di Armando Mirabella – In una settimana dove più che i risentimenti muscolari hanno dominato i risentimenti e basta il Frosinone ha affrontato un Torino che nelle ultime 5 giornate aveva ottenuto un bottino fotocopia: 1 punto.
Privo del Diakité, che per aver incendiato lo spogliatoio nel dopo Napoli verrà ceduto forse già tra 48 ore alla Sampdoria di Montella, il Frosinone si è dovuto presentare senza Gori, fermo da settimane, o Chibsah, con la sua febbre di incerta natura (virale? O diplomatica?) come terzo interno di centrocampo. Di fronte un Torino che per ricreare un po’ di entusiasmo, ha fatto ricorso al super acquisto: il figliol prodigo Ciro Immobile.
Nel primo tempo l’atteggiamento del 4 3 3 del Frosinone, con Dionisi di punta, è riassumibile da due numeri: nove e dieci.
Perdere le occasioni
Non basta mettere nove difendenti tra il limite e l’area di rigore se poi a marcare non c’è nessuno come nell’occasione del goal di Belotti. Contemporaneamente la squadra del presidente Stirpe ha permesso un indisturbato giropalla ai granata concedendo sempre 10 metri al portatore di palla regalando linee di passaggio liberissime. I primi minuti da incubo del Frosinone sono attraversati al minuto 9 dal rigore generosissimo di Irrati per un intervento di Bertoncini sul capitano granata Glik. Superato il primo quarto d’ora il vascello gialloblu si rimette in linea di galleggiamento. Funziona la corsia di sinistra ed è da lì che il buon Kragl innesca Pavlovic che pennella un cross perfetto per l’inserimento di Sammarco che timbra la quarta rete stagionale. Azione bellissima conclusa dal miglior giocatore del Frosinone. Nessuno spazio per le illusioni. Quattro minuti dopo il nuovo vantaggio del Toro che con la qualità del trio Peres, Immobile, Belotti sfrutta l’atteggiamento imbelle della fase difensiva del Frosinone. Al qurantaduesimo missile sotto la traversa di Belotti che fino ad oggi aveva realizzato un solo gol.
Secondo tempo di rivoluzioni tattiche. Si parte con una difesa a tre con Pavlovic portato al centro e Rosi spinto più avanti sulla corsia destra. Ajeti e uno stordito Bertoncini i centrali di destra e sinistra. Si gioca sul filo del rasoio esponendosi ai contropiedi di Belotti e Peres e alle giocate di un Immobile che ha ancora a mente i movimenti offensivi di Ventura. Al trentesimo, la fase più pericolosa del Frosinone, quella delle palle inattive regala la speranza al Frosinone grazie all’autogol di Avelar subentrato a Molinaro, graziato dall’arbitro e subito sostituito da Ventura. Ferrea la regola del non illudersi: sette minuti dopo Benassi chiude di giustezza la partita sul 4 a 2.