
di Daniela Mastracci – Iniziativa di Sinistra Italiana per le “Ragioni del NO” al Referendum Costituzionale.
Palazzo della Provincia a Frosinone, pomeriggio del 3 novembre 2016. Intervengono G.Torricelli, Segretario Regionale SEL, la Consigliera Regionale Daniela Bianchi, l’Onorevole Alfredo D’Attorre di Sinistra Italiana. Organizzazione e coordinamento a cura di G. Ambrosiano, Sinistra Italiana Frosinone.
Dopo una breve presentazione di Ambrosiano, prende la parola Torricelli che punta il dito sull’argomento clou del fronte del Si ossia l’innovazione contro conservazione, non negativa a prescindere. Ci ricorda i “giocatori” internazionali fautori del Si, come Marchionne, la Banca Centrale Europea la nota di JP Morgan sulle Costituzioni degli Stati di area mediterranea definite troppo socialiste. Sottolinea il cosiddetto combinato disposto con l’Italicum, il “risparmio” che Torricelli definisce irrisorio. Conclude sottolineando la complicazione dell’iter legislativo e la progressiva espropriazione della partecipazione dei cittadini alla vita democratica del Paese. Bianchi esordisce definendo la riforma “un pò strana”, manca cioè l’ “azione trainante identitaria”. Il punto della Bianchi è che la riforma è “mediocre”, si attesta su posizioni medie, è supina rispetto ai dettami neoliberisti. Essa richiamerebbe il problem solving tactheriano: la contingenza del problema e la ricerca altrettanto contingente della soluzione. Arriva poi un punto assai interessante e speriamo ricco di futuri sviluppi: la Consigliera sostiene che ci sono diritti da rivendicare e diritti da tutelare, sono quelle le “qualità da difendere per dare un passaporto al Paese”. E allora “anche noi del NO dobbiamo fare uno sforzo per non essere mediocri”. E lo sforzo consisterebbe nel prenderci un po di responsabilità e cioè avanzare una controproposta nostra!
Aspetto il relatore finale. Alfredo D’Attorre a un anno dal Quirino, a un anno da quando si è aperta la stagione di Sinistra Italiana; a un anno da quando il sogno di Sinistra ha ripreso quota. Dopo un anno dove siamo? Dopo un anno ci troviamo dinanzi ad un referendum fondamentale, “un bivio” dice l’onorevole. E allora prendere una decisione è importantissimo: invita tutti a mobilitarci per le ragioni del NO, tutti corresponsabili di fronte a questa tappa che potrebbe cambiare l’Italia. D’attorre ci invita ad andare a votare e a portare a votare: parlare con la gente, motivare con serietà il NO, far capire che ne va della partecipazione democratica alla vita del Paese. Dovremmo impegnarci, dice, come se fossimo direttamente candidati ad una qualche tornata elettorale. Si sofferma su 3 grandi ragioni: ne fa un elenco chiaro e senza fronzoli; va al sodo perché così deve essere oggi, qundo ormai manca poco e la battaglia si fa più difficile. Aggiungerei io: si fa più difficile anche perché i media sono pressochè tutti dalla parte del SI. Parlo della TV ma anche di tanta stampa: gli spazi per il NO sono ridotti al minimo. Le ragioni di Alfredo D’Attorre
1) Metodo
Alfredo D’Attorre critica il metodo utilizzato e lo ritiene “discutibilissimo”; sostiene che non sia affatto democratico che una maggioranza si appropri di un tema parlamentare e non governativo, anche a fronte della precedente riforma del Titolo V. Aggiunge che l’esperienza ha insegnato che non si fanno “cose affrettate”. Richiama poi lo spirito di “Italia Bene Comune” che nasceva appunto con l’intento di non fare mai più “cose fatte a maggioranza”. Se non fosse sufficiente, D’Attorre cita poi il manifesto fondativo del PD dove si scrive chiaramente “Il Partito Democratico si impegna perciò a ristabilire la supremazia della Costituzione e a difenderne la stabilità, a metter fine alla stagione delle riforme costituzionali imposte a colpi di maggioranza” (art.3)
Il PD nasceva aveva l’obiettivo di mantenere saldo un principio: la Costituzione può essere “aggiornata”, ma con riforme condivise. Invece il governo ha trasformato ogni emendamento in voto di fiducia: “o così o si va a casa!” è diventato un mantra sia in Parlamento, sia nelle uscite mediatiche. Il governo ha imposto la fiducia sull’Italicum; e sulla materia costituzionale ha impedito una lettura attenta delle migliaia di emendamenti presentati. Sono stati sostituiti membri della commissione parlamentare (lui stesso, ricorda l’onorevole): il suo emendamento a proposito del numero di parlamentari (riduzione numerica sia in Senato che alla Camera dei Deputati) non si poteva tenere in conto per via del precedente accordo del Nazareno. Aggiunge un’ipotesi di scenario futuro: se passasse la riforma e dopo si votasse con l’Italicum, un domani se questo combinato consegnasse il Governo alla Destra, seppur con una maggioranza ristretta (vedi il funzionamento dell’Italicum e il suo enorme premio di maggioranza), la forza politica oggi al governo che farebbe se anche la Destra volesse fare la stessa operazione di riforma “a modo loro”? A questo diciamo NO!
2) Merito
Qui si apre una sequenza di motivazioni per votare NO: il Senato sta lì con tutti i funzionari e questo fa sì che Il 91 % dei costi restino invariati: i fatidici 500 milioni di Euro non ci stanno (quelli che Renzi vuole dare ai poveri, ricordando l’infelice uscita del luglio scorso); non eleggiamo i senatori; per risparmiare spiccioli ci ritroviamo con un bicameralismo conflittuale (art. 70! Nemmeno a pensarci troppo: quello stesso articolo al cui comma 6 si rimandano eventuali questioni di competenza tra Camera e Senato ai due Presidenti delle Camere: ma se i Presidenti non fossero d’accordo?) Si lamenta la “navetta” delle Leggi e però noi abbiamo di fatto “troppe Leggi” (ce lo dice anche l’Europa): allora delle due l’una: o troppe leggi e quindi velocità delle leggi!!! O troppo poche (e non pare proprio!!!). Ci si dice che i consiglieri regionali andranno a Roma “una volta al mese”: alla navetta delle leggi sostituiamo la navetta dei senatori! Ma, visto l’art.70, essi hanno grandi competenze quindi quante volte davvero si devono riunire? E quanto costerebbe ogni seduta? Ci ritroveremmo con amministratori locali che hanno doppio incarico e addirittura con immunità parlamentare. E data la differenza temporale dell’elezione di consiglieri e sindaci e quindi differenze di inizio e fine del mandato che succederebbe quando decadono? Un senato ballerino. Niente affatto monocameralismo, come si sarebbe potuto fare, ma un ibrido, dove siedono anche nominati dal Presidente della Repubblica.
Stilettata finale sulla riforma del titolo V: la definisce inefficace e sostiene che si amplia il divario tra Regioni a statuto ordinario da quelle a statuto speciale che conservano tutti i loro poteri; si da un potere di veto a queste regioni. Rileva poi l’inefficacia del metodo della elencazione rigida delle materie, nell’attribuzione delle competenze: una rigidità che non va bene perché le leggi possono contenere diverse materie. Torna sulla legge elettorale definendola “troppo squilibrata”: una legge per cui ogni partito deve indicare il “capo” che poi verrebbe perciò eletto (quasi un presidenzialismo camuffato?). E la domanda finale: ma il parlamento che potere avrebbe?
Questioni Economiche e Sociali
La domanda è perché ci tengono tanto? Specialmente l’Europa? Il Mercato e le sue agenzie di rating? La Commissione europea e la Banca Centrale? E’ chiaro il disegno: D’Attorre dice che “si vuole smontare la seconda parte per disattivare la prima parte”: liquidando i suoi principi, tolti i corpi intermedi, tolti i votanti, non si possono più fare le cose della prima parte della Costituzione, che è PROGRAMMA per l’Onorevole, è essa stessa modello alternativo a quello neoliberista. Continua esortandoci, quasi, ad essere patrioti costituzionali, ritrovare il “sussulto” dei costituenti; ritrovare lo spirito e la via di sviluppo che dopo la seconda guerra mondiale e grazie proprio alla Costituzione ha fatto crescere l’Italia. Per tutte queste ragioni il voto di cambiamento è il NO! Non dobbiamo mirare a una grande riforma della Costituzione, bensì applicare la Carta del ’48. Propone infine di tagliare i numeri dei parlamentari e soprattutto fare in modo che essi siano gruppi corrispondenti ai partiti usciti vittoriosi dalle elezioni, da farsi, continua, con una legge di impianto proporzionale, ma con una soglia di sbarramento “seria”. Un appello, forse, alle forze di sinistra: basta partitini! Sinistra Italiana deve essere larga, inclusiva. Con il NO occorre riaprire la partita per un nuovo centrosinistra al quale auspica il compito di governare l’Italia, nel segno del valore della Costituzione.
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