di Valerio Ascenzi – Riflessioni sulle condizioni di salute di Anagni.
La città di Anagni, nonostante la crisi lavorativa in atto, effetto di quella economica che ha investito il Paese, rappresenta il fulcro di un territorio, sia per questioni geografiche, ma anche per questioni prettamente amministrative. Qui la crisi è iniziata prima, rispetto al resto d’Italia, forse durerà anche di più.
C’è da tener conto però che pur zoppicando, Anagni resta un comune importante. Non c’è più un ospedale (chiuso da miss Polverini) si, ma molti ambulatori sono ancora in piedi. Videcon e Marangoni, due realtà industriali importanti, hanno chiuso i battenti, ma il polo industriale – soprattutto nel settore chimico e farmaceutico – regge.
La sfida della politica, oggi, è quella di mettere in atto una seria riflessione su quanto è accaduto e quanto può ancora accadere in questo territorio. Urge da parte della politica una progettualità, che possa creare le basi per una nuova economia. Una capacità progettuale che però manca, nei politici locali. Può verificarsi il caso che vi siano tante belle idee, gettate così a caso, senza una metodologia, che restano belle idee. Punto.
Scordiamoci innanzitutto che un messia arriverà ad Anagni per salvare questo territorio dalla crisi e dalla devastazione. Qui, come già detto, la crisi economica sarà più profonda di quella del resto d’Italia: fabbriche chiuse, ospedali chiusi, inquinamento tale da rendere famosi questi luoghi in tutta Italia e nessuno che abbia pensato a far decollare una economia alternativa, o quanto minimo parallela. Si perché oltre a vedere di salvare i lavoratori della ex Videcon e Marangoni, bisognerebbe iniziare a pensare a quali risorse sfruttare di questo territorio, che oggi ha da offrire solo qualcosa sul piano culturale. Ma le basi per la creazione di un’industria culturale non ci sono. Inoltre, chi ha conoscenze in questo settore, viene considerato dal pensiero collettivo, deviato da anni di servilismo, un parolaio senza ne arte ne parte.
Il balletto dei possibili candidati alla carica di sindaco, nel centrosinistra è iniziato da un bel pezzo. Anche nel centrodestra si muove qualcosa, oltre alla magistratura. Ci sono diversi nomi in ballo, ma al di là di quella che può essere la migliore presentazione per tutti, nessuno ha accennato ancor a cosa intende fare per questa città.
Quelli che in questo periodo governano Anagni, sono ancora maggioranza: lo dimostrano i risultati delle ultime politiche, dove il centrodestra aveva ancora il maggior numero di voti. Nonostante questa sia la città di Fiorito. Il sistema della ricerca del consenso, qui è drogato da un clientelismo sfrenato, che ha portato la città di Anagni sotto i riflettori dei media a livello nazionale. I cittadini, tutti, sono stati descritti come gli artefici del successo elettorale e politico di Fiorito e collaboratori, come se l’ex consigliere regionale e compagnia danzante fossero l’espressione della cultura di questo luogo, che ha dato natali a personalità di gran lunga più illustri. Sappiamo che non è così: probabilmente anche il 70% della popolazione residente nella città dei Papi, è indignata, ma il partito più votato resta il Pdl.
Qui, tra i cittadini, è alta anche la percentuale di astensionismo. Sono anni che ripetiamo che l’astensionismo non è più costume della destra, bensì del centrosinistra deluso dalla scomparsa dei partiti ideologici, dei partiti che non volgono più lo sguardo alla collettività, ai cittadini, qualsiasi sia la categoria di appartenenza.
I cittadini vogliono partecipare, ma chi guida i partiti, anche del centrosinistra oggi, non garantisce il giusto spazio ai cittadini che non sanno con chi comunicare, che non trovano chi interpreta le loro richieste in base alle esigenze avvertite. Siamo di fronte ad una crisi politica, culturale e sociale. Chi fa politica è ingessato nelle beghe di partito, o in quelle di coalizione. Molte personalità, che potrebbero dare un notevole contributo, stanno fuori dei partiti. Senza alcuna intenzione di spendersi. Ma non si tratta di egoismo, si tratta di autodifesa. Chi non partecipa alla politica in maniera attiva qui, lo fa per risparmiarsi un trapianto di cuore o di fegato. La politica locale, tranne qualche vano e isolato tentativo, non riesce proprio a coinvolgere le migliori personalità presenti sul territorio. Anzi, per paura di venir scalzati da menti illustri, i geni locali, fanno in modo di evitare la partecipazione di chi non ha la mente conformata alle logiche di partito. Capita così che nascono comitati, movimenti, che poi magari daranno vita a liste civiche… oppure millanteranno la costruzione di una lista per le amministrative, per poi “ceder lo passo”.
Se a qualcuno viene la malaugurata idea di spendersi per la politica, appena entrato in un partito con la volontà di partecipare, mettendo a disposizione quel che ha, viene spiegato – molto spesso in maniera non solo implicita, ma criptica – che l’attesa è lunga e la gavetta sarà un percorso a ostacoli. Insomma, chi vuol far politica qui, deve far concorrenza a Matusalemme. Ma l’agonismo sfrenato è anche l’arma dei Matusalemme mentali, quelli che pur giovani, o relativamente giovani, non comprendono la necessità di parlare linguaggi nuovi, di fare una politica meno tattica, più concreta e sincera.
Il confronto con la popolazione, non viene cercato, ma evitato per chissà quale paura. Chi ha fatto politica mostrando anche di essere anche un po’ impacciato in alcune situazioni, ha mostrato il suo vero lato umano, ha saputo riprendersi dai passi falsi e ha vinto le elezioni.
Il problema però, da ormai 12 anni non è vincere le elezioni. È bensì avere un programma, un progetto, dare ai cittadini la speranza di vedere una città migliore, un tessuto sociale che cresce e non svilisce. Tutti vorremmo riportare Anagni ad essere un polo culturale importante.
Per fare tutto questo non servono uomini, o donne, più belli, più bravi, più giovani. Servono idee, che non sono ancora state messe nel carniere.
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