di dieci anni fa, o di cinque anni fa. Anagni è peggiorata sotto ogni aspetto (morale, culturale, civile assistenziale) da oltre un decennio. È iniziato tutto con l’avvento della prima Giunta Fiorito, il quale non aveva – e il tempo ci ha dato ragione – intenzione di lavorare per la città di Anagni, ma la stava utilizzando come trampolino di lancio per la sua ascesa politica.
Non ci sono dunque a nostro avviso, tutte queste ragioni politico amministrative dietro la caduta di Noto. Potrebbero essere invece cambiati alcuni equilibri politici. La vicenda Fiorito ha portato scompiglio nel centrodestra, ma non in merito alla capacità di quest’area politica di reperire il consenso. Lo scompiglio è a livello di organizzazione, spartizione dei pacchetti di voti, di facce più o meno presentabili. Diciamocelo chiaro e tondo: la pena di interdizione dai pubblici uffici, non vieta di far politica. Vieta al condannato di presentarsi alle elezioni. Il resto lo lasciamo intendere a voi lettori.
E ora dove andranno i tre di maggioranza che passati all’opposizione? Resteranno politicamente in un’area di centrodestra, o di centro, oppure si appenderanno al centrosinistra? Questa vicenda potrebbe trasformarsi in una farsa col sapore di un insipido déjà-vu. Ricordiamoci che le ultime elezioni amministrative, che videro contro Noto e Baldassarre Sansoni, si sono svolte dopo un anno di commissariamento, dovuto alla caduta della Giunta Noto ad opera di tre consiglieri di maggioranza. Questi, passati poi in minoranza hanno concorso con Sansoni. Avrebbero dovuto realizzare una propria lista civica, ma poi hanno preferito andare ad occupare qualche posto nella lista del candidato di centrosinistra, consegnando un risultato sgradevole agli elettori di Sansoni: una opposizione consigliare, non proprio tutta di centrosinistra. Diciamo che le premesse sono le stesse e non è detto che il centrosinistra non riesca a compiere gli stessi errori.
Una cosa è sicura: non sarà una passeggiata andare alle elezioni il prossimo maggio. Soprattutto se certi individui abituati a saltare il fosso, saranno da quest’altra parte. La politica locale, gli atteggiamenti ondivaghi di certi individui, ci hanno abituati in passato a valzer e tarantelle, in base alle quali lo stesso soggetto, in piena campagna elettorale, oggi può stare con una coalizione di centrosinistra e tra cinque minuti cadere nelle braccia del deus ex machina del centrodestra.
C’è un fattore che non va tralasciato, soprattutto da parte del centrosinistra, di cui abbiamo già avuto modo di accennare in un articolo precedente. Qui, considerata la tradizione consolidata di un sistema elettorale che si regge sul clientelismo sfrenato (è accertato ormai dalla magistratura), il centrodestra è ancora la prima coalizione. Lo dimostrano i risultati delle ultime regionali e delle ultime politiche. Quindi, per cercare di prendere in mano le redini di una città allo sbando, ponendosi come obiettivo quello di risollevarne le sorti, c’è da progettare la nuova Anagni. E la politica può farlo solo coinvolgendo quei cittadini, fuori dai partiti, che hanno già proposte, idee e soluzioni valide per risolvere le difficoltà di questo territorio.
Allo stato attuale, la sola sconfitta politica di Noto, non rappresenta automaticamente la possibilità di vittoria del centrosinistra. Anagni può cambiare solo se anche il centrosinistra cambierà il modo di intendere la politica.

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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