25 aprile 350 260di Donato Galeone* – Il 25 aprile 1965 a Matera, città della cultura nel 2019. Il prossimo 25 aprile celebreremo il 72° anniversario della Liberazione dal nazifascismo e con Ivano Alteri, ricordando una parte degli impegni sindacali del secolo scorso gli ho mostrato, a casa mia, l’ingiallito numero unico del giornale “L’Unione Sindacale” di Matera del 1° maggio 1965.

Ero, allora, il Segretario Generale della CISL di Matera e nella terza pagina di quel giornale – “L’Unione Sindacale” – proposi e ottenni di pubblicare, per il “ventennale della Resistenza 1945-1965, uno stralcio di “ricerca storica” che, insieme alla redazione, ne divulgammo i contenuti.

Ed ecco quei contenuti della sintetica ricerca su il 25 aprile fatta – esattamente 52 anni fa – quale “testimonianza” divulgata al popolo materano, di allora, che ripropongo il 25 aprile 2017 ai lavoratori ciociari e popolo laziale, con il giornale telematico www.uoetre.it, diretto dal mio amico Ignazio Mazzoli,” che personalmente ringrazio.

Era il 25 aprile 1965 a Matera

 

RICERCA STORICA E RICORDI NEL VENTENNALE DELLA RESISTENZA
(articolo ripreso da giornale numero unico L’Unione Sindacale di Matera)

Da un volantino diffuso alla vigilia del 1°marzo 1944:
“L’ora dell’azione è arrivata: da domani sciopero generale in tutte le fabbriche del Piemonte, della Lombardia, della Liguria e dei principali centri industriali d’Italia.
Operai e operaie,tecnici e impiegati !
Fermate le macchine e chiudete i registri!
Restate, però, ai vostri posti di lavoro, compatti e disciplinati, agli ordini dei vostri comitati segreti di agitazione, pronti ad agire ad ogni manifestazione che fosse ritenuta necessaria, pronti a rintuzzare qualsiasi violenza da chiunque venisse”.
Con queste parole chiare e precise si dava il via ai lavoratori e lavoratrici a quel moto popolare che va sotto il nome di “Resistenza”. Di essa i lavoratori sono stati, nella società italiana, i grandi protagonisti. Non a caso il nostro nuovo Stato, che è sorto dal travaglio della Resistenza, ha affermato nella sua Costituzione che “l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”.

Dopo oltre 70 anni questa è l’eredità che deve vivere:  “maggiore giustizia sociale e libertà di inserimento effettivo del mondo del lavoro nella vita dello Stato”.

Sono passati oltre venti anni da quel marzo 1943 (ed oltre 70 ad oggi) così importanti per la evoluzione della nostra società. Ma è necessario guardare ancora alla Resistenza contestando ogni tendenza sia a negare il valore storico sia a trasformarlo in un mito.
1943-1945
La resistenza armata al fascismo e alle truppe naziste in Italia durò circa due anni e le giornate furono quelle del marzo e aprile 1945 in quanto, nel marzo di quell’anno, entrarono in sciopero le maestranze industriali di Milano e di altri vari centri della Lombardia. Il 18 aprile furono gli operai di Torino ad astenersi dal lavoro, paralizzando la città, mentre il giorno seguente era stata proclamata l’agitazione dei ferrovieri.
Contemporaneamente le truppe angloamericane liberavano Bologna, dopo faticosa lotta, mentre i “Partigiani” cacciavano i nazisti da Forlì, Ravenna, Modena e Ferrara.
Gli operai di Genova insorgevano il 24 aprile per salvare dalla distruzione gli impianti portuali e, il Comitato di Liberazione Nazionale (CNL) decideva, per il giorno successivo – 25 aprile – lo sciopero nazionale insurrezionale.

 

La preghiera dedicata ai Partigiani
(di Teresio Olivelli morto a San Vittore il 12 gennaio 1945)
“Signore, che fra gli uomini drizzasti la Tua croce, segno di contraddizione, che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito contro la perfidia e gli interessi dei dominanti, la sordità inerte della massa, a noi oppressi da un giogo oneroso e crudele, che in noi e prima di noi ha calpestato Te, fonte di libere vite, dà la forze della ribellione…”!
La morte giungeva, inesorabile, in tutta l’Italia e in tutta l’Europa mentre Napoli insorgeva con moto unanime e popolare contro la rappresaglia nazista. Matera non ebbe scampo alla furia di quell’esercito in rotta e il sangue fu versato prima che a Napoli. Si può dire che, ovunque, nelle città come nelle campagne la lotta della Resistenza fu combattuta in unità d’intenti per una Patria più giusta e più libera.
Così, come è stato scritto, la “lotta di liberazione” fu un moto popolare nel senso largo ed effettivo della parola e il consenso del popolo circondò il gruppo dei combattenti nel segno della solidarietà. Numerosi, tra giovanissimi e donne, sino al sacrificio della propria vita per sostenere la lotta, nella radicata convinzione che si doveva anche morire per ridare al Paese il dono della libertà e la capacità di riprendere con serenità il lavoro, frutto della pace.
Si può affermare che la lotta di liberazione è stata un fatto sopratutto spirituale, perché rappresentò l’ansia di riscatto contro l’avvilimento di ogni dittatura, come disse Giovanni Gronchi alla Camera dei Deputati, nel decennale della liberazione, perché : “era stata degradazione della dignità personale e umana del cittadino nella libertà di convivenza politica, economica e sociale”.
E l’aspirazione più grande della Resistenza, quale valore indubbiamente definitivo, fu quella di voler fondare una società democratica che assicurasse “maggiore giustizia sociale e libertà di inserimento effettivo del mondo del lavoro nella vita dello Stato”.

Credo che queste ricerche storiche divulgate e da divulgare, tra i giovani e meno giovani, sulla lotta di liberazione con l’impegno unitario e generoso dei lavoratori – da Matera nel 1965 allora trentenne ed oggi 2017 ultraottantenne nel Lazio – mi hanno sempre guidato e indicato che le conquiste sindacali dei lavoratori devono essere sempre orientate verso una “maggiore giustizia sociale, con il lavoro contrattato e partecipato” nel nostro Paese, in Europa e anche nel Lazio perché – mediante l’accettazione e la condivisione dell’esercizio delle libertà costituzionali e la condivisione dei metodi democratici – si possono ridurre le disuguaglianze sociali e le povertà crescenti.

*già Segretario Provinciale di Frosinone e della CISL Lazio

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.