di Ignazio Mazzoli – In un comunicato della Fiat di Pomigliano d’Arco si annuncia che dopo la chiusura estiva la fabbrica si fermerà per due settimane, dal 20 al 31 agosto perché “I dati del mercato automobilistico europeo (-6,30 per cento nel primo semestre dell’anno) e di quello italiano in particolare (-24,4 per cento a giugno e -19,7 per cento nel primo semestre) confermano che la crisi delle vendite non accenna a fermarsi. In Italia il mercato, che si posiziona oggi sui livelli del 1979, sta penalizzando Fiat soprattutto nel segmento delle city car dove, con Panda e 500, detiene circa il 60 per cento di quota. L’equilibrio fra produzione e domanda è stato realizzato con periodici ricorsi a sospensioni della produzione nei vari stabilimenti con utilizzo della cassa integrazione”. Si diceva da tempo, e alla fine la cassa integrazione è arrivata anche per i lavoratori della newco di Pomigliano.
Contro il rischi smantellamento del settore auto italiano ieri si è svolto nello stabilimento Fiat di Piedimonte San Germano, vicino a Cassino, in provincia di Frosinone, uno sciopero di otto ore. La protesta è scattata la mattina per contestare l’ipotesi di accorpamento della fabbrica con Pomigliano e per chiedere all’azienda torinese interventi e investimenti per assicurare lo sviluppo del più importante stabilimento della Ciociaria e del Lazio con i suoi 3900 dipendenti oltre ai circa seimila dell’indotto.
La protesta è stata proclamata dalla Fiom che nel pomeriggio ha tenuto anche una manifestazione nella piazza del municipio di Piedimonte San Germano per dire no alla chiusura dello stabilimento, che causerebbe duemila esuberi, e per chiedere interventi di rilancio della fabbrica, dove dalla fine del 2010 c’è una linea di produzione ferma e, secondo i sindacati, si va avanti con attività a scartamento ridotto. Ha parlato il segretario Generale della Fiom, Maurizio Landini.
Andiamo per ordine. Lunedì pomeriggio si era svolto un consiglio comunale aperto come prima iniziativa di queste giornate di lotta ed ieri la Fiom aveva invitato tutte le forze politiche. Purtroppo non tutte son giunte a Piedimonte, come pure erano assenti due Istituzioni che nella vicenda hanno un peso: la Provincia di Frosinone e la Regione Lazio: il centrodestra snobba i lavoratori in genere e quelli della Fiat e del suo indotto in particolare.
C’erano i sindaci dei comuni da dove provengono i lavoratori della Fiat ed erano presenti le forze politiche del centrosinistra: la Federazione della sinistra, l’Idv, il PD e Sel. L’intento della Fiom era ed è quello di impegnare partiti ed Istituzioni a voler conoscere le reali intenzioni di Marchionne e della Fiat. “Ancora una volta Marchionne prende in giro l’Italia e i lavoratori.” Ricorrente in tutti gli interventi questa affermazione che si accompagnava alla constatazione di come la crisi del mercato dell’auto vede la Fiat perdere quote molto più elevate rispetto a quelle degli altri produttori europei. E, l’azienda giustifica la propria incapacità nel produrre macchine innovative, adeguate alle compatibilità ambientali e alle richieste dei grandi mercati internazionali, colpevolizzando gli operai.
Forte è stato il richiamo dei dirigenti sindacali della Fiom e della Cgil alla necessità di una forte unità di intenti politici e sindacali per una politica industriale e del settore auto che crei posti di lavoro anzichè disperderli. Non sempre ci è parso che questo giusto e necessario richiamo all’unità, molto forte nelle conclusioni di Maurizio Landini e nell’intervento del segretario generale della Cgi frusinate Domenico De Santis, sia stato colto con coerenza e linguaggi adeguati. Spesso per strappare un applauso ad una platea preoccupata ed indignata quando non rabbiosa ci si è abbandonati ad espressioni di dubbio gusto. Ci domandiamo quanto costa, in termini di consenso, un applauso così strappato all’intero centrosinistra? Il clima teso ha prodotto anche forti contestazioni verso il rappresentante del PD, che in quel contesto non ci sono apparse motivate e né giustificate. Va riconosciuto al sindacato una grande capacità di direzione perché sempre ha saputo gestire la manifestazione. Bravi.
Chiudiamo queste brevi note con una considerazione sul clima ed i comportamenti. Un sedicente Comitato Operaio e Popolare 3 Settembre afferma che «è scaduto il tempo della lotta “politicamente e sindacalmente corretta”». Sembra una parola d’ordine della seconda metà degli anni ’70. Qualcuno non sa quello che dice o ignora il significato delle parole che usa. Non c’è alcuna alternativa alla lotta democratica tenace, determinata, ostinata fin che si vuole, ma condotta sempre secondo le regole democratiche. Per noi “politicamente e sindacalmente corretta” questo significa e crediamo che lo stesso significato glielo attribuiscono la stragrande maggioranza degli italiani. In questo governo cosiddetto “di tecnici” forte è la tentazione, come già fece il precedente governo Berlusconi di assimilare ogni contestazione cercando di bollarle come illegali e pericolose (vedi G8 di Genova). Il tentativo di svilire ed eliminare, se possibile le proteste, è continuo. Per questo bisogna respingere anche ogni espressione di linguaggio errata e provocatoria. La vigilanza è indispensabile proprio al fine di tutelare l’intero movimento di lotta dei lavoratori e dei cittadini colpiti da provvedimenti ingiusti e sbagliati. Anche Landini ricordava ieri che nel corso delle crisi fortissimo è il tentativo di conculcare diritti e libertà; non facilitiamo il compito a chi porta questi attacchi. La lotta deve continuare, si deve allargare e cercare tutte le condizioni per vincere. Nell’interesse di tutti, di tutti gli italiani, come ieri diceva molto bene l’operaia di Iribus che solidarizzava con i lavoratori di Piedimonte.
Lo schema degli argomenti ai quali abbiamo cercato risposte nelle interviste e nelle dichiarazioni raccolte:
Per la manifestazione della Fiom-Cgil con Maurizio Landini a Piedimonte S. Germano il 18 luglio 2012
1) Siamo di fronte alla smobilitazione della Fiat dall’Italia? Quali sono le minacce reali per Fiat di Piedimonte S. Germano?
2) Anche la Consob mesi fa chiese chiarimenti sul piano industriale, ma la Fiat rispose “cancellando” Fabbrica Italia. La Fiat non vuole rispondere a nessuno, ma il governo glielo lascia fare. Che ne dite?
3) Come si può costruire una prospettiva di speranza per i lavoratori e le loro famiglie?
4) Sono sempre più numerosi e diffusi su tutto il territorio nazionale le sentenze dei Tribunali che accolgono i ricorsi che la Fiom ha proposto in difesa dei diritti e delle libertà sindacali delle lavoratrici e dei lavoratori. Si conferma ancora di più la necessità di una legge sulla rappresentanza per garantire le libertà sindacali e impedire la pratica degli accordi separati?