Marangoni di Anagni

Marangoni di Anagnidi Ignazio Mazzoli – Il 6 settembre (2013), arriva un rumoroso grido di allarme da questa nostra provincia ed in particolare da un’area, quella di Anagni, già particolarmente colpita dalle vicende lunghe e drammatiche della Videocon. Incontriamo i lavoratori che presidiano lo stabilimento della Marangoni di Anagni la cui direzione ha annunciato “che cesserà la produzione di pneumatici nuovi da vettura e trasporto leggero” presso questa fabbrica sul territorio anagnino.
Vogliamo sapere con certezza, da chi vive la fabbrica e la sua produzione se l’annuncio dato nel vertice della mattina del 6 settembre presso Unindustria a Frosinone per l’avvio delle procedure di cessazione delle attività per i 410 dipendenti dello stabilimento anagnino fosse davvero “una doccia gelata” come è stata definita a caldo questa decisione. L’azienda non aveva ripreso la produzione dopo la pausa estiva e per questo i sindacati avevano chiesto l’incontro nella sede di Unindustria Frosinone. Lì anziché le rassicurazioni, è arrivato l’annuncio della chiusura. Terribile questo mese di agosto durante il quale alcuni imprenditori delocalizzano silenziosamente le proprie aziende mentre altri decidono di chiudere. Tempi senza diritti per chi lavora.
Sandro Chiarlitti, segretario provinciale della Filctem Cgil di Frosinone, che con altri operai presidia i cancelli chiusi della Marangoni, è netto: «non è un fulmine a ciel sereno, abbiamo alle spalle molte vicissitudini. Da 5 gli anni le maestranze sono in regime di Cassa integrazione. E, da un anno è aperto un tavolo presso il Ministero del lavoro (MISE) per trovare nuove condizioni in grado di rilanciare questa azienda ed i suoi prodotti. Si aspettava un nuovo socio dall’esuberante imprenditoria asiatica, perché Marangoni non ce la fa in particolar modo per l’approvvigionamento delle materie prime». Ma nulla. I rampanti asiatici pare che temano l’instabilità politica del nostro Paese.Il presisdio operai davanti alla Marangoni
Venerdì (oggi per chi legge L’Inchiesta) c’è un incontro regionale per esaminare i primi urgenti provvedimenti. La Regione Lazio vuole affrontare questa crisi aziendale. Zingaretti, dicono gli operai, si è impegnato a non far spegnere l’impianto, perché una lunga inattività fa scappare i clienti. Ecco, questa è la priorità oggi. Sono bene attenti, i lavoratori, nel darci le informazioni. Infatti per bocca dell’ingegnera Sabrina Principia ci informano che molti macchinari sono «nuovi e recenti – frutto degli investimenti che pure ci sono stati in questi ultimi anni per circa 35 milioni di euro – ma ci sono ancora impianti che provengono dalla vecchia Ceat e quelli hanno bisogno di continuità di funzionamento per produrre con regolarità secondo le esigenze».
Insomma ancora una volta si corre dietro ai buoi scappati dalla stalla. Misure urgenti, Cassa integrazione, lavoratori e le loro famiglie senza certezze e prospettive. Ma esiste una sede istituzionale autorevole che voglia interrogarsi perché tutto questo succede?Operai Marangoni
Chiarlitti non ha dubbi: «a fronte di una domanda di 200 milioni di pneumatici (intero mercato europeo) solo 3 provengono da Marangoni e la gamma si produce in tutte le sue diversità qui ad Anagni. Così non ce la può fare a crescere nonostante ci sia ancora tanto spazio». Ma, sembra che la Marangoni abbia già scelto: niente più pneumatici “nuovi da vettura e trasporto leggero” e concentrazione dell’impegno nei settori della ricostruzione di pneumatici e in quello dei macchinari e degli impianti per produrre pneumatici che rappresentano l’80% del volume d’affari complessivo. Negli ultimi anni, il Gruppo si è andato sempre più radicando in mercati extra europei fra i quali il Nord America ed il Sud America migliorando la sua performance economica e riuscendo in tal modo ad arginare gli effetti della crisi.

Sta in queste poche righe la conferma del convincimento che alberga fra i lavoratori. La responsabilità prima di questa crisi sta nelle scelte politiche di quei governi che hanno rinunciato ad impostare ed elaborare una politica industriale lasciando completamente la responsabilità alle scelte individuali dei singoli imprenditori e delle loro esigenze.

Qualche consapevolezza in tal senso ci è sembrata di coglierla nella dichiarazione a caldo del segretario provinciale del PD Sara Battisti che ha affermato, il 6 settembre, come “sia sempre più urgente rispondere a questa continua desertificazione dell’industria provinciale e di altri comparti produttivi aprendo una Vertenza Nazionale sulla questione della rinascita di questi territori” con un progetto di cambiamento del modello di sviluppo. La crisi della Marangoni dice che non siamo di fronte a un caso particolare o occasionale. Occorre invece lavorare per garantire lavoro e sviluppo.
E’ possibile sperare che per una volta tutte le forze politiche e sociali della provincia di Frosinone definiscano un “Tavolo permanente” di governo dei nuovi e necessari interventi risolutivi della nostra crisi per utilizzare nel migliore modo possibile le risorse previste nell’Accordo di programma definito per l’area nord della provincia e per portare la Fiat a sedersi per individuare le prospettive dello stabilimento di Piedimonte S. Germano e quindi di tutto l’indotto?

11 settembre 2013

Le video interviste a Sandro Chiarlitti e a Sabrina Principia

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