di Donato Galeone – Per la celebrazione dei primi 20 anni della costituzione Cisl il Segretario Generale, Bruno Storti, inviò la lettera che trascrivo:
«Caro Galeone, a parte ho provveduto a farti inviare una riproduzione su tela (50 x 70 a colori) dell’opera di Domenico Cantatore “UOMINI DEL SUD” che, come è noto, la Cisl ha tratto dalla raccolta delle opere di questo maestro della pittura contemporanea per ricordare in modo originale i venti anni della Cisl. La tela che ho il piacere di inviarti in omaggio, vuole testimoniare un legame di amicizia e di stima con quanti operano, da venti anni o da meno, per rendere la Cisl più forte e più unita, al servizio dei lavoratori e del Paese.
Con viva cordialità – Bruno Storti »
Al Consiglio Nazionale della Cisl (Spoleto 10-14 ottobre 1972)
Per la storia della Cisl, vissuta anche in un momento politico contrastato di crescita – divisa quasi a metà nel massimo organismo democratico – che è il Consiglio Nazionale eletto dal Congresso di luglio 1969, tutta la Segreteria Confederale si presentò ” dimissionaria” e dopo la relazione scritta del suo Segretario Generale, Bruno Storti che sollecitò un esteso confronto “sulle linee politiche della Cisl” – per assumere conseguenti decisioni – nel rispetto e la pratica delle regole di democrazia interna, a tutti i livelli della Cisl, Organizzazione Sindacale di lavoratori.
Sintetizzo il mio intervento che fu pubblicato, integralmente, su “Conquiste del Lavoro il 22 ottobre 1972, riferito tanto alla relazione Storti che condivisi quanto verso particolari interventi non condivisibili, da parte mia.
Dichiarai fondamentale la essenzialità del ” necessario confronto sulle linee politiche” che riemergevano dal dibattito e che suscitavano interesse sia tra i lavoratori che nel Paese mentre ritenevo altrettanto essenziale
Al campo scuola della Cisl un pronunciamento del Consiglio Nazionale – definita la linea politica della Cisl – la indicazione anche “di modalità e tempi” delle azioni sindacali su contenuti contrattuali nazionali e decentrati per aziende e territori, congiunte alle prioritarie riforme sociali, da presentare nelle sedi istituzionali, condivise e sostenute nei luoghi di lavoro e nelle comunità locali.
Comunicai – che a sostegno di deliberate e divulgate proposte contrattuali e sociali – l’Assemblea delle Organizzazioni sindacali Cisl, categoriali e territoriali, della Provincia di Frosinone – convocata il 16 luglio scorso – aveva deciso con larga maggioranza di proseguire con l’unità sindacale anche attraverso il “Patto Federativo tra CGIL-CISL-UIL”. Donato Galeone al Campo scuola della CislDonato Galeone al Campo scuola della Cisl
Confermai di aver proposto e impegnato le altre due Organizzazioni della CGIL e UIL di “costituire il prossimo 21 ottobre la “Federazione Provinciale tra CGIL-CISL-UIL”.
Sulla relazione Storti, ripresa da tutti gli interventi e con riferimento al criticato “processo unitario sindacale” mi collegai ad un forzato e più che riduttivo passaggio dell’intervento di Scalia, nel merito dei confronti sull’unità sindacale.
Il Segretario Scalia – formalmente dimissionario tra i Segretari Confederali – aveva affermato nel suo intervento che – “siamo stati involontariamente tentati di essere sempre più CGIL e UIL e sempre meno CISL”.
Non accettai, neppure minimamente l’artefatta e strumentale affermazione di Scalia perché “non solo non era vera, ma ancor più era ingiusta e ingenerosa verso la dirigenza sindacale della Cisl” e affermai, con chiarezza che, superata la crisi politica della dirigenza confederale nazionale, avremmo rafforzato ed esteso l’impegno solidale dei lavoratori, verso “l’unità sindacale nell’autonomia, valorizzando l’esperienza del sindacalismo democratico proposta e vissuta dai lavoratori italiani sin dal 1950”.
Richiamandomi al “documento programmatico di Firenze 3 sull’unità sindacale” – quale riferimento unitario e politico sul ruolo e la concezione del Sindacato dei lavoratori condiviso anche dalla CGIL e UIL – e rilevando che dal confronto non emergevano proposte “alternative di scelte oltre l’azione sindacale unitaria” si trattava definire, inequivocabilmente, la “gestione” più partecipata sia dei “rinnovi contrattuali”- categoriali e tra settori produttivi – e sia l’azione sindacale a sostegno delle “politiche sociali” – in piena autonomia, considerando, il momento politico-economico e sociale.
Non si può pensare – aggiunsi – di “stabilire normative sul come e quando si deve ricorrere allo sciopero” ma constatiamo, invece, che nei luoghi di lavoro – anche nel basso Lazio – per l’esercizio di un diritto o di un accordo collettivo rivendicato dai lavoratori – in linea di massima – dobbiamo subire al meno per tre volte il sacrificio del salario con l’azione di sciopero: il primo sciopero, per iniziare la trattativa; il secondo, nel corso delle trattative, perché lontani dalla intese ed il terzo sciopero per far rispettare l’intesa o l’accordo collettivo, categoriale o aziendale, sottoscritto.
Così come alle Confederazioni Territoriali Provinciali, Regionali e Nazionale “compete ogni decisione di sciopero generale” sempre motivato nei contenuti rivendicati dalla generalità dei lavoratori verso controparti private e pubbliche, – dobbiamo riconfermare, con altrettanta decisione cogente, che una volta definite le rivendicazioni ed elaborati i contenuti proposti e condivisi dalla maggioranza dei lavoratori non possiamo “congelare l’azione sindacale”.
Ruolo delle Confederazioni e della Federazione CGIL-CISL-UIL
In questa cornice politica e pratica – tanto il ruolo delle Confederazioni ed ancora più la rappresentanza della Federazione CGIL-CISL-UIL territoriali, assumendo ogni decisione “tanto nella gestione dell’azione sindacale quanto nell’alto livello di autonomia” favorirà la “riduzione verso zero” di ogni possibile strumentalizzazione – per altri fini – della stessa azione sindacale.
Al centro studi di FirenzeGaleone al Centro stidi di FirenzeGaleone al Centro studi di FirenzeRisposi, così, alle preoccupazioni, sempre più fantasiose di Scalia ed affermai che non esistevano difficoltà e neppure alcuna sofferenza di “mal di mare”- per la CISL – ma “partecipazione impegnata” nei confronti tra CGIL e UIL, non soffermandomi su slogan o parole riferite a “classe o lotta di classe”. Così come risposi alla domanda riproposta da Fantoni – allineato su stesse posizioni di Scalia – anche sul significato ideale e pratico che la CISL vorrebbe dare alla “lotta anticapitalista” – forzatamente strumentale – come richiamata dallo stesso Fantoni, pur avendo evidenziato criticità attorno al”sistema e alla logica capitalistica”.
Logica capitalistica e conflittualità permanente
Ma nel merito delle “parole e slogan” già richiamate si aggiunsero, con l’intervento di Paolo Sartori, altre due parole: la “conflittualità permanente”.
Ritengo interessante, non certo profetico, dopo oltre 40 anni – trascrivere il mio pensiero, pur critico, sul “capitalismo che mette sempre più in discussione l’uomo, il lavoratore che è subordinato a questo sistema tanto economicamente quanto socialmente. Ed aggiunsi: “la logica capitalistica, come sappiamo, conduce ad un potere attraverso il conseguimento del massimo profitto d’impresa. Ed è in questa logica più che funzionale al potere che continua ad articolarsi la stessa divisione del lavoro gestita, prevalentemente e con autorità, dal portatore di capitale”.
Per inciso, esemplificando, affermai anche che “risolvendo il problema della proprietà privata dei mezzi di produzione non si risolve anche quello del potere”. Perché nei sistemi capitalistici se il potere economico è nelle mani del privato può degenerarsi in potere politico mentre nelle economie collettivistiche il potere è accentrato presso lo Stato”.
Esemplificando ancor più, entrando nel concreto di tutti i giorni, collocai sia il primo che il secondo sistema economico, entrati e usciti più volte da crisi cicliche – storicamente – si riconosce che hanno retto e si reggono su basi ideologiche, teoriche e pratiche ma che non possono evitare il “conflitto sociale” che permane tra i pochi che intendono gestire un “crescente e forte potere economico” ed i molti che sono “subordinati e deboli economicamente”, in un mercato del lavoro, senza lavoro; con le “ristrutturazioni aziendali”per razionalizzare ed innovare i processi produttivi, reinvestendo scarsamente quote di profitti d’impresa ma riducendo il lavoro umano, esuberante, quale costo sociale, negativo al bilancio aziendale e per “competere” nel mercato.
Conclusi l’intervento riaffermando che un Sindacato di lavoratori, con la propria autonomia e fuori dagli schemi storici-ideologici, sia come Cisl ma anche con CGIL-UIL, deve ricercare e proporre un progetto alternativo di “democrazia economica elevando a dignità il lavoro”.
Si trattava , quindi e nel concreto, di assumere impegni coerenti agli obiettivi richiamati da Storti con coraggio e unità interna confederale – innanzitutto – per “un progetto anche alternativo ai sistemi economici che conosciamo” da confrontare con i lavoratori italiani, nella dimensione europea e ad ogni livello di condivisione anche nelle costituende Federazione CGIL-CISL-UIL Provinciali e Regionali.
(continua con il 7° Congresso Provinciale Cisl celebrato a Cassino l’ 11-12 maggio 1973)
24 luglio 2013
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