erri de luca 350 260

erri de luca 350 260di Nadeia De Gasperis – La libertà ha molte espressioni, ma la libertà di espressione ha una sola faccia, pulita e onesta.
La libertà ha molte accezioni e sfaccettature ma è dogmatica nella espressione del suo principio fondamentale: il suo esercizio non deve nuocere la libertà altrui. É una pratica che si autoalimenta, la libertà chiama libertà.
Esistono atteggiamenti che violano il principio di libertà fino alla esasperata conseguenza di scadere nella apologia di reato. Sono proclama antisemiti, omofobi, razzisti, per esempio, che richiamano il fascismo e le aberranti frange estremiste di movimenti e partiti politici. Di queste dichiarazioni ce n’è stata inflazione, dopo l’attentato terroristico che si è consumato a Parigi, ai danni del giornale satirico Charlie Hebdo, così barricati dietro lo scudo sicuro della libertà di espressione. Anche tra la gente comune, tra “dire qualunque cosa mi passi per la testa” ed “esercitare il mio diritto alla parola, al pensiero” si fa ancora molta confusione. Sembrerebbe che la pratica più in voga per distendere la tensione sia operare un lifting alle rughe di espressione della libertà, cancellando così i segni del tempo “necessario” occorso alla conquista della libertà stessa.
La lingua italiana è molto complessa, l’esercizio di interpretarla ha regole tanto rigide e al contempo tanto sbarazzine, che solo i poeti possono giocarlo senza farsi male, senza fare male.
Così alcune parole dalla bocca di un politico, nella telefonata che decide la ricostruzione, che schernisce un popolo affranto, avranno un peso diverso da una parola in punta di matita che detona in grafite pura, aprendo una breccia nel pensiero delle persone.
Mentre l’attentato di Parigi ha visto i giudici di ogni colore sostenere il principio della libertà di parola, il 28 gennaio, in Italia, viene giudicato uno scrittore, Erri De Luca, nell’aula del tribunale di Torino dove è processato con l’accusa d’istigazione a delinquere per un’intervista rilasciata all’Huffington Post Italia nel settembre 2013 in cui dichiarava: «La Tav va sabotata (…) è un’opera nociva e inutile (…) hanno fallito le mediazioni: il sabotaggio è l’unica alternativa».
Lo stesso giorno del processo, poi rinviato alla data del 16 marzo, in varie città d’Italia si sono tenuti eventi in sostegno dello scrittore. Nella libreria Universitas di Sora, la sera stessa alle 20.30, liberi cittadini in libera città di un libero Stato, si sono incontrati per leggerlo insieme.
La discussione ha permesso di dire “sono d’accordo con alcune affermazioni”, “non sono d”accordo”, espressioni di consenso e di dissenso, di gradimento e non gradimento, ma unanimi nel condannare il tentativo di creare precedenti di processi alle intenzioni.
“Non condivido la tua idea, ma darei la vita perchè tu possa esprimerla” non diventi mai un alibi per coprire chi presta la propria vita al servizio di chi uccide, sia pure con le parole, un altro essere umano, creando solchi profondi di dolore e umiliazione nella espressione della libertà.
Alla fine dell’incontro il rischio che le parole di De Luca ci istigassero ad atti di sabotaggio è stato scongiurato. Il desiderio di tutti è stato di armarci di un libro e recuperare i ritmi lenti del tempo “necessario” al pensiero, contro “l’alta velocità” della frenesia quotidiana.

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Di Nadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis, nata a Sora (Fr) il 10 agosto del 1977. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Sora, nel 1996, si iscrive alla facoltà di Scienze Ambientali presso l'Università degli studi dell'Aquila, dove lavora come borsista, presso la biblioteca della Facoltà di Scienze. Dopo gli studi, collabora come docente nel campo della formazione destinata ai professionisti. Dal 2009 inizia la collaborazione con la rivista di fotografia documentaristica Rearviewmirror, un magazine di reportage documentaristico edito da Postcart, dove collabora alla cura dei testi e dell'archivio. Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE Rearviewmirror

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