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di Ermisio Mazzocchi* – In questi giorni sembra esserci un nuovo interesse intorno ai problemi dell’industrializzazione della nostra provincia. Sicuramente è un bene dopo tanta trascuratezza, ma riteniamo che il tema vada affrontato con molto senso di responsabilità e soprattutto non fermandosi alle enunciazioni di esigenze che ormai neppure giovano più a qualsiasi intento propagandistico.
Fu il sindaco di San Donato V.C., Antonello Antonellis, in occasione del suo saluto al convegno su “Politica tra passato e presente” tenutosi il 13 luglio nella sua città, a riproporre con forza la necessità di un nuovo processo di sviluppo industriale che avrebbe bisogno di un impulso deciso e programmato attraverso l’adozione di un quadro di riferimento con l’istituzione di una “Area di emergenza”. Una proposta fatta subito propria dal Circolo del PD di Cassino che in un suo comunicato la giudicò opportuna e idonea. Altri
hanno aggiunto commenti e apprezzamenti a questo nuovo scenario presentato dal PD di Cassino.
Ma non basta, è necessario andare oltre. Questa proposta implica una revisione totale e profonda di tutto il sistema produttivo del Basso Lazio per avere ricadute su tutta la provincia. Si deve operare dentro una visione complessiva di politiche industriali ed evitare spezzoni di proposte. Il riconoscimento dell’Area di crisi industriale complessa, rivolta al nord della provincia (di cui nessuno parla pur essendo ormai in dirittura d’arrivo) e quella di un’Area di emergenza al sud devono convergere su obiettivi complementari e non contrapposti.
E’ qui che occorre un cambio di cultura industriale che superi i confini amministrativi di questo territorio e che deve integrarsi con il sistema produttivo di altre realtà del sud laziale. Questo significa riprogettare le tipologie industriali, ampliare e riformare le infrastrutture, applicare nuove tecnologie, investire nella banda larga, incentivare la formazione e la ricerca. L’asse Adriatico-Tirreno con sbocco sull’area Formia-Gaeta implica scelte della funzione di questi siti proiettati nelle cosiddette “autostrade del mare”. Si aprirebbero così realmente speranze di crescita per le stagnanti condizioni del retroterra della Val Comino e del Sorano.
C’è comunque un nodo preliminare da sciogliere: quale sarà il destino della Fiat di Piedimonte? I titolari ed i responsabili di questa azienda multinazionale devono rendere conto al Governo italiano ed alla Regione Lazio delle loro intenzioni. Il futuro di quest’area non può prescindere dalle sorti dell’industria dell’auto nel Basso Lazio. E’ impensabile continuare a stare nell’attuale stato di incertezza sul suo futuro e su quello del suo indotto e per di più in un regime di cassa Integrazione che prevede il lavoro per pochi giorni al mese. L’indotto in quest’area non può essere buttato a mare. Anche per questa ragione si devono continuare a costruire automobili. I processi industriali nel meridione del Lazio richiedono una vincolante ricollocazione della Fiat o di altra casa automobilistica. E, l’indotto di quest’area va messo in condizione di lavorare per tutte le industrie automobilistiche e non essere vincolato solo alle commesse Fiat o di una sola azienda.
L’epicentro di questo sforzo resta Cassino, come città di snodo e di riferimento nella sua funzione promotrice, valorizzando in modo nuovo e qualificato la sua Università quale epicentro della formazione e della ricerca in loco.
Tutto ciò comporta finanziamenti che devono essere finalizzati al Lazio meridionale perché sia appetibile per nuovi insediamenti. Un progetto di questa dimensione extra provincia ed extra regione che dovrebbe rivoluzionare gli attuali assetti produttivi e aprire una diversa prospettiva occupazionale per le nuove generazioni, richiede una straordinaria mobilitazione dei partiti ed essenzialmente delle forze del centrosinistra, di cui il PD è la più rappresentativa.
Si tratta di aprire un fronte a tutto campo in cui le istituzioni, governo nazionale, quello regionale, gli stessi comuni e il coinvolgimento dell’UE, devono essere sollecitati non in modo vago ma su una base politico-programmatica definita da quanti credono in questo progetto in cui devono trovare posto i diversi segmenti produttivi e strutturali dalla green economy alla rete ferroviaria ed anche al turismo organicamente inteso. Rendere protagonista questo territorio di una rinascita dell’economia meridionale della regione laziale non può essere lasciata a qualche battuta giornalistica. Abbiamo bisogno di fatti, atti legislativi e progettuali concreti.
I 75 milioni di euro messi stanziati dalla giunta Zingaretti per le energie rinnovabili avranno maggiore efficacia se inseriti in un contesto più complessivo da definirsi tra le forze politiche e le stesse istituzioni su questa problematica più volte affrontata e mai tradotta in realizzazioni. Questo è l’impegno politico su cui cimentarsi concretamente.
Recentemente i dati del Ministero del lavoro e dell’Unioncamere danno per il 2013 un saldo negativo di 250.000 mila lavoratori in meno occupati che colpisce in particolare le Pmi che dipendono dal mercato interno. Occorre promuovere subito un vasto movimento di lavoratori e el mondo economico, una specifica iniziativa per aprire un dialogo con le forze politiche, sindacali e imprenditoriali, le istituzioni in modo da ridisegnare un modello di sviluppo non vincolato solo al contingente ma capace di puntare alle prospettive, adottando strumenti efficaci di controllo e di verifica degli obiettivi che si vogliono raggiungere.
Basta con le voci dei solisti, che ormai suonano di propaganda ipocrita e menzognera.
Occorre un movimento organizzato e unitario, ampio e convinto che entri nel merito e formuli proposte credibili per costruire lo sviluppo necessario.
Unità del centrosinistra, unità di tutte le forze del lavoro, obiettivi concreti da raggiungere per tappe, sono l’unica possibilità che si offre concretamente per gettare le basi di una svolta epocale nella crescita economica e sociale dei nostri territori. Questo è l’impegno su cui si cimenterà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi la nostra Associazione PerAlternativadicentrosinistra.
Ermisio Mazzocchi, Segretario dell’Associazione PerAlternativadicentrosinistra
Prima edizione. Testo integrale
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In questi giorni sembra esserci un nuovo interesse intorno ai problemi dell’industrializzazione della nostra provincia. Sicuramente un bene dopo tanta trascuratezza. Riteniamo, tuttavia, che il tema vada affrontato con molto senso di responsabilità e soprattutto non fermandosi alle enunciazioni di esigenze che ormai neppure giovano a qualsiasi intento propagandistico. Fu il sindaco di S. Donato V.C., Antonello Antonellis, in occasione del suo saluto al convegno su “Politica tra passato e presente” tenutosi il 13 luglio nella sua città a riproporre con forza la necessità di un nuovo processo di sviluppo industriale che avrebbe bisogno di un impulso deciso e programmato attraverso l’adozione di un quadro di riferimento con l’istituzione di una “Area di emergenza”. Una proposta fatta subito propria dal Circolo del PD di Cassino che in un suo comunicato la giudicò opportuna e idonea. Altri hanno aggiunto commenti e apprezzamenti a questo nuovo scenario presentato dal PD di Cassino. Ma non basta, è necessario andare oltre e non fermarsi alle semplici enunciazioni. Questa proposta implica una riforma totale e profonda di tutto il sistema produttivo del basso Lazio con ricadute sull’intera provincia. Si deve operare dentro una visione complessiva di politiche industriali ed evitare spezzoni di proposte. Il riconoscimento dell’Area di crisi complessa, rivolta al nord della provincia (di cui nessuno più parla pur essendo ormai in dirittura d’arrivo) e quella di un’Area di emergenza al sud devono convergere su obiettivi complementari e non contrapposti.
È qui che occorre un cambio di cultura industriale che superi i confini amministrativi di questo territorio e che si integri con il sistema produttivo di altre realtà del sud laziale. Questo significa progettare le tipologie industriali, ampliare e riformare le infrastrutture, applicare nuove tecnologie, investire nella banda larga, incentivare la formazione e la ricerca. L’asse Adriatico-Tirreno con sbocco sull’area Formia-Gaeta implica scelte della funzione di questi siti proiettati nelle cosiddette “autostrade del mare”. Si aprirebbero così realmente speranze di crescita per le stagnanti condizioni del retroterra della Val Comino e del Sorano.
C’è comunque un nodo preliminare da sciogliere: quale sarà il destino della Fiat di Piedimonte S. G.? I titolari e i responsabili di questa azienda multinazionale devono rendere conto al Governo e alla Regione Lazio delle loro intenzioni. Il futuro di quest’area non può prescindere dalle sorti dell’industria dell’auto nel Basso Lazio. È impensabile continuare a stare nell’attuale stato di incertezza sul suo futuro e su quello dell’indotto per di più in un regime di cassa integrazione che prevede il lavoro per pochi giorni al mese. L’indotto di quest’area non può essere gettato al mare. Anche per questa ragione si devono continuare a costruire automobili. I processi industriali nel meridione del Lazio richiedono una vincolante ricollocazione della Fiat o di altra casa automobilistica. E l’indotto presente in questo territorio va messo in condizione di lavorare per tutte le industrie automobilistiche e non essere vincolato solo alle commesse Fiat o di una sola azienda. L’epicentro di questo sforzo resta Cassino come città di snodo e di riferimento nella sua funzione promotrice, valorizzando in modo nuovo e qualificato la sua Università quale fulcro della formazione e della ricerca in loco. Tutto ciò comporta finanziamenti che devono essere finalizzati al Lazio meridionale perché sia appetibile per nuovi insediamenti. Un progetto di questa dimensione extra provincia ed extra regione che dovrebbe rivoluzionare gli attuali assetti produttivi e aprire una diversa prospettiva occupazionale per le nuove generazioni, richiede una straordinaria mobilitazione dei partiti ed essenzialmente delle forze del centrosinistra, di cui il PD è la più rappresentativa.
Si tratta di aprire un fronte a tutto campo in cui le istituzioni, governo nazionale, quello regionale, gli stessi comuni e il coinvolgimento dell’UE, devono essere sollecitati non in modo vago ma su una base politica programmatica definita da quanti credono in questo progetto in cui devono trovare posto i diversi segmenti produttivi e strutturali dalla green economy alla rete ferroviaria ed anche al turismo organicamente inteso. Rendere protagonista questo territorio di una rinascita dell’economia meridionale della regione laziale non può essere lasciata a qualche battuta giornalistica. Abbiamo bisogno di fatti, atti legislativi e progettuali concreti.
I 75 milioni di euro stanziati dalla giunta Zingaretti per le energie rinnovabili avranno maggiore efficacia se inseriti in un contesto più complessivo da definirsi tra le forze politiche e le stesse istituzioni su questa problematica più volte affrontata e mai tradotta in realizzazioni. Questo è l’impegno politico su cui cimentarsi concretamente. Recentemente i dati del Ministero del lavoro e dell’Unioncamere danno per il 2013 un saldo negativo di 250.000 mila lavoratori in meno occupati che colpisce in particolare le Pmi che dipendono da un mercato interno. La parte più colpita è il sud del paese, in cui le nostre strutture produttive saranno investite in pieno da questa crisi. Occorre promuovere subito un vasto movimento di lavoratori e del mondo economico, una specifica iniziativa per aprire un dialogo con le forze politiche, sindacali e imprenditoriali, le istituzioni in modo da ridisegnare un modello di sviluppo non vincolato al contingente ma capace di puntare alle prospettive, adottando strumenti efficaci di controllo e di verifica degli obiettivi che si vogliono raggiungere. Basta con le voci dei solisti che ormai suonano di propaganda illusoria e ingannevole.
Occorre un movimento organizzato e unitario ricco di alleanze e di consensi, ampio e convinto che entri nel merito e formuli proposte credibili per costruire lo sviluppo necessario.
Unità del centrosinistra, unità di tutte le forze del lavoro, obiettivi concreti da raggiungere per tappe, sono l’unica possibilità che si offre realisticamente per gettare le basi di una svolta epocale nella crescita economica e sociale dei nostri territori. Questo è l’impegno su cui si cimenterà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi la nostra Associazione PerAlternativadicentrosinistra.
Ermisio Mazzocchi, Segretario dell’Associazione PerAlternativadicentrosinistra.
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