Ilva di patricadi Ignazio Mazzoli – Oggi 22 novembre è convocata una conferenza stampa dalle segreterie provinciali di Fiom – Fim – Uilm che dovrebbe dialogare con tutti gli eletti del territorio frusinate. Il lavoratori dell’Ilva di Patrica e i loro sindacati Cgil, Cisl e Uil vogliono conoscere gli impegni dei partiti e delle Istituzioni per impedire la chiusura di questo stabilimento.
E’ dall’autunno 2012 che lo stabilimento di Patrica vede minacciata la sua produttività dalla prospettiva di dismettere tre linee produttive. (Corriere della sera 12.11.2012) Si propone di ridimensionare il sito produttivo in Ciociaria per destinarlo a officina di carpenteria leggera a disposizione di Taranto. Le linee di produzione saranno dismesse a vantaggio dello stabilimento di Novi Ligure. Il piano fu reso noto dalla Fiom di Frosinone, che si dichiarò subito contraria a questa soluzione e si andò verso lo sciopero perché la soluzione prospettata dall’azienda non avrebbe ricollocato tutti i lavoratori. Allora l’obiettivo era di arrivare ai contratti di solidarietà per dare garanzie ai lavoratori almeno per un paio di anni.

E’ passato un anno che sarà bene ripercorrere attraverso le tappe principali, ma avendo bene presente che diversi tavoli hanno analizzato possibili alternative alla chiusura identificando anche soluzioni poi presentate alla Direzione aziendale ed alla Regione Lazio. Queste ipotesi hanno prodotto un’intesa sottoscritta presso la sede dell’Unione Industriali di Frosinione lo scorso 14 novembre, che però il nuovo Amministratore delegato dell’Ilva oggi sembra non voler rispettare.
L’allarme nasce da qui ed è più che giustificato.
L’unità produttiva di Patrica, con 77 dipendenti, dispone di una linea di zincatura/alluminiatura a caldo e di due linee di finitura e taglio.
Il 2 aprile di quest’anno 2013 a Patrica si chiude lo stabilimento Ilva e viene annunciata la cassa integrazione straordinaria per cessazione d’attività. Si prospettano 24 mesi di cassa integrazione straordinaria per 60 operai fino a maggio 2014.
Intorno all’azienda si mette in moto un’iniziativa di solidarietà che vede in prima fila la Sindaca del paese Denise Caprara che pone come obiettivo di trovare «una soluzione per salvare tutti i posti di lavoro». Il 13 aprile i quotidiani scrivono: “La politica ciociara si mobilita per scongiurare la chiusura dell’Ilva”. il senatore Francesco Scalia e il consigliere regionale Marino Fardelli scendono in campo assicurando tutto il loro impegno per evitare l’ennesima catastrofe ai danni della provincia di Frosinone. E’ impegnato anche il deputato di Scelta Civica Federico Fauttilli di Priverno.
Il 15 aprile un nuovo sit-in dei lavoratori dell’Ilva di Patrica davanti ai cancelli dello stabilimento e a pochi giorni, il 18, ottengono che si svolga il vertice, tra la sindaca Denise Caprara e il prefetto Eugenio Soldà. Si riaccendono le speranze dei circa settanta operai dell’azienda perché il prefetto si è reso disponibile a facilitare un incontro con la Regione Lazio e con il ministero del Lavoro. Non solo: pare che la società, inizialmente intenzionata a sospendere l’attività, abbia effettuato un’inversione di marcia. L’Ilva, infatti, sarebbe propensa a chiedere la cassa integrazione, aprendo, di fatto, uno spiraglio sul futuro lavorativo dei suoi dipendenti.
Il 30 maggio una nuova, importante richiesta: «L’Ilva di Patrica deve essere inserita nel salvataggio dell’Ilva nazionale. Il sito ciociaro non può avere un destino a parte. Siamo pronti a tutto, anche a proteste forti». E’ la posizione del segretario provinciale della Fiom di Frosinone, Donato Gatti. La Sindaca di Patrica, Denise Caprara, chiede la nazionalizzazione dell’Ilva.

Dal 19 di giugno al mese di settembre i parlamentari della provincia di Frosinone, Nazzareno Pilozzi, Maria Spilabotte e Francesco Scalia si rivolgono direttamente al Governo perché sia lui a prendere impegni e le loro posizioni sono in costante e chiara polemica con la società dei Riva, perché nonostante il decreto Salva-Ilva e il parere favorevole espresso della Consulta su tale decreto – come precisa la Senatrice Spilabotte – la società ha ritenuto di dover procedere alla cancellazione del nuovo piano industriale dello stabilimento di Patrica. L’interrogazione svolta anche dal Senatore Francesco Scalia è sottoscritta da altri colleghi del gruppo parlamentare PD.
Il deputato di Sel, Nazzareno Pilozzi presenta un ordine del giorno sui problemi dei lavoratori e dello stabilimento Ilva di Patrica. L’argomento viene trattato alla camera dei Deputati nel corso dei lavori di conversione del Decreto Legge sull’Ilva di Taranto. Il Governo prende atto delle gravissime conseguenze sociali di un’eventuale chiusura dello stabilimento di Patrica, in un territorio già colpito duramente della crisi economica. L’Esecutivo poi, per bocca del sottosegretario De Vincenti prende il formale impegno di salvaguardare i livelli occupazionali dell’Ilva di Patrica, anche nell’ambito del Piano di sviluppo industriale dell’area di crisi industriale complessa Anagni/Frosinone soprattutto per non permettere che il nuovo piano preveda ridimensionamenti del personale sfruttando al massimo le opportunità delle risorse messe a disposizione, appunto dal citato l’accordo di programma, che consentiranno di avviare un processo di riorganizzazione e riconversione produttiva dell’intera area.

Con tutto ciò alle spalle che succederà oggi e soprattutto nei prossimi giorni?
Per ora una sollecitazione: non aspettare che esplodano le crisi. Prevenirle, seguendo ogni giorno i problemi del lavoro, delle lavoratrici e dei lavoratori.

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