renzi di maio 350 min

renzi di maio 350 mindi Ignazio Mazzoli – Non solo su alcuni organi di stampa, ma anche nel talk show di sabato mattina de La7 occhieggia la notizia che Angela Mauro su huffingtonpost.it ipotizza con meno timidezze: «Domenica il segretario dimissionario (PD) torna in tv per dare la linea. Primo problema: chi gestisce la trattativa? I suoi: non Martina, è debole»

Capiamo bene se intendiamo che l’obiettivo di Renzi sarebbe «sedersi al tavolo con i Cinquestelle ma senza umiliarsi, con una posizione di forza, con la delegazione giusta per trattare al meglio (cioè senza Maurizio Martina)». Angela Mauro scrive «Matteo Renzi vuole giocarla fino in fondo questa partita». Domenica, dopo un lungo silenzio, torna in tv, da Fabio Fazio su Raiuno.
Inizia una settimana di fuoco, quella più importante per il futuro politico del Pd.

Se avverrà quanto circola si possono capire le ragioni di tale comportamento del PD?
La giornalista dell’Huffingtonpost.it riferisce l’opinione di un certo dirigente Dem, (innominato): «Se ci giochiamo male questa partita, non lo avremo più un futuro”, mettendo l’accento “non tanto sul sì o sul no ai cinquestelle, ma sul come ci si arriva. Il punto non è cosa si fa alla fine, ma come si arriva a quel punto: forti o deboli?».

Dopo settimane di pressing sulla necessità di parlare di programmi e di cose da fare, rimproverando Di Maio di pensare esclusivamente a palazzo Chigi questa “novità” (?) ha dell’incredibile.

Insieme per fare cosà? Di botto questa domanda scompare dagli schermi. Nessuno dei partecipanti al voto del 4 marzo ha fatto un serio esame del voto e la formazione di un nuovo esecutivo si gioca solo sulle tattiche da seguire per arrivare alla sua formazione?

Durante settimane di dibattiti televisivi abbiamo sentito tutti, ma proprio tutti, perché tutti sono stati invitati. Si è irriso alle proposte elettorali, si sono sottolineate quelle che via via si andavano oscurando (reddito minimo, flat tax, ma non certamente i rimpatri degli immigrati) sempre sotto il martellamento che prima o poi chiunque avrebbe dovuto fare i conti con il quadro europeo e i suoi vincoli (di bilancio e di bilanci e sulla necessità di non toccare le riforme fatte) e nessuno dei contendenti ha avuto la forza di ribadire che il risultato del 4 marzo non era da ascrivere alle promesse fatte o almeno non solo a quelle, ma al disagio grave che gli elettori italiani e il popolo italiano patiscono per le politiche di austerità prive di ogni migliore prospettiva futura in grado poco poco di far sperare.
Il 4 marzo oltre il 50% degli italiani ha votato per opporsi a tutta l’esperienza della stagione Monti-Renzi dal 2011 al 2018, che quelle politiche europee ha imposto con contorno di riforme taglia-diritti ed ora si dovrebbe tornare a quello status mentre si dichiara di volere un “governo del cambiamento per la prima volta” come dice Luigi di Maio? Allora anche i protagonisti della richiesta del cambiamento se ne dimenticano del voto?

Se così fosse sarebbe davvero “un gigantesco magheggio trasformistico” che ha visto impegnati tutti gli strumenti dell’informazione e dei suggeritori europei e nostrani a dimostrare che nulla deve cambiare.

Spiega con una certa provocatoria arroganza il deputato Ettore Rosato, vicepresidente della Camera, per il PD: «Ci sono due precondizioni nel confronto con i 5 Stelle, “la prima è quella che loro considerino chiuso il dialogo con la Lega e la seconda è che considerino la stagione delle riforme del Pd un elemento positivo per questo Paese. Se ciò non fosse per noi non sarebbe possibile fare un governo con chi considera quei 5 anni” in modo negativo e “vuole smontare le cose fatte dal centrosinistra”.»
Caro Di Maio e questo sarebbe il primo governo di cambiamento vero?

Intanto, comunque, si conferma che qualche sorpresa da Fabio Fazio domenica sera, quando ospiterà Matteo Renzi, ci sarà perché Andrea Marcucci, pretoriano di Renzi, ad Omnibus di sabato 28 aprile 2018 mattina conferma che con il M5S occorre dialogare perché rappresenta un terzo degli elettori. Ma non è la stessa cosa che dice anche la minoranza del PD? Bah.

Ancora una volta caro elettore e caro cittadino, al tavolo del dialogo, irrinunciabile strumento di civile dialettica democratica, ci sarà una assente “la credibilità”, che pare non sia mai invitata a dialogare, figuriamoci a negoziare.

Vediamo di capire un po’ meglio. Infatti, non mancano manifesti equivoci. Luigi di Maio va ripetendo che loro propongono di dialogare per definire un “contratto” per legiferare e decidere su alcuni punti irrinunciabili condivisi. Aggiunge e precisa che non propongono un’alleanza. Non più di qualche ora addietro Danilo Toninelli, capogruppo alla Camera dei deputati per il M5S, ha ripetuto e ri-precisato questa posizione.
Diverso ci pare ciò che dice il PD quando nega la possibilità di un “governo” M5S-PD e che la maggior parte degli organi d’informazione rilancia. Domanda: un governo non è il frutto di un’alleanza? Pare che nessuno gliela stia proponendo. E allora? Un’alleanza è una forzatura degli organi di informazione che sono passati dal governo M5S-centrodestra, a ipotizzare quello M5S-Lega soltanto, mentre forse nascostamente sognavano quello che Berlusconi non tanto velatamente sogna immaginando una maggioranza PD-FI ecc e che oggi sembra diventato “governo di centro destra di minoranza” che si cercherebbe i voti in Parlamento?
Il ruolo di TV e grandi organi di stampa in questa ricerca di formazione del nuovo governo è stato svolto con grance meticolosità: prediche a Di Maio e tanta nostalgia di PD e di Renzi. Sono stati la voce dei poteri forti?!?!

A questo punto è nebbia. Di Maio dice che non propongono un’alleanza, altre fonti non pentastellate parlano di passi avanti per una collaborazione di governo. Non andrebbe fatta un po’ di chiarezza prima di tutto o dobbiamo pensare che qualcuno giochi sull’equivoco e chi equivoca di più? I renziani che al governo comunque ci vorrebbero andare o i cinquestelle che invece vorrebbero solo un appoggio esterno per formare solo un loro governo?

Le due cose sono molto diverse come lo sono anche le difficoltà per un risultato o l’altro. Ma intanto perché non si parla esplicitamente di quali punti dovrebbero essere al centro del “contratto”? Questo interesserebbe agli italiani! Data “la minestra ben ammischiata” uscita dal voto forse l’unica ipotesi sarebbe proprio un governo M5S con appoggio esterno del PD, senza alcuna donna e alcun uomo di questo partito coinvolto in qualche incarico.

C’è sicuramente dell’altro. Il Presidente Mattarella di fatto aspetta la direzione del PD prima della sua prossima mossa. Il PD ormai regge sempre peggio la pressione esterna e interna. Renzi potrebbe essere interessato dal canto suo a mettere a fuoco l’occasione per rientrare in partita.
In ogni caso questo scenario fa strame, erba secca da lettiera, del voto e dei suoi significati veri e profondi.

Tuttavia questi sembrano preamboli, di una gigantesca operazione trasformistica degna di un film di fantapolitica. Nei prossimi giorni vedremo, a partire da domani dopo il voto in Friuli, dopo le dichiarazioni di Renzi da Fabio Fazio e dopo la Direzione PD di giovedì 3 maggio.

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