di Ignazio Mazzoli – È iniziata la fase due. Ho seguito, come tanti che seguono gli avvenimenti della politica la trasmissione di Fabio Fazio per ascoltare quanto avrebbe dichiarato Matteo Renzi. Si era creato un clima di attesa con la solita maestria che il mondo dell’informazione riserva alle occasioni sulle quali vuole puntare. Attesa di cosa? Che Renzi avrebbe fatto annunci che gli avrebbero garantito di gestire in prima persona il rapporto con il M5S. Eravamo in molti a ritenere che la novità non sarebbe stata questa.
Renzi da Fabio Fazio è stata una invadente manifestazione di dumping dei poteri forti che vogliono riproporre agli italiani Matteo Renzi. Infatti perché ha dovuto parlare prima del 3 maggio, quando si riunirà la direzione del suo partito?
E’ stato il primo ospite della serata. Ripetutamente annunciato come il portatore di un verbo utile e necessario alla formazione di un nuovo governo per questo Paese, mentre si moltiplicano le occasioni per ricordare come sia indispensabile dare un esecutivo a questo Paese.
Lo spettacolo si è sviluppato come da copione dell’intervistato. La sua prima dichiarazione politicamente rilevante è stata: “Nessuno ha vinto”. Incredibile! Se è vero che nessuno ha superato il 50% e nemmeno il 40% è certamente vero che qualcuno è arrivato primo, che qualche altro è arrivato secondo e un altro invece è arrivato terzo. E guarda un po’, questo terzo è proprio il Renzi, il leader assolutamente convinto di aver governato bene, lui e il suo partito e che dichiara contemporaneamente, ad onore del vero, di aver perso. Cosa che conferma in questo quadro di non vincitori che c’è sicuramente chi ha certamente perso e quindi qualcun’altro ha vinto.
Fermo restando il silenzio sulle ragioni per cui il PD ha perso e sui motivi per i quali qualche altro ha vinto l’intervista procede alla ricerca di quali soluzioni si possano dare allo stallo nella formazione di governo.
Un partito che ancora non ha trovato una versione comune su cosa sia successo il 4 dicembre 2016 quando fu sconfitto nel referendum e il 4 marzo 2018 quando nelle elezioni nazionali è diventato il terzo partito italiano che oggi ha un segretario dimissionario ma ancora non riesce a sostituirlo (l’assemblea che doveva decidere sulla successione il 21 di questo mese è stata spostata a data da definire), obbliga ad avere una curiosità: come fa un partito quale è questo PD a poter decidere addirittura su una alleanza di peso quale quella che gli verrebbe richiesta in questo momento?
Va ri-precisato che nessuno gli ha richiesto un’alleanza. Il M5S ha proposto di dialogare per definire un “contratto” per legiferare e decidere su alcuni punti irrinunciabili condivisi.
Continuo a stupirmi che l’informazione abbia concentrato tutta la sua elaborazione sulla presunta alleanza. C’è da ritenere, come scrive Lucia Annunziata, che «non ci crede, sotto sotto, nemmeno lo stesso presidente che ha dato a Roberto Fico, per esplorare la possibilità di fare un Governo fra i 5 Stelle e il Pd, sole 72 ore».
Allora perché questa esibizione così ampollosa dell’ex segretario del PD? Perché questo bisogno di riportarlo in evidenza? Perché non avere la pazienza di aspettare la direzione del PD? Non appare anche a te, caro lettore, una indebita interferenza nella vita interna del PD? Un’iniziativa totalmente irrispettosa degli organi dirigenti del PD? Non si intervista compiutamente il Segretario reggente Maurizio Martina e si intervista Matteo Renzi. Tutt’al più gli si sarebbe potuto chiedere un commento dei lavori della Direzione una volta che si fosse conclusa dopo il 3 maggio.
Tutto mi spinge a pensare che nell’intervistare Renzi, Fabio Fazio non abbia provveduto a fornire solo un’informazione (non credo che ci fosse un così esteso interesse di massa di sapere l’opinione dell’ex segretario del PD), ma abbia voluto gestire un intervento di orientamento di opinioni prima della Direzione del PD (forse anche per rassicurare qualcuno).
Quale poterbbe essere la verità?
Non è il primo, Fazio, né sarà l’ultimo. Sin dal 5 marzo è iniziato il tentativo di vanificare il voto, di impedire ogni tentativo di aprire la strada ad ogni più piccolo cambiamento. Il ruolo di TV e grandi organi di stampa in questa ricerca di formazione del nuovo governo è stato svolto con grance meticolosità: prediche a Di Maio e tanta nostalgia di PD e di Renzi. Sono stati la voce dei poteri forti?!?!
Illuminante è stato ascoltare il secondo e decisivo punto politico di Matteo Renzi: il riconoscimento che in politica il dialogo con tutti è la norma per poter dire, poi, che l’incontro con il M5S, oggi, dovrebbe essere funzionale ad un governo di tutti, a tempo, con compiti limitati (nuova legge elettorale).
La verità ormai è sul tappeto. Governo istituzionale che né Salvini né Di Maio vogliono votare, ma che più volte è “stata voce dal sen fuggita” a Berlusconi. I due del Nazareno gratta gratta si ritrovano.
Oggi sappiamo come si è concluso anche l’ultimo appuntamento elettorale, quello del Friuli. Matteo Salvini esulta, Silvio Berlusconi senza Renzi è ormai il nulla e… Luigi Di Maio sembra aver pagato un prezzo molto alto per accreditarsi presso l’establishment. Salvini ora, potrà conquistare il centrodestra e rilanciare un governo con i 5stelle. Di Maio e Salvini hanno vinto il voto popolare, hanno programmi con alcuni punti significativi sufficientemente compatibili l’uno con l’altro. È questa in fondo l’unica vera soluzione, sostenibile nei numeri e coerente con il risultato delle urne. Questo può esser l’unico modo di rispettare il voto popolare e la sua richiesta di discontinuità augurandoci che in primo luogo si correggano le mortificanti politiche di austerità, di privazione dei diritti sul lavoro, sulla scuola pubblica e sulla difesa della sanità per tutti.
Questo governo, se nascerà, piacerà e si farà apprezzare? Chi lo sa? Il voto però certamente rimarrà sovrano. Siamo un Paese molto travagliato, ma non dobbiamo perdere un’occasione come il voto del 4 marzo, per tentare di arrestare il declino dei nostri diritti costituzionali nella convinta certezza che sapremo continuare a difenderli contro chiunque cerchi di conculcarli.