Riccardi e suo nipote 350 260

Riccardi e suo nipote 350 260di Francesco Spilabotte – Racconto un giorno, in cui mi ritrovai nelle vie più desolate ed oscure, nell’oblio del buio più profondo, durante un’impetuosa, interminabile tempesta e a parte lo scrosciare dell’acqua, un incredibile ed indescrivibile silenzio pervadeva tutto l’ambiente circostante.
Mi alzai da un brutta caduta fatta quella sera stessa a seguito del terreno bagnato ed umido, riprendendo così a camminare verso casa, udì una melodia molto fievole derivare da una piccola fontana non lontana da dove mi trovavo e circondata da altissimi alberi spogli, uscire dalla terra fredda ed umida come mani verso l’infinito!!

 

Proprio là vidi da lontano un’immagine non molto definita di un uomo con un ombrello. Preso dalla curiosità mi avvicinai e vidi che era intento a dipingere su un cavalletto un quadro con dei colori meravigliosi, vivaci, pieni di vita e questa melodia che sembrava non avere mai fine veniva riprodotta, come per magia dal suo pennello, suoni di violini, archi uscivano anche attraverso i suoi gesti, come un direttore d’orchestra e pervasero la mia anima, il mio spirito accompagnati da colombe bianche che volavano intorno alla figura enigmatica ed eclettica. Fu così che mi misi seduto dinanzi alla fontana osservando quella scena unica ed irripetibile …
L’uomo indossava un giaccone di colore blu oltremare, un cappello ed una sciarpa di color rosso vermiglione e lo sguardo enigmatico che era celato da degli occhiali da sole, colto in uno stato quasi di trans e concentrazione proseguì a dipingere senza sosta.
Non appena terminò il dipinto si volse verso di me, mi fece un sorriso bellissimo, antico che mi penetrò dentro intensamente, come di rassicurazione e di una forza nascosta, misteriosa, assoluta, sublime!! Fu così che sollevò le mani verso il cielo tetro, completamente anacromatico e subito si schiarì uscì la luce del sole. Improvvisamente riconobbi in lui mio nonno, colui che ho sempre amato e a cui vorrò per sempre un bene infinito. Lo abbracciai intensamente ed in quel gesto di unione mi trasmise tutto il suo calore e quel suo profumo di colonia inconfondibile ed unico che rimarrà per sempre dentro di me e la sensazione sul mio volto della sua barba bianca come neve sull’erba, poco a poco sparì come nebbia nell’aria dicendomi che sarebbe per sempre stato con me!!
Fu così che ritrovai dinanzi a me il suo cavalletto con il suo splendido dipinto ancora là, dove una colomba vi si poggiò accanto per qualche istante, prese il pennello e volò via oltre l’ignoto, verso l’immenso ed infinito scorrere dell’eterna arte, quello che era è e sarà per sempre Giancarlo Riccardi!

Di Francesco Spilabotte

Autori che hanno concesso i loro articoli, Collaboratori occasionali

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