matteorenzi 350 260

matteorenzi 350 260di Ivano Alteri – “Renzi andrebbe anche bene, ma la classe dirigente che si è messo intorno…”. Questa è la litania che i renziani, vecchi e nuovi, ripetono tre volte al giorno, prima dei pasti, fino a raggiungere lo stato di trance. Dopo lo tzunami di scandali che sta travolgendo il Pd dalle alpi alle piramidi, spesso di natura penale ma sempre politica, i sostenitori del “rottamatore”, di colui “che non guarda in faccia a nessuno”, che “va avanti con le sue riforme”, che “non si fa fermare da quelli che non vogliono lasciare la poltrona”, attaccano con la tiritera e si contorcono e rammaricano tanto da far tenerezza, per poi cedere al mancamento. E hanno buone ragioni per rammaricarsi: la loro grande guida si è rivelata tutto-chiacchiera-e-pochi-fatti; e quei pochi fatti riguardano gli interessi ristrettissimi dei padroni del vapore (resesi ancor più incorporei sotto le spoglie della finanza affamatrice), non certo di tutti gli altri cittadini che vivono di lavoro, loro stessi compresi.

Ve ne sono di due tipi, di anime in pena renziane, con diverso piglio analitico: quelli che fanno la differenza tra Renzi-premier (va da sé, “dinamico, rapido, spregiudicato”) e Renzi-segretario (assente); e quelli che invece fanno un tutt’uno del grande Renzi segretario-premier, che però sarebbe “troppo distante dalla sua classe dirigente” (non è ancora chiaro, in quest’ultimo caso, se è troppo geniale lui o troppo scarsi i collaboratori vicini e lontani che si è scelto). In ogni caso, la litania sfuma inevitabilmente in un rantolo finale, secondo cui, manco a dirlo, bisogna rottamare D’Alema, Bersani, Finocchiaro…

Ma qualcuno dovrebbe schioccare le dita; per riportarli allo stato vigile e spiegar loro che lo stato di trance, utile a volte per scoprire le ragioni recondite dei propri disagi psichici, nelle questioni politiche non è di grande aiuto; con esso si rischia, anzi, di perdersi nella nebbia fitta e nell’abbaglio; di lasciarsi sfuggire aspetti importanti che si coglierebbero, invece, avendo gli occhi aperti. Tanto per dire, in quello stato può accadere di esultare per i successi del jobs act, dei contratti a tempo indeterminato “a tutele crescenti”, costati alla collettività ottomila euro cadauno e la perdita di diritti senza creare un solo posto di lavoro, e poi risvegliarsi il giorno dopo con la disoccupazione in crescita; oppure riformare la scuola, e poi scoprire che il piglio padronale attribuito ai dirigenti scolastici, e con esso l’intera struttura della riforma, possono risultare addirittura incostituzionali; o riformare il senato e le province per risparmiare, e poi constatare che non si è risparmiato un centesimo, ma solo tolto il voto ai cittadini amputando gravemente la democrazia; o, ancora, pensare di aver fatto “i compiti a casa” e poter andare in Europa fischiettando, ma poi essere edotti che i conti del bilancio pubblico non tornano; o, infine, predicare per un partito snello, leggero, liquido, insomma del leader, e poi vedere il grande capo costretto a mettere uno come Fabrizio Barca, noto per la sua idea alternativa di partito strutturato, alla guida dell’apposita Commissione Nazionale per il Partito, perché nel frattempo il partito liquefatto ha visto l’ingresso di decine di migliaia di farabutti di ogni risma, e la fuga di centinaia di migliaia di iscritti schifati dall’andazzo. Non dev’essere un bel risveglio.

È comprensibile, allora, che ci si senta imbarazzati e costretti a rintanarsi dolenti nel proprio “io” frustrato; a ingannare anche se stessi, indirizzando i propri strali nelle direzioni più disparate, tranne che in quella giusta; a ricorrere al “do’ cojo cojo” come unica opzione rimasta disponibile. A noi, tra l’altro, quella litania sembra anche di averla già sentita. Non si diceva, infatti, anche di un tal Benito, che era un grande statista, sì, ma che si era circondato delle persone sbagliate? E di Berlusconi? In quei due casi precedenti, tuttavia, gli italiani avevano impiegato vent’anni per capirlo; questa volta solo qualche mese. Un bel progresso.

Frosinone 5 aprile 2015

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Di Ivano Alteri

Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

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