partito democratico bandiera350 250

partito democratico bandiera350 250di Giuseppe Sarracino*Recidere le radici con i notabili locali. Si allarga sempre di più il dualismo tra l’attività di Governo e il Partito Democratico, unico comune denominatore un Renzi a due velocità quella di Presidente del Consiglio, dinamica, rapida al limite della spregiudicatezza e quella di Segretario nazionale del PD, spesso lenta, pigra, per niente efficacia.
Si ha la sensazione che problemi come quelli del voto regionale dell’Emilia Romagna dove il PD ha perso oltre 700 mila voti, o quelli delle primarie liguri durante le quali si è assistito a una spaccatura profonda fino alla fuoriuscita dal partito di centinaia d’iscritti tra cui Cofferati, o gli scandali di questi ultimi giorni (caso Ischia) che si aggiungono a quelli di “Roma mafiosa”, del Mose di Venezia, ecc. tutto questo interessi poco al gruppo dirigente nazionale del PD.
Certamente sono problemi che vengono da lontano e le cui responsabilità politiche ricadono su quella classe dirigente “rottamata”, ma che nemmeno i cosiddetti ” rottamatori” odierni intendono seriamente fare i conti. Qualcuno ha detto che ” c’è una grande distanza tra il segretario – premier e la sua classe dirigente”, si tratta di punto politico importante da affrontare con urgenza di cui è chiamato in primo luogo il segretario nazionale ma anche le stesse minoranze del PD che dovrebbero liberarsi definitivamente dei vari Dalema, Bersani, Bindi, Finocchiara ecc.
Colmare quindi la distanza tra segretario – premier e classe dirigente vuol dire porre con forza l’avvio di un profondo rinnovamento della classe politica locale, che da decenni è alla guida di governi regionali, comuni, presiede numerosi Enti e Società spesso inutili che pur di continuare nel suo scopo, si affida spesso e con spregiudicatezza al vincitore di turno offrendo migliaia di voti e non solo. Questo rapporto tra i notabili locali e il grande consenso elettorale di Renzi, spesso condiziona la scelta dei candidati, che avvengono su criteri a dir poco personali (figli, nipoti, amici o indagati) o le alleanze politiche atipiche nelle amministrazioni. Basti guardare a Liste di centro destra e del PD che sostengono gli stessi candidati a sindaco o Presidenti della provincia. Onestamente non credo che sia questo il PD che voglia Renzi, ma, di fatto, è questa la realtà presente in molte parti del paese.
Non molto differente è la realtà del PD di Frosinone che da troppo tempo si trascina situazioni politiche mai risolte con continui e ingiustificati rinvii del congresso provinciale più volte convocato e mai celebrato. Un partito locale fatto spesso intorno a tavoli ristretti (spesso banditi in noti ristoranti), all’insaputa della maggioranza degli iscritti, dove si preferisce l’accordo tra i pochi al confronto tra i molti. Un gruppo dirigente che da tanti e troppi anni dirige la politica locale, occupa consigli di amministrazione, che s’identifica a pieno nel nuovo corso di Renzi perpetuando in questo modo la sua sopravvivenza. E’ forse questo il “nuovo verso” della politica auspicata dal segretario nazionale? E se non è questo, come personalmente cosi credo, perché la segretaria nazionale e il segretario non prendono le opportune misure per avviare quel processo di rinnovamento dichiarato nel programma delle primarie, piuttosto che essere il punto riferimento nazionale di una classe politica locale quasi mai immune da contatti e finanziamenti poco trasparenti?
In attesa di una risposta, continuerò a dare un contributo d’idee e d’impegno al PD.

*Giuseppe Sarracino
Membro Direttivo Circolo PD – Frosinone

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