Zingaretti-Zanonato

Zingaretti-Zanonatodi Ignazio Mazzoli – Il 15 settembre scorso nelle pagine di “Confronto aperto nel CSX di Ceccano”, su Facebook il signor Roberto Giannetti postava: “Tutti parlano della disoccupazione e dei mali che sta producendo. Tutti parlano di cifre preoccupanti, in particolar modo quelli che ci speculano sopra. Molti fanno proiezioni e fissano obiettivi. Nessuno riesce a proporre una ricetta valida e tanto meno riesce a lavorare veramente per cercare di invertire il cammino. Non credo che la cura per questo male la può dare chi dal lavoro si è sempre tenuto a distanza. Credo che per avere un bel giardino sia necessario un buon giardiniere…”
E’ interessante il contenuto di queste poche righe perchè rappresenta lo stato d’animo più diffuso di fronte alla crisi attuale. L’esigenza contenuta in queste righe è soprattutto quella di conoscere proposte concrete e precise di provvedimenti che soddisfino la domanda di posti di lavoro e contrastino la disoccupazione che discende dalla deindustrializzazione che colpisce con virulenza la provincia di Frosinone.
L’allarme è fondamentale in questa circostanze che attraversiamo e viviamo, senza di esso saremmo ancora più disarmati e indifesi di quanto siamo. C’è tuttavia un compito che l’informazione può assolvere per far conoscere quegli strumenti che possono essere utilizzati entrando anche nel merito di come utilizzarli al meglio senza distorcerli.
Uno di questi è di recente istituzione. Nato da lotte tenaci a fronte di temporeggiamenti, disastrose distrazioni e sottovalutazioni, alla fine è diventato un provvedimento adottato dalle Istituzioni Governo e Regione lazio. Si sarà già capito bene che sto parlando dell’Accordo di programma per il “Rilancio e sviluppo industriale delle aree interessate dalla crisi del Sistema Locale di lavoro di Frosinone – Anagni e comune di Fiuggi”. Conosciuto comunemente come Accordo di Programma.
Tanto per citare un caso attuale e conosciuto dai più basta guardare come la Regione Lazio si è regolata nella vicenda Marangoni Tyre. Nel tavolo di confronto inter-assessorile attivato ha dichiarato di considerare le possibilità derivanti dall’Accordo di Programma come la strada maestra da perseguire per impedire un’altra crisi occupazionale e produttiva in quel territorio di Anagni. Il tavolo è stato riconvocato per venerdì 20 settembre per consentire alla Regione, dopo un’approfondita analisi dello stato economico della Marangoni, di individuare soluzioni alternative per evitare la chiusura dello stabilimento, ma nel frattempo, avendo individuato il provvedimento con cui intervenire, ha chiesto all’azienda di riattivare la produzione che è condizione assai importante per non pregiudicare il futuro dello stabilimento e dei suoi lavoratori. Metodo e merito appaiono convincenti.
Ma è proprio a questo punto che occorre indicare con quali occhi guardare all’Accordo perchè raggiunga pienamente le sue finalità istituzionali.
Dalle pagine di unoetre.it Donato Galeone (ex Segretario Provinciale Cisl di Frosinone e Regionale Lazio) ha lanciato un avvertimento.
Vale la pena di richiamarlo in questa nota. Scrive Galeone: «oggi sono generalmente premiati, nel mondo globalizzato, gli annunci delle “ristrutturazioni” e delle “esternalizzazioni” che tendono verso “riduzioni di personale” mentre appare immediata l’attenzione – negativa – dell’annuncio di “aumento di posti di lavoro” in quei gruppi industriali, non solo nazionali o nelle aziende quotate in borsa.
Si osserva e si dice, non solo nel nostro mondo occidentale, che l’epoca della industria ad alta occupazione è definitivamente chiusa perché – ormai – tende a prevalere il capitalismo finanziario, cioè la speculazione delle quantità finanziarie, più che l’impiego dei fattori produttivi tra cui una “maggiore quantità di lavoro adeguatamente qualificato e professionalizzato”.»
Questa interessante osservazione ci suggerisce di non accontentarci delle promesse di investimenti e di vigliare attentamente sull’attuazione dell’Accordo di programma per non disattendere a sua stessa ispirazione che sostiene come “La crisi industriale che colpisce attualmente il sistema territoriale che ha come epicentro Anagni e Frosinone può trovare soluzione solo in un profondo processo di riorganizzazione e riconversione produttiva – e aggiunge – la progettazione esecutiva degli investimenti mirati deve permettere “al tessuto industriale di mantenere la propria consistenza”. Che vuol dire? Primo, credo, significa non ridurre i livelli di occupazione esistenti riuscendo a creare nuove occasioni di lavoro nel “profondo processo di riorganizzazione e riconversione produttiva”. Quindi gli investimenti “mirati” devono puntare alle produzioni che possono avere un mercato e devono assicurare nuovi posti di lavoro. Questi due obiettivi debbono essere contestuali e di pari valore.
Nessuno consideri puntigliosa questa interpretazione perché da almeno cinque anni quando si parla di “flessibilità e competitività” si punta quasi sempre alla riduzione dei posti di lavoro e dei salari. Ed attenzione – anche la “produttività” si pretende di calcolarla sempre più sul singolo lavoratore che sull’insieme delle risorse umane e tecnologiche. E’ più evidente da dove nasce la preoccupazione per il corretto uso degli interventi pubblici? Per i partiti, i sindacati e prima di tutto per le Istituzioni impegnate nell’Accordo di Programma una spesa corretta dovrà essere valutata sul numero dei risultati occupazionali. Sul numero dei lavoratori in carne ed ossa impegnati nei vari cicli produttivi. Solo così impediremo il depauperamento di questa realtà e di tutte le altre ridotte alle stesse condizioni della nostra provincia. E’ chiaro?
L’Accordo di programma è certamente un’occasione importante per avviare una seria riflessione su cosa fare di questa provincia, anche nel rispetto dei vari indotti locali, ma prima di tutto occorre definire delle politiche industriali. Se ne parla da più parti. Chi deve definirle? Pioveranno dal cielo? Sceglieranno i singoli imprenditori secondo le loro convenienze? In quali sedi istituzionali si raggiungeranno delle scelte unitarie ed eque per tutto il tessuto sociale?
Non mi convince l’affermazione che dobbiamo dimostrare di essere un territorio competitivo e attrattivo in grado di sfruttare in pieno l’Accordo di Programma del Sistema locale del lavoro Anagni-Frosinone. “Competitivo ed attrattivo” sono due aggettivi generici privi di contenuti e mi atterriscono. Le proposte prima di essere definite devono essere fatte conoscere. All’articolo 8 dell’Accordo il coordinamento delle attività prevede che il MISE e la Regione Lazio si impegnano a promuovere, in ambito locale, l’avvio di tavoli di concertazione. Entro sessanta giorni dalla firma dell’accordo l’organo di coordinamento previsto da questo stesso articolo deve presentare il piano attuativo. Forse è opportuno chiedere da queste colonne se già esiste, chi ci ha lavorato e cosa contiene?
In ogni caso la crisi è così grave che non possono esser date deleghe in bianco. Forze politiche e sindacati se vogliono avere senso di responsabilità verso la società in cui operano debbono avviare un costante collegamento con i lavoratori ed i cittadini attrezzando un movimento capace di intervenire nelle scelte che definiranno gli obiettivi ed i contenuti di reale interesse per questo territorio. Occorre un forte sostegno popolare. Solo così l’Accordo per il “Rilancio e sviluppo industriale delle aree interessate dalla crisi del Sistema Locale di lavoro di Frosinone – Anagni e comune di Fiuggi” potrà dare risultati positivi.

Testo integrale dell’Accordo per il “Rilancio e sviluppo industriale delle aree interessate dalla crisi del Sistema Locale di lavoro di Frosinone – Anagni e comune di Fiuggi”. Accordo di Programma Anagni-Frosinone

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